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Roma, 17 mar – Il Barone Rosso, Manfred von Richthofen, non temeva assolutamente nessuno nei cieli d’Europa. C’era, tuttavia, qualcuno che riusciva ad infastidire il barone, un italiano. Questa è la storia di Orazio Pierozzi.

Il viaggiatore

Orazio Pierozzi nacque a San Casciano in Val di Pesa l’8 dicembre 1889, figlio di un medico grande amico di Giuseppe Garibaldi. La sua prima passione fu la navigazione. Per questo motivo, il giovane frequentò l’Accademia Navale di Livorno e viaggiò in lungo ed in largo per tutto il mondo. Dapprima fu in America dove assistette al primo volo dei fratelli Wright (forse in quell’occasione, secondo alcune fonti, conobbe von Richthofen).

Tra mare e aria

Da quel viaggio negli Usa rimase affascinato dalla macchina volante e cominciò a nutrire interesse per i primi idrovolanti che atterravano al porto locale. Per questo motivo, il 24 maggio 1915 Orazio Pierozzi si fece trasferire dalla corazzata Napoli alla scuola di volo di Sesto Calende. Alla fine del 1916 il giovane toscano era già in possesso del brevetto di volo e venne immediatamente spedito a Brindisi, la principale base italiana. Il suo compito era difendere i convogli italiani che transitavano verso il nord portando armi e rifornimenti.

Le vittorie dell’asso

Nel 1917, il 15 maggio, la flotta austriaca attaccò i convogli italiani. Decollarono, allora, immediatamente anche gli idrovolanti italiani tra cui quello di Pierozzi. Il suo aereo venne, però danneggiato ma riuscì ad abbattere un Lohner K-Boat 179. Il velivolo precipitò tra i convogli italiani ed austriaci. Il pilota italiano venne fortunosamente salvato da una nave francese ma Pierozzi era pronto a non ricommettere l’errore di subire ancora danni.

Il 7 giugno del 1917 attaccò un altro velivolo austriaco facendolo precipitare nei pressi di Brindisi e facendo registrare la seconda vittoria. Dati i risultati, Pierozzi ottenne il comando della squadra Idrocaccia di Venezia. Il severissimo addestramento portò molti buoni frutti che si videro nella scorta dei Macchi M.5 ad un L.3 sopra i cieli di Trieste.

Dopo aver distrutto un Hansa-Brandenburg il 1° maggio 1918, abbatté altri due velivoli nemici il 14 maggio. Ormai la leggenda dell’asso di San Casciano era nata e consolidata. Pierozzi venne decorato quattro volte con una medaglia d’argento e, fino alla fine delle ostilità raccolse altre due vittorie.

Nel dopoguerra venne posto a capo della Stazione idrovolanti di Trieste ma, il 18 marzo 1919, il suo aereo venne colpito da una raffica di forte vento di bora. Il suo aereo precipitò al largo di Trieste e trascinò con se Orazio Pierozzi che, in seguito, venne decorato con la medaglia d’oro al valor militare.

Tommaso Lunardi

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