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Roma, 24 nov – In questi giorni ha fatto molto discutere (o meglio, inorridire) l’edizione di un libro, promosso dall’Unhcr da distribuire prossimamente nelle scuole: “Anche Superman era un rifugiato“. Se quest’opera, di rara bruttezza culturale che si evince già dal titolo, si limitasse a citare il super-eroe di Smallville potremmo anche liquidare il tutto con un sorriso beffardo, ma nel momento in cui si afferma che anche Enea è “un immigrato giunto in Italia su un barcone” è lo stesso Virgilio a rivoltarsi nella tomba per spronarci a controbattere a quest’assurda visione immigrazionista del suo eroe viaggiatore.
Già Omero nell’Iliade e in seguito Virgilio, non esitano a ricordarci che Enea appartiene alla stirpe di Dardano, così come vi appartiene la famiglia reale di Priamo. Ma chi è dunque Dardano? In che modo può aiutarci a smentire le affermazioni promosse dall’agenzia dell’Onu? Secondo il mito Dardano è figlio di Giove e della pleiade Elettra, nato a Corito, nei pressi della città etrusca di Tarquinia.
Già da questa prima superficiale analisi si potrebbe smentire la tesi del libro in questione: in che modo Enea può essere definito un rifugiato in Italia se il fondatore della sua stirpe vi era nato? Divenuto un capo militare, Dardano guida i suoi seguaci in un lungo viaggio fino in Asia Minore. Giunto sull’isola di Lemno (situata nel mar Egeo a poca distanza dal sito della città di Troia) prenderà come sposa Batiea, anche chiamata Myrina. Questo secondo nome può apparirci come un dettaglio insignificante se non fosse che il gentilizio di una famiglia proprietaria di una tomba a Tarquinia è proprio… “Myrina”.
Appare evidente quindi che i collegamenti tra il mitico Dardano e la penisola italica hanno anche un riscontro storico, con buona pace di coloro che danno un’interpretazione completamente campata in aria dell’Eneide, senza probabilmente nemmeno averla letta.
Dardano giunge quindi sulle coste dell’odierna Anatolia con il suo popolo e la sua nuova moglie. Stabilitosi in questo territorio vi fonda la città di Dardania e genera Erittonio, nella cui discendenza figura il celebre Priamo e di conseguenza anche Enea, giovane cugino del re di Troia.
La storia del viaggio di Dardano non va comunque relegata al semplice mito. Essa trova perfettamente riscontro in un’antichissima usanza attribuita ai primi popoli indoeuropei: le migrazioni guerriere (da non confondersi con quelle attuali). Sotto il lume di Marte interi gruppi di giovani guerrieri venivano spinti a lasciare la tribù d’origine per scoprire ed eventualmente colonizzare nuovi territori fertili o disabitati.
Si ritiene sia proprio grazie a questi movimenti di giovani coloni che l’Italia abbia vissuto (soprattutto nel suo centro) un’imponente fioritura di nuovi popoli (Umbri, Piceni, Latini, etc) tavolta in guerra tra loro ma tutti consapevoli della propria appartenenza al “gruppo italico” e tutti devoti, chi più chi meno, al dio Marte.
In questo contesto non ci appare poi così assurdo che un giovane capo militare come Dardano abbia deciso di avventurarsi nell’esplorazione di un mondo completamente inesplorato alla guida di uno sparuto gruppo di seguaci. Così come non ci appare strano che egli abbia preso moglie in loco, più che plausibile visto che questi viaggiatori sono quasi sempre giovanissimi e quasi tutti maschi.
La storia di Dardano e del suo viaggio è fondamentale anche alla comprensione di certe parti dell’Eneide. Quando Enea si reca a Delo per consultare l’oracolo è il dio Apollo in persona ad ordinargli di condurre la sua gente nella terra dell’avo. Quello di Enea non è affatto il viaggio casuale di un povero rifugiato fuggito dall’orrore della guerra (guerra che, tra l’altro, ha combattuto di persona per dieci anni), bensì un ritorno alla terra di appartenenza.
Ciò è avvalorato anche da un altro passo dell’opera di Virgilio. Quando la regina di Cartagine, Didone, chiede ad Enea dove sia diretto egli non esita a rispondere:
“Cerco la PATRIA Italia
La culla della mia razza
Discesa dal sommo Giove”
L’eroe troiano non cerca dunque una nuova terra dove poter vivere in pace, cerca la sua patria perduta. La terra dei suoi padri.
L’importanza della figura di Dardano diviene emblematica quando Enea, bisognoso di alleati contro le forze latine, si reca a cercare aiuto a Tarquinia. Tarconte, sovrano della città e della lega etrusca, cede il comando di tutte le sue forze militari al guerriero troiano.
Per quale motivo un sovrano dovrebbe cedere il suo esercito ad un nuovo arrivato, soprattutto se questi non guida nient’altro che un misero gruppo di sbandati indebolito da un lungo viaggio? La risposta è semplice. Egli riconosce in Enea un conterraneo: il discendente di Dardano, un uomo della stirpe di Giove e di Afrodite. E non esita ad appoggiarlo.
Marco Scarsini

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