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Roma, 18 dic – In passato era stato lo stilista Domenico Dolce a dire che “l’unica famiglia è quella tradizionale. Niente figli della chimica, con uteri in affitto: la vita ha un percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate”. Apriti cielo, Elton John aveva dichiarato guerra al marchio di moda, chiamando al boicottaggio. Ora è lo stilista Stefano Gabbana (nel frattempo separatosi dall’ex compagno con cui ha creato il marchio celebre in tutto il mondo) che torna a far parlare di sé per un’intervista al Corriere della Sera in cui attacca la lobby gay, che esiste e, parole sue, è potente.



Tanto per cominciare, Gabbana chiarisce che le preferenze sessuali sono tante, ma i sessi sono solo due e lì a decidere è la biologia: “Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo. Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio, lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali”.

Lo stilista attacca poi la tentazione dell’autoghettizzazione in voga nell’ambiente: “Classificare crea solo problemi: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay… Ma di cosa stiamo parlando? Il cinema, i libri e la cultura sono di tutti”. All’intervistatore che fa notare come “qualcuno dice che la lobby gay sia molto potente”, Gabbana replica: “È vero e l’ho sperimentato sulla mia pelle, quando scoppiò la polemica delle coppie dello stesso sesso e della possibilità di avere figli. I siti che si occupano di difendere i diritti degli omosessuali furono i primi a dirci: ‘fate schifo’. Anche per questo sono contro le lobby”.

Roberto Derta

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2 Commenti

  1. Grande. Mai sentito un politico (o meglio, un cameriere dell’élite finanziaria apolide) parlare così.
    Per solidarietà dovremmo vestire Dolce & Gabbana. Ma costerebbe troppo 🙁

  2. “Le preferenze sessuali sono tante, ma i sessi sono solo due e lì a decidere è la biologia: “Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo”: questo passaggio è dirompente per la chiarezza.
    E dire che quanto lo stilista afferma dovrebbe essere considerato persino banale…

    Da applausi, anche per il coraggio di andare controcorrente.

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