Roma, 14 lug – Eugenio Scalfari è morto. Ed è un decesso di quelli grossi, enormi, nel male e nel bene.

Eugenio Scalfari, che ha fatto tanto male a questa povera Italia

Il rispetto dei morti è cosa diversa dal giudizio: questa premessa, necessaria oltre che scontata, ci conduce dritti al punto. Chi ha perso la vita non può essere infangato con insulti ma gli va – sinceramente – augurato il meglio per la salvezza (se si crede) e in ogni caso serenità (se non si crede).

Il punto “dritto” però è esattamente questo: Eugenio Scalfari è un personaggio che, a questa Nazione, ha fatto tanto male. Che lo abbia fatto volontariamente o meno, non è affare che ci debba riguardare. Sappiamo solo che, dalla fine degli anni Sessanta in avanti, ha contribuito notevolmente a consolidare il dominio culturale della sinistra in Italia, di quel “Feudo” che, da minoranza organizzatissima, comanda a bacchetta questa Nazione da almeno cinquant’anni. Lo fece già nel decennio precedente agli anni Sessanta, quando nel 1955 avrebbe fondato il settimanale L’Espresso, che sarebbe divenuto cardine dell’offerta editoriale orientata nei decenni a seguire. Lo ha fatto più di vent’anni dopo, con un’altra fondazione, quella di la Repubblica, quotidiano nato nel 1976.

Negli anni Scalfari si sarebbe schierato sempre a favore di tutto ciò che sta distruggendo questa Nazione, dall’immigrazionismo alla globalizzazione. Anche in modo piuttosto furbo e malizioso, caratteristiche portanti della sua carriera fin dalle origini. Sull’immigrazionismo era arrivato a paventare, proprio sulle pagine de L’Espresso, il “fenomeno positivo del meticciato”, nell’ormai lontano 2017, in un articolo intitolato C’è l’Africa nel nostro futuro: “Si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana.” Nello stesso periodo, avrebbe criticato la globalizzazione, su Repubblica, dopo averla sostenuta per decenni. Un personaggio che con i proverbiali “salti della quaglia” ha costruito la sua fama. E le sue origini fasciste, da questo punto di vista, sono emblematiche.

Rispetto per la morte, critica per l’operato

Rispetto per la morte, sepolture degne, sono concetti che ripetiamo volentieri nel corso di questa riflessione, affinché siano ben chiari ai lettori e non si possa essere fraintesi. Ma ripetiamo allo stesso modo le critiche, dovute, al giornalista, prima ancora che all’uomo, Scalfari. Quello Scalfari che apparteneva al Guf (Gruppo universitario fascista), e che aveva scritto su riviste legate al regime come Nuovo Occidente. Quello Scalfari che avrebbe scritto su Roma fascista le sue prime, lievi, critiche, in pieno 1943, quando c’era già odor di caduta. Per poi riscrivere la storia italiana – e sua – nel modo più proficuo. Non certo per la Nazione.

Stelio Fergola

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Maestro opportunista per gli infiniti allievi post-sessantottini preparati solo in tal senso all’ invecchiamento, pure anticipato, dei residui cerebrali.

  2. La PIETAS si deve al nemico sconfitto che ha combattuto con ONORE , non a fascistelli come Scalfari , Bocca o DarioFo , che , dopo aver lustrato gli stivali persino al Gerarca più sfigato quando gli CONVENIVA , hanno passato la vita ad oltraggiare la memoria di Ben e di altri Camerati .

    Ancora ieri hanno impedito di ricordare i nostri eroi caduti …. e negli anni ’70 ci impedivano di celebrare pure i funerali dei Camerati caduti per mano dei fascisti ROSSI da loro “addestrati” .
    “ora e sempre ….” “se vedi un vestito nero…”

    Ad Maiora .

    A me il mondo oggi sembra più PULITO …… nonostante il caldo …..

Commenta