Roma, 11 set – L’articolo 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure
”. Un diritto fondamentale stabilito della nostra Costituzione è stato calpestato da Facebook, una società privata americana che gestisce una piattaforma che conta 2,2 miliardi di iscritti (31 milioni in Italia) e dove transita oltre la metà dell’informazione. Un colosso che può quindi condizionare l’iter democratico dei Paesi.

CasaPound cancellata da Facebook

Così, la piattaforma di Mark Zuckerberg ha chiuso, contemporaneamente e senza avvertimenti precedenti, la pagina di CasaPound, delle sezioni locali, degli esponenti politici del movimento, e i connessi profili personali che gestivano le suddette. Peraltro, la società di Menlo Park è andata oltre, eliminando pure le pagine affiliate che si occupano di aiuti umanitari, come Solid Onlus. CasaPound è stata cancellata letteralmente da Facebook. Per i liberal americani non ha più il diritto di esistere. E questo è avvenuto senza nemmeno una motivazione indirizzata agli amministratori delle pagine e senza la possibilità di fare ricorso, come succede solitamente quando si violano gli “standard della community”. In un quarto d’ora, pagine e profili sono stati oscurati.


Facebook non ha degnato gli interessati di una spiegazione plausibile, ma si è affrettata a inviare un comunicato ai giornali. Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram”.

Le Ong dietro la censura

Un’ulteriore informazione ufficiosa: la censura, perché è di questo che si parla, non è arrivata in seguito alle segnalazioni dei soliti gruppi pianificati, bensì dalle istruzioni di organizzazioni riconducibili alla sinistra. Ovvero un vero attacco alla democrazia. Avevamo già trattato in precedenza le società delegate da Facebook per impedire la diffusione di “fake news” e bloccare l’avanzata dei movimenti di destra in Europa. Tra queste avevamo menzionato il Poynter Institute, una società americana “leader nel settore del giornalismo” che ha sviluppato un’apposita unità chiamata International Fact-Checking Network” ed è finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros e Avaaz, un’organizzazione fondata dallo speculatore che ha cercato di condizionare le elezioni politiche italiane del 2018 e quelle europee del 2019, facendo bandire dal social network diverse pagine vicine alla Lega e postando diversi appelli come “Questa è davvero un’emergenza: l’estrema destra potrebbe VINCERE le elezioni europee!”.

La missione politica di Google

Ma andiamo oltre prendendo in considerazione il contesto internazionale e analizzando un caso emblematico che tocca un altro colosso della Silicon Valley. Project Veritas è un’organizzazione americana che ha come obiettivo quello di “indagare ed evidenziare la corruzione, la disonestà, le reticenze, le frodi e altre condotte illecite nelle istituzioni pubbliche e private al fine di realizzare una società più etica e trasparente” . In una delle sue investigazioni con telecamere nascoste, Project Veritas è riuscita a svelare quella che è la reale missione politica che guida l’operato di Google, la piattaforma di ricerca più utilizzata internazionalmente che è proprietaria anche di YouTube.

In poche parole, un collaboratore di Project Veritas, fingendosi il responsabile di una Ong, ha dato un appuntamento a Jen Gennai, direttrice della divisione “Responsible Innovation” di Google, ovvero chi monitora e valuta l’implementazione delle tecnologie di intelligenza artificiale (come i famigerati algoritmi). Nel video, la Gennai afferma che Google ha lavorato strenuamente per “impedire” che i risultati delle elezioni del 2016 (la vittoria di Trump) si ripetano nel 2020. “(Google) sta per riscrivere la realtà in base a quello che presume sia giusto, a quello che desidera e che fa parte della sua agenda” ha dichiarato la Gennai a telecamere nascoste.

Facebook azzera l’engagement della destra

Sempre Project Veritas ha pubblicato dei documenti (60 pagine) ottenuti grazie ad un infiltrato interno, responsabile della revisione dei contenuti di Facebook, che poi è stato licenziato. In queste carte, si parla della “ActionDeboostLiveDistribution”, ovvero un progetto per colpire e azzerare l’engagement (diffusione dei post sulle bacheche dei follower, mi piace e condivisioni) degli utenti e delle pagine di destra, nascondendosi dietro alla scappatoia della limitazione dei “discorsi d’odio. Ovvero quello che su Twitter è definito “shadowbanning”. Questi importanti documenti pubblicati da Project Veritas stanno spingendo diverse organizzazioni conservatrici americane, vittime della censura di Google e Facebook, ad intraprendere milionarie cause contro questi due colossi della Silicon Valley.

Attacco a CasaPound, tempistiche casuali?

Tornando all’eliminazione di CasaPound dalla piattaforma di Zuckerberg. Questo attacco gravissimo, che ha messo in discussione l’articolo 21 della Costituzione, è arrivato in seguito, e forse non casualmente, alla festa nazionale del movimento, Direzione Rivoluzione, che si è svolta a Verona, alla quale hanno preso parte diversi esponenti di spicco della Lega e di Fratelli d’Italia, tra questi Simone Pillon, Jari Colla, Andrea Ostellari, Ignazio La Russa, Andrea Delmastro, Stefano Bertacco e Elena Donazzan. Si può presumere che un fronte sovranista compatto non sia visto di buon occhio da chi detiene lo scettro del ministero della Verità. La chiusura delle pagine Facebook è arrivata proprio in seguito al discorso di Valerio Benedetti del Primato Nazionale dal palco allestito davanti a Montecitorio, durante la manifestazione contro il governo Conte bis organizzata da Giorgia Meloni.

Un’ultima riflessione in base a quanto esposto in questo articolo: le società americane, detentrici ormai del monopolio del web, stanno prendendo provvedimenti e pianificando iniziative basate chiaramente su una certa ideologia politica, che possono facilmente influenzare il voto dei Paesi occidentali. Agiscono come dei veri e propri editori, scegliendo a chi dare spazio e a chi toglierlo. Facebook e Google dovrebbero perciò essere sottoposti a normative e leggi nazionali, come una qualsiasi testata giornalistica e come una qualsiasi società che agisce in regime di monopolio. Perché non sarà ancora tollerabile che un privato decida del futuro democratico di un Paese, visto che le campagne elettorali si giocano proprio sul web.

Francesca Totolo

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5 Commenti

  1. Naturalmente, queste notizie che sto leggendo qui, né Trump, né i suoi fautori le conoscono. Dev’essere proprio così: se Trump non fa nulla, vuo dire che non sa nulla di queste cose.

    • Lucio,
      non facciamoci illusioni;anche Trump è interessato ad un ‘Italia sottomessa che non rialzi mai la testa dopo la sua colonizzazione a partire dal 1945

      • Spero che tu non abbia ragione. Cioè spero che con Trump sia finito quel periodo. Se Trump vuole davvero la deglobalizzazione, deve fare qualcosa in proposito. Veramente qualcosa ha già detto a proposito del potere di questi social media.

  2. L’ordine è partito l’anno scorso a Davos, in Svizzera, da George Soros in persona e il nanerottolo malefico in salsa kosher di Mark Zuckerberg ha subito seguito i suoi ordini, ecco qui un ottimo articolo controinformativo su come sono andare in effetti le cose.

    Giovedì, 24 gennaio 2019
    “Attenti a censura Facebook. Effetto attacchi di Soros e della sinistra
    La strana censura all’attore comico marxista Paccosi: “Oggi intolleranza e fanatismo risiedono a sinistra”. Censurati populisti e sovranisti”

    di Antonio Amorosi per AffariItaliani

    Il tutto sarebbe nato quando il 26 gennaio del 2018, durante il forum di Davos, George Soros annunciò che Facebook (ma anche Google) “avevano le ore contate”. Lo speculatore finanziario di origine ungherese spiegò, infatti, che Facebook stava fungendo da incanalatore e propagatore delle istanze populiste, le stesse che avevano portato alla vittoria della Brexit nell’UK, di Trump negli USA e all’esplosione della contro-propaganda russa sulla Siria e l’Ucraina.

    “A distanza di un solo mese da queste dichiarazioni di Soros, tutte le autorità occidentali sono partite all’attacco del social network: la Federal Trade Commission degli USA ha aperto un’inchiesta sul presunto uso irregolare dei dati degli utenti, la Camera dei Comuni inglese ha indetto una riunione d’emergenza e, sugli altri social, è stato lanciato l’hashtag virale #DeleteFacebook, che invita a cancellarsi dalla piattaforma di Zuckerberg”, spiega Paccosi, “stessa cosa ha fatto il Corriere della Sera che ha parlato di ‘troll russi’ pagati dal Cremlino che avrebbero utilizzato Facebook per sostenere la nascita del governo Lega-M5S e attaccare il Presidente della Repubblica Mattarella. Anche se dopo pochi giorni, la ‘pista russa’ è stata negata dalle stesse forze inquirenti che guidavano l’indagine. Niente complottismo. E’ tutto facilmente verificabile”.

    Gli attacchi politico-istituzionali e i concomitanti scandali, stile Cambridge Analytica, hanno aperto un fuoco di fila su Facebook che ha subito danni ingenti: a marzo, il social network ha subìto un crollo in borsa pari a 60 miliardi di dollari, per quindi replicare assai più gravemente il 26 luglio, con una cifra record di 120 miliardi di perdite.

    La reazione difensiva di Facebook è stata un allineamento all’agenda politica liberal, sia sul versante delle politiche interne ai vari Paesi, sia su quello della politica internazionale. Già all’indomani degli attacchi di Soros e poi tramite diversi passaggi esplicitati nel corso dell’anno, Facebook ha annunciato una lotta senza quartiere alle cosiddette “fake news”.

    Proseguimento:

    http://www.affaritaliani.it/cronache/attenti-a-censura-facebook-effetto-attacchi-di-soros-della-sinistra-583767.html?refresh_ce

    NB nel prossimo post come Facebook e Macron gestiscono insieme la censura in Francia!

  3. 1. “Funzionari francesi censureranno Facebook dall’interno”
    a cura di Rete Voltaire , 14 novembre 2018

    https://www.voltairenet.org/article203904.html

    In conclusone e in breve, i capoccioni falsi liberali fanno ormai censura anche online su scala internazionale per non farsi smascherare per quello che in realtà sono: oligarchie molto falsamente liberali che promuovono invece con modalità malefiche e subdole ( austerity tramite dittatura finanziaria dei vertici UEE, immigrazione selvaggia, promozione selvaggia agenda LGBT, censura e offese gratuite sui media mainstream per chi la pensa diversamente su questi aspetti e via dicendo ) la dissoluzione degli stati nazionali occidentali ( soprattutto in area europea ) per avere sempre più denaro e potere.

    2. Complimentisimi a Francesca Totolo per il suo ottimo articolo.

    Cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

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