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Roma, 13 ott – C’è un detto tipico veneto diffuso tra la popolazione più anziana che dice: “te si come un ascaro” ad indicare un comportamento adottato da un soggetto alquanto disordinato, confusionario e scoordinato. Gli ascari furono una componente singolare dell’Esercito Italiano, simile anche alle truppe indigene assoldate dall’Inghilterra in Africa o India. Gli ascari saranno di fondamentale importanza per la costituzione dell’Impero dell’Africa Orientale Italiana anche se, effettivamente, erano dei veri e propri cavalli pazzi in battaglia. Molto bene lo sapeva Francesco Crucioli che, malgrado ferito gravemente, lo stesso comandò i suoi soldati africani alla vittoria.
IL SOLDATO D’AFRICA
Nato a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, il 10 ottobre 1908, Francesco Crucioli venne chiamato alle armi 21 anni più tardi, nel 1929 e frequentò il corso allievo ufficiali di complemento a Verona. Il 4 febbraio 1930 venne nominato sottotenente e affidato al 74° fanteria e, una volta terminato il servizio di prima nomina, Crucioli era stato posto in congedo per l’ottobre dello stesso anno. Il 31 agosto 1935, con lo scoppio della Guerra d’Africa, Crucioli si arruolò volontario pronto a combattere al fianco dei suoi commilitoni contro gli indigeni africani. Indigeni con i quali, almeno alcuni, stringerà un forte legame.
CONTRO LA GUERRIGLIA ETIOPE
Crucioli, nei sette mesi di servizio in Africa, ottenne la promozione a tenente grazie al coraggio e all’ardimento dimostrato in combattimento. Anche se la guerra terminò ufficialmente il 9 agosto 1936, gli Etiopi organizzarono rapidamente una guerriglia urbana in tutto il Paese in funzione anti-italiana. Crucioli venne affidato al XXV Battaglione e condusse valorosamente i suoi uomini in vittoriose azioni contro i ribelli che gli valsero la croce di guerra al valor militare. Sul riconoscimento venne scritto: “Comandante di un reparto indigeno, avuto l’ordine di eseguire una puntata contro un rilevante gruppo di ribelli, seppe portare con slancio ed ardimento i propri uomini verso le difficili posizioni avversarie, assolvendo pienamente il compito ricevuto e dimostrando calma, coraggio e sprezzo del pericolo”.
Il 5 dicembre 1937, poco prima del congedo per le vacanze natalizie ed il repentino ritorno in Patria, Crucioli partecipò ad un’azione di controguerriglia sul Monte Isorà Adivi. Mentre guidava le sue fidate truppe ascare, però, venne colpito al cuore da un colpo di fucile nemico. Caduto da cavallo, Crucioli venne dato per morto ma, eroicamente, si rialzò e comandò le azioni dei suoi uomini per vincere i nemici. A battaglia conclusa, stramazzò privo di vita al suolo non prima di aver gridato con il poco fiato rimastogli: “Viva l’Italia”.
All’eroe di Grottamare è stata concessa una medaglia d’oro al valor militare: “Comandante di mezza compagnia, la guidava in quattro combattimenti con capacità, ardimento e sprezzo del pericolo, assolvendo brillantemente tutti i compiti affidatigli. In successivo combattimento, comandante di una compagnia inviata di rinforzo ad altra che era stata violentemente attaccata di sorpresa, da forze ribelli quattro volte superiori, si lanciava alla testa dei suoi ascari, ripetutamente, all’assalto, debellando e fugando infine gli attaccanti. Lasciava la sua nobile e giovane esistenza, mentre, ritto in piedi, incitava i suoi bravi ascari al grido di “Viva l’Italia””.
Tommaso Lunardi

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