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Roma, 22 mar – “Lui ci tiene tanto”. Così Silvio Berlusconi ha motivato la sua richiesta di avere Paolo Romani come presidente del Senato. Il Movimento 5 Stelle respinge seccamente la candidatura, perché Romani è stato condannato per peculato: ha dato, quando era consigliere e assessore all’Expo al Comune di Monza, il cellulare di servizio alla figlia che lo ha usato per 13 mesi consumando traffico in Italia e all’estero per quasi 13mila euro. Romani se ne infischia del veto pentastellato, che bolla come pretestuoso, e definisce “assurdo” il processo che lo ha condannato con sentenza irrevocabile.
Ma chi è Paolo Romani? Nato nel 1947 in Brianza e fedelissimo di Berlusconi, è in Parlamento da quasi un quarto di secolo. La sua carriera però inizia in tv. Dopo aver fondato la “tv libera” Telelivorno nel 1975, insieme a Marco Taradash e Leonardo Pasquinelli, Romani scala le alte vette della tv commerciale e locale, lavorando per l’editore Alberto Peruzzo prima e Salvatore Ligresti poi.
Un sodalizio che dura fino agli inizi degli anni ’90, quando il forse futuro presidente del Senato si distingue nel mondo televisivo per aver lanciato, in proprio e da editore, l’emittente Lombardia 7. Tra i programmi cult della rete “Vizi privati e pubbliche virtù”, condotto dal (o dalla) transessuale Maurizia Paradiso e collegato alle numerazioni telefoniche a pagamento 144 e 166. Pare che tra i suoi successi ci sia stato anche “Colpo Grosso”, definito dal guru degli studiosi tv Aldo Grasso il “primo sexy-varietà della tv italiana”. Conduceva Alberto Smaila e ad allietare concorrenti e spettatori c’erano spogliarelliste in topless.
Dai sexy programmi alla presidenza della commissione Telecomunicazioni alla Camera e alla poltrona di viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni avvenuta nel 2008 il passo è stato breve. Si occupa di digitale terrestre e dei rapporti con Sky.
Anna Pedri

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