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Abu Dhabi, 21 nov – Competenze tecniche d’avanguardia, visione strategica del futuro e un apparato “diplomatico” degno di un ministero degli Esteri. E’ così che l’Eni ha preparato il suo storico approdo nella terra degli Emirati Arabi. Una vera e propria “discesa in campo” completata pochi giorni fa, ma che ha effetti anche sul risiko geopolitico del mediterraneo.
Scenario, quello del mare nostrum, sul quale è la Francia a tentare il ruolo del protagonista. Lavorando sottotraccia e spesso lontano dai riflettori, tuttavia, sembra sia invece proprio l’Eni a ritagliarsi i migliori spazi di manovra. L’accordo con Abu Dhabi, che prevede una quota di partecipazione del 25% in un mega giacimento offshore di gas naturale, va proprio in questa direzione.
La genesi del contratto ha infatti non poco a che vedere con i buoni uffici che il cane a sei zampe intrattiene da oltre 50 anni con l’Egitto. Non sono un mistero i buoni rapporti del Cairo con il potente piccolo emirato del golfo. Così come sono note le mire del governo al-Sisi, che vuole giocare il ruolo di pivot nell’affare libico. L’Eni punta ad Abu Dhabi, insomma, per accreditarsi un posto al sole nel futuro della fu Giamairia. Con un occhio di riguardo al Fezzan, l’area controllata oggi dal generale Haftar che intrattiene buoni rapporti sia con la Francia che con i paesi arabi.
“Questa operazione è una prova della forte alleanza con un partner così importante e la dimostrazione della loro fiducia nel nostro modello”, ha spiegato l’ad di Eni Claudo Descalzi. Il quale ha poi aggiunto che la società sta “perseguendo una strategia di crescita in Medio Oriente“. Parole sibilline. Parigi è avvertita.
Filippo Burla





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