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Roma, 23 apr – La nicotina avrebbe un ruolo chiave nella protezione dell’organismo umano dal coronavirus? E’ quello che si sono chiesti nell’ospedale pargino di La Pitié-Salpetrière dopo aver osservato che solo il 4,4% dei 343 pazienti Covid-19 ricoverati (età media 65 anni) era un fumatore. Lo studio, pubblicato sul sito Qeios, ha preso in considerazione anche i quadri di 139 pazienti – di età media intorno ai 44 anni –  che si sono rivolti ad un medico accusando una sintomatologia lieve. E il risultato è stato simile: solo 5,3% di fumatori.

Un dato peculiare, che potrebbe essere in grado di alterare le posizioni della maggior parte dei virologi secondo cui il fumo è tra i fattori di rischio aumentato dell’infezione da Covid-19. «Il nostro studio trasversale suggerisce che i fumatori hanno una probabilità molto più bassa di sviluppare un’infezione sintomatica o grave rispetto alla popolazione generale», scrivono gli autori dello studio francese, tra cui l’epidemiologa Florence Tubach. «L’effetto è significativo: il rischio è diviso per cinque per i pazienti ambulatoriali e per quattro per i pazienti ricoverati. Raramente lo vediamo in medicina», spiega Tubach.

La nicotina blocca il Covid-19? 

«L’ipotesi è che fissandosi sul recettore cellulare utilizzato anche dal coronavirus, la nicotina gli impedisca o lo trattenga dal fissarsi, bloccando così la sua penetrazione nelle cellule e il suo propagarsi in tutto l’organismo», prosegue nella ricerca Jean-Pierre Changeux, neurobiologo membro dell’Istituto Pasteur. In pratica la nicotina fungerebbe da «impermeabile» o barriera cellulare. I ricercatori pensano che il «recettore nicotinico dell’acetilcolina» prsente nelle cellule abbia un ruolo centrale nel propagarsi del coronavirus e sia all’origine di alcuni sintomi tipici del Covid-19, come la perdita dell’olfatto e disturbi neurologici.

Nessuno vi sta invitando a fumare di più

Intendiamoci: il fumo continua a fare male e ad avere effetti dannosi sull’organismo. I ricercatori francesi non stanno esortando nessuno a diventare tabagista o a incrementare la dose giornaliera di nicotina, anzi. Inoltre, siamo ancora sul piano delle ipotesi. «Sulla base di questi risultati, per quanto robusti possano essere, non dobbiamo concludere che ci sia un effetto protettore del fumo di tabacco, che contiene molti agenti tossici», raccomanda Tubach. «Solo la nicotina o altri modulatori del recettore della nicotina potrebbero avere un effetto protettivo, e mantengo il condizionale perché il nostro lavoro rimane di osservazione». Per avere riscontri l’ospedale ha iniziato una sperimentazione a base di cerotti alla nicotina: lo scopo è verificare se tali misure potrebbero essere utilizzate come coadiuvante alla protezione del personale ospedaliero, esposto più di tutti ai pericoli del contagio.

Lo studio francese non è stato comunque il primo ad evidenziare questa strana – e ancora ipotetica, beninteso – correlazione tra la nicotina e la resistenza al virus. Già a fine marzo, uno studio cinese pubblicato sul New England Journal of Medicine aveva indicato la bassa percentuale di fumatori tra i malati Covid rispetto alla media nazionale dei fumatori. «Non andate a comprare cerotti di nicotina» ha subito dovuto specificare detto il ministro della Salute, Olivier Véran. Il rischio è creare false speranze tra i molti fumatori, e crearne di nuovi. Anche i nostri scienziati invitano alla prudenza: «E’ pericoloso anche solo ventilare che una pessima abitudine, come il vizio del fumo, possa aiutare a fronteggiare quella che oggi è la principale emergenza epidemica» ha commentato Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Evidentemente, siccome le vendite di sigarette e tabacchi sono in calo, se ne sono usciti con questa storia. Chi prende il vizio del fumo perché pensa che lo rende immune al Coronavirus, è semplicemente una persona stupida.

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