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Roma, 22 lug – In ognuno di noi è nascosto, nel profondo, un eroe, un patriota, un exempla nel senso latino del termine. Non serve essere di nobile origine per diventare un eroe. Questa è la storia di Michele Allasia, tornitore e asso della nostra aviazione.
UNA UMILE ORIGINE
Nato a Ferrara il 24 giugno 1893, Michele Allasia praticò per vent’anni la professione di tornitore. Divenuto abile mastro, nel 1913 si arruolò presso il Battaglione Squadriglie Aviatori in quanto occorreva, al momento, personale abile all’utilizzo del tornio. Non contento seguì, quanto prima, un corso di volo il giorno stesso dell’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915. Fino al 1917 frequentò i corsi di addestramento per diventare un pilota di caccia e, il 9 marzo dello stesso anno, venne assegnato all’80^ Squadriglia Caccia combattendo sull’Isonzo con il grado di sergente maggiore. Insegna adottata dal Ferrarese divenne il “Fortunello” che urla in silenzio.
LE PRIME IMPRESE
Il 27 aprile 1917, poco più di un mese dopo l’ottenimento del brevetto di pilota caccia, Michele Allasia riuscì a scampare l’attacco di due velivoli nemici evitando l’ennesima offensiva da parte degli Imperi Centrali. Per questa sua azione venne decorato con la medaglia di bronzo al valor militare in quanto “Pilota ardito e valoroso, sostenne brillanti combattimenti aerei, riuscendo sempre ad aver ragione dell’avversario. Scortando un apparecchio da ricognizione, affrontava coraggiosamente due velivoli nemici, e, benchè fatto segno a violento tiro di mitragliatrici, li metteva in fuga”. Se ne rammarica, delle condizioni del suo apparecchio: “Se solo poteste vedere quanto e ridotto male il mio aereo! Quattro proiettili mi hanno colpito dietro. Anche il serbatoio del carburante è stato forato”. Il 10 maggio 1917, durante l’ennesimo combattimento, venne colpito e ferito gravemente da un proiettile antiaereo ma, trasportato d’urgenza all’ospedale di Doberdò del Lago, recuperò completamente la salute e tornò operativo i primissimi giorni del mese di luglio. Il 13 luglio, appena tornato in azione, distrusse un idrovolante ma la vittoria non venne registrata. La prima vittoria, Michele Allasia la ottenne all’inizio di agosto quando abbatté un Hansa – Hindemburg. Per questo evento, Allasia venne decorato da Emanuele Filiberto di Savoia con una medaglia d’argento valor militare.
LE ULTIME VITTORIE E LA SCOMPARSA
Tra il 2 ed il 7 novembre 1917, Allasia ottenne altre due gloriose vittorie utilizzando i nuovi velivoli SPAD VII. Nel mese di dicembre venne affidato alla 77^ Squadriglia Aeroplani con i quali compì pochissime ore di volo, tra cui alcune svolte di notte. Per questo suo servizio Allasia venne decorato con una medaglia d’argento al valor militare in quanto “Pilota da caccia di grande ardimento, nell’esecuzione dei mandati affidategli diè sempre il contributo del suo alto sentimento di dovere e disciplina, abbattendo quattro velivoli nemici in ventitré avventurosi combattimenti. Il 5 ed il 13 dicembre 1917 partecipò ad ardite ricognizioni a più di 100 chilometri dalle nostre linee, affrontando, impavido, le offese dell’avversario”. L’8 giugno 1918, Allasia combatté con la 5^ Sezione SVA, un reparto di ricognizione strategica, ottenendo la sua quarta vittoria una settimana dopo e la sua quinta il 23 giugno dello stesso anno. Per questa vittoria ottenne la qualifica di asso e la seconda medaglia d’argento valor militare con la seguente motivazione; “meraviglioso pilota da caccia e ricognizione, primo sempre in ogni impresa audace, per più volte si abbassava a mitragliare fanti e artiglieri nemici. Attaccava ed abbatteva un apparecchio da ricognizione nemico, altra volta impegnato combattimento contro otto caccia nemici, ne costringeva due ad atterrare sbandati. Di ritorno da una ricognizione, incontrati due caccia nemici, l’attaccava con magnifico ardimento abbattendone uno in fiamme e fugando il secondo”.
Il 20 luglio 1918 la leggenda di Ferrara precipitò al suolo durante un giro di ricognizione restando intrappolato nella carcassa dell’aereo in fiamma. Periva così l’aviatore tornitore più famoso e letale della città emilio – romagnola.
Tommaso Lunardi

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