Roma 23 gen – Al museo del mare di Genova si cercano lavoratori “super qualificati”, ma gratis. Quattro ore al giorno per sei mesi, senza beccare una lira, anzi un euro. La notizia è di due giorni fa, ma apre a riflessioni infinite sullo stato pietoso di un settore che pur non essendo minimamente coinvolto nella classica competizione di molti altri, si trova a fronteggiare stenti salariali assolutamente inaccettabili per un Paese civile.

Genova, per il museo “lavoratore super qualificato gratis” cercasi

Lo chiamano “volontario da valorizzare” con sei mesi di lavoro, senza il becco di un quattrino, per quattro ore giornaliere. La cosa che fa più ridere – o meglio, piangere – è che il bando del Comune di Genova non parla nemmeno di un volontario qualunque, ma praticamente di un lavoratore ipercompetente, per il quale è richiesta una preparazione di primissimo piano. Il “volontario” dovrebbe “supportare” le attività del MuMa, Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni. Dovrà conoscere la storia delle migrazioni italiane dal diciannovesimo al ventunesimo secolo, conoscere la videoscrittura, saper ricercare fonti storiche e parlare l’inglese, “meglio se con un livello da madrelingua“. Insomma, via alla “valorizzazione gratis”, ma chiedendo pure competenze di primissimo piano.

Beni culturali, un settore allo sbando

Come dicevamo in passato, commentando la disastrosa situazione in cui versa uno dei musei più importanti del mondo, ovvero gli Uffizi, che rischiano addirittura di chiudere per la mancanza di personale (da cui si deduce il vero problema: l’impossibilità di pagarlo), il settore dei beni culturali si trova in una condizione che definire imbarazzante è dir poco. Un settore non coinvolto nella classica legge della domanda e dell’offerta, e che quindi non dovrebbe porsi troppi problemi nell’assumere impiegati di Stato sì altamente qualificati, ma regolarmente retribuiti e non umiliati al grado di “volontari da valorizzare”. Un settore che dovrebbe essere gestito nel migliore dei modi, vista la marea di laureati nelle discipline di interesse che non trova lavoro e che quando gli viene offerto viene pure sottopagato o addirittura “concesso” gratuitamente, come se fosse un favore. Un settore che dovrebbe “semplicemente” (il virgolettato non è certamente casuale, vista la situazione complicatissima) essere retribuito regolarmente da uno Stato in grado di farlo. Ci troviamo in tutt’altra condizione, però. Da una trentina d’anni, lo Stato non spende più. Non solo, trova ogni pretesto per evitarlo. Non sarà un caso che la legge Ronchey, che permette ai privati di finanziare i musei, sia datata 1993. La rovina di questo Paese, sotto molti aspetti, dal punto di vista economico è iniziata esattamente in quegli anni. E oggi ne paghiamo lo scotto in modo drammatico.

Stelio Fergola

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