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Iannone: “Un corteo per dire ai nemici dell’Europa: noi siamo qui”

by Adriano Scianca
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iannoneRoma, 16 nov – Mentre il terrorismo colpiva Parigi in una delle peggiori stragi compiute su suolo europeo dal 1945 a oggi, Gianluca Iannone era proprio nella capitale francese per partecipare, in rappresentanza di CasaPound e dell’Italia, a un importante convegno delle forze identitarie europee. Lo abbiamo contattato per farci dire com’è andata e quali sono le idee uscite da quell’appuntamento.

Gianluca, cosa si prova a trovarsi a Parigi durante un evento di tale portata?

Hai presente quando su una mappa leggi “voi siete qui”? Ecco, l’impressione che ho avuto è stata questa: noi siamo qui. Qui, nell’occhio del ciclone. In questa guerra, in questo kali yuga, questa parola con cui tutti siamo cresciuti. Siamo qui, in questo contesto. E il fatto che nel momento di questo attacco noi fossimo a Parigi per una conferenza con altri movimenti europei è una ulteriore conferma. Noi dobbiamo prendere atto di questa guerra e rispondere a un appello spirituale.

Come è andato il convegno francese?

Il motivo per cui eravamo a Parigi era il II Congrés Européèn, insieme a tante altre forze che vogliono ricominciare dall’Europa, quella vera. L’appuntamento è andato benissimo. C’è stato grande entusiasmo per la nostra idea di un corteo che si svolga contemporaneamente in diverse città d’Europa. È un’idea partita da CasaPound a cui tutti hanno subito aderito.

Come e quando si svolgerà questo appuntamento?

Si tratterà di un corteo europeo che si terrà il 21 maggio 2016, in contemporanea a Roma, Parigi, Atene e Madrid. Hanno già aderito Alba Dorata, Hogar Social e il Gud. Faremo anche una diretta streaming e dei collegamenti fra le varie piazze.

Perché la data del 21 maggio?

Perché è l’anniversario del sacrificio di Dominique Venner. Questo patriota europeo ha donato se stesso per la rinascita di una cultura millenaria. Il suo darsi la morte è stato un gesto non di pura testimonianza, ma di mobilitazione. Noi intendiamo rispondere a questa chiamata.

Qual è la filosofia che fa da sfondo a questo evento?

Tutti i popoli europei hanno gli stessi problemi, sono tutti vittime delle stesse strutture sovranazionali, subiamo tutti lo smembramento delle nostre attività produttive, tutti assistiamo alla stessa sostituzione di popolo in atto, tutti abbiamo a che fare con minacce ideologiche come il gender. E di fronte a problemi europei occorre un fronte europeo con delle parole d’ordine e dei punti programmatici in comune.

Quali saranno queste parole d’ordine comuni?

Il corteo si chiamerà “Fatherland” e rilancerà proprio la necessità di un attaccamento culturale e spirituale a questa Europa come “terra dei padri”. Si tratterà di una mobilitazione di tutti gli uomini liberi in difesa dei confini, delle tradizioni e dell’identità per fermare il terrore e le forze malate che cinicamente lo alimentano.

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3 comments

Paolo 16 Novembre 2015 - 4:03

Un nome decisamente più appropriato sarebbe “motherland”. Sia perché oggi abbiamo bisogno di riscoprire la “maternità” più che la paternità. E sia perché mitologicamente parlando, dai popoli antichi la terra veniva connotata di maternità, mentre il cielo di paternità. Direi che con il Padre abbiamo già dato negli ultimi 2000 anni, e non è venuto nulla di buono, anzi ne stiamo raccogliendo oggi i più malati frutti postumi.

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Adriano Calabrese 17 Novembre 2015 - 6:59

Forse perchè javhè non è il nostro padre…

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sansepolcrismo 17 Novembre 2015 - 7:19

Spett.le Gianluca Iannone,
purtroppo tutti gli scenari da lei preannunciati come possibili risvolti negativi della direzione in cui ci stiamo dirigendo, sappiamo bene che si verificheranno tutti, è solo questione del prima o dopo. Sappiamo che questa è l’Era del Kali-yuga e che tutti i valori da preservare andranno via via in dissoluzione.
Ora mi chiedo se a Voi tutti, che siete alla guida di movimenti nati dall’eredità del vero MSI, non sia sorta spontaneamente la necessità “disinteressata” di riunificare non l’area ma quell’ “IDEA” ,messa da parte dal numero indegno di simboli, vessilli, bocciofile, interessi individuali che ormai da tempo hanno inquinato l’etere.
Le chiedo se, a parte i proclami, ci voglia davvero così tanto ad alzare la cornetta del telefono e contattare tutti( nessuno escluso) per fissare una data, che possa permettervi di sedere attorno ad un tavolo “tondo”.
E’ ovvio che alla luce degli scenari di oggi, sia finito il tempo delle pretese personali o a favore del proprio movimento. E’ sicuramente comprensibile che ognuno voglia preservare il proprio lavoro di anni, è comprensibile che una fusione dei movimenti possa dare l’impressione di una perdita di potere.
Ma l’attaccamento alle cose contingenti non era una cosa che riguardava la nostra visione del mondo. Chi ci ha preceduto non si è battuto per questo.
Distinti Saluti.

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