Roma, 16 set – Era metà settembre del 1977 quando, a Torino, veniva posata la prima fibra ottica nella storia delle telecomunicazioni. Telecom non era Telecom né Tim ma la cara vecchia Società idroelettrica piemontese, alias Sip e i “capitani coraggiosi” ancora di là da venire. Come gli spagnoli di Telefonica e, in ultimo, nell’ennesimo all’assalto all’ex monopolista, i francesi di Vivendi.

percorso fibra ottica Torino
Il percorso della fibra ottica posata nel 1977 a Torino (fonte: archivio storico Telecom Italia)

Il percorso della fibra ottica univa due centrali telefoniche urbane (Stampalia e Lucento) distanti poche centinaia di metri, un breve tragitto che ha permesso però di dare il via a quelle sperimentazioni nei sistemi di trasmissione digitale che hanno portato, oggi, alla rete ultraveloce diventata standard globale.

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Protagonista dell’opera l’allora Centro studi e laboratori telecomunicazioni (Cselt, oggi e dopo lunghe traversie diventato Tip Open Lab), che nella Sip totalmente statale e nonostante la vulgata delle partecipate pubbliche in quota Iri clientelari e inefficienti, produceva ricerca e innovazione. Basti pensare al formato audio Mp3, ideato a fine anni ’80 – alle velocità di sviluppo attuali significa decine di generazioni prima dell’affermazione di massa di internet – dalla squadra guidata dall’ingegner Leonardo Chiariglione. Una storia di successo e di brevetti di alto livello che non sopravviverà però all’improvvida cessione della società al mercato: ad inizio millennio i laboratori vengono spezzettati e, di fatto, smantellati. La ricerca costa e non fa rima con liberalizzazione: il clamoroso ritardo con il quale l’Italia sta cercando, nonostante il primato di allora, di recuperare il terreno perduto sulla fibra ottica, è qui a dimostrarlo.

Filippo Burla

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