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Ecco da dove veniva il primo uomo bianco

by Paolo Mauri
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preistoria_mesolitico_paleolitico_clip_image025Roma, 14 apr – Recenti studi da parte di un team di ricercatori internazionali hanno ricostruito alcuni tratti genetici che caratterizzano le popolazioni europee: dal colore della pelle alla capacità di digerire il latte.

Secondo questo studio pubblicato sulla rivista Nature, che ha incrociato il genoma di alcuni fossili di uomini vissuti tra i 7mila e gli 8mila anni fa rinvenuti tra la Germania e la Svezia, con quello di circa 2mila persone viventi oggi, il genotipo dell’europeo moderno, dalla pelle chiara e gli occhi azzurri, è il risultato di una mescolanza di 3 differenti popolazioni avvenute in tempi relativamente brevi: i cacciatori/raccoglitori dell’Europa occidentale che hanno dato antenati a tutti gli europei eccetto a quelli più orientali, una popolazione nomade di nord eurasiatici correlata con i Siberiano del Paleolitico Superiore ed infine i più recenti “invasori” dediti all’allevamento provenienti dal vicino oriente che si mescolarono con i cacciatori raccoglitori dell’Europa occidentale.

L’agricoltura, come l’addomesticamento degli animali per l’allevamento, ebbero origine in tempi leggermente diversi in un aerea compresa tra l’Anatolia e l’odierno Iraq passando per la Siria.
In particolare si ritiene che il passaggio dalla vita nomade a quella prevalentemente stanziale, sia avvenuto in un arco di tempo compreso tra i 10mila e i 6mila anni fa, in una regione geografica relativamente fertile grazie alle condizioni climatiche del tempo (l’ultimo massimo glaciale in Europa è datato a 18mila anni fa).
Questo nuovo modo di vivere risulterebbe quindi essere stato importato in Europa da queste differenti ondate migratorie che si sono mescolate con le popolazioni stanziali consistenti in cacciatori/raccoglitori che arrivarono migliaia di anni prima dalle steppe siberiane per fuggire alla morsa dell’ultima era glaciale.

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Flussi migratori

Queste ricerche genetiche, quindi, hanno permesso di ricostruire l’aspetto dei nostri antenati e sorprendentemente si è scoperto che quello di questi cacciatori/raccoglitori di origine siberiana stanziatisi nell’Europa centro/occidentale era caratterizzato dall’avere la pelle scura e dal possedere gli occhi azzurri, caratteristiche che sono sparite nell’europeo moderno, sostiene il professor David Reich della Harvard Medical School. In netto contrasto con l’aspetto degli allevatori/agricoltori di provenienza orientale che erano dotati di pelle chiara, e capelli e occhi scuri. Ed è questa la vera novità: sino ad oggi tutti gli studi volti a ricostruire la pigmentazione delle popolazioni europee del Mesolitico mostravano esattamente i caratteri contrari per le popolazioni coinvolte, questo nuovo studio sembra ribaltare questa tesi.

Quindi da dove deriverebbe il gene della pelle bianca? Secondo questo studio le varianti genetiche della pelle chiara, i geni SLC24A5 e SLC45A, sarebbero state portate dagli allevatori e agricoltori del vicino oriente, perché la pelle bianca darebbe un vantaggio evolutivo a popolazioni dedite a questo tipo di attività, dato che aiuta a sintetizzare la vitamina D.
“Cacciatori e raccoglitori assumono vitamina D attraverso il loro cibo, dato che gli animali ne hanno molta – continua il professor Reich – Ma una volta che si passa all’allevamento non ne viene più assunta molta, e quando si passa all’agricoltura avviene una forte selezione naturale che porta a schiarire la pelle in modo che quando viene colpita dal Sole l’organismo possa sintetizzare la vitamina D”.

Percentuale della popolazione dotata di persistenza della lattasi

Percentuale della popolazione dotata di persistenza della lattasi

Questa teoria è supportata da studi effettuati sulla tolleranza al lattosio, che deriva appunto dal cambiamento di abitudini alimentari avvenuto in quell’epoca.
E’ noto che la possibilità di digerire il latte non è data a tutti allo stesso modo: finito lo svezzamento la capacità di sintetizzare l’enzima che digerisce lo zucchero presente nel latte, il lattosio, in alcuni individui viene persa mentre in altri no, con tutti i fastidi che ne derivano in caso di perdita.
Un tempo si riteneva che la perdita di questo enzima, la lattasi, fosse una deficienza dovuta a qualche tara genetica, ora invece si sa che è vero l’esatto contrario; cioè che chi ancora è in grado di digerire il lattosio rappresenta un campione di popolazione del tutto particolare rispetto alla norma ed è su di una scala evolutiva diversa rispetto a chi non possiede questa capacità.
Capacità che è sì correlata ai flussi migratori individuati in questo studio, ma soprattutto è dovuta alle condizioni ambientali in cui si trovarono a vivere i pastori e agricoltori nomadi, dato che i nostri progenitori stanziali dediti alla caccia non ne erano capaci, così come gli ultimi arrivati dal vicino oriente.
Solo di recente, verso i 4300 anni fa e solo alle alte latitudini, si è sviluppata questa tolleranza in risposta alle necessità del nostro organismo di assumere la vitamina D, naturalmente contenuta nel latte. Infatti l’evoluzione, per ovviare alla carenza di questo nutriente dovuta alla scarsità del livello di insolazione, potrebbe aver geneticamente favorito gli individui con la capacità di sintetizzare la lattasi in età adulta e dotati di pelle bianca.

Questo studio rivela inoltre che gli antichi allevatori/agricoltori e i loro discendenti europei fanno risalire la loro discendenza genetica ad un antichissimo e sconosciuto gruppo di individui che prende il nome di Eurasiatici Basali. Questo gruppo rappresenterebbe la prima differenzazione tra gli umani che lasciarono l’Africa nell’ultima e discussa ondata migratoria, avvenuta circa 60mila anni fa.

Paolo Mauri

Vedi anche: “Alle origini dei popoli europei”

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Anche il basco è una lingua indoeuropea, secondo il linguista Eñaut Etchamendy | Misteri e Controinformazione – Newsbella 5 Maggio 2015 - 9:48

[…] anni fa, la seconda ritiene che la lingua si sarebbe diffusa a partire dall’Anatolia con la migrazione degli allevatori/agricoltori tra i 9500 e gli 8000 anni fa.Secondo lo studioso francese, autore nel 2007 di una tesi di […]

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