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Passaporto siriano trovato vicino a un attentatore suicida del teatro Bataclan di Parigi: vero o falso?

Parigi, 16 nov – Se quanto meno i poveri morti sono veri, tutto il resto della storia legata agli attacchi di Parigi della sera di venerdì scorso appare avvolta in una nebbia sottile.

Sottile perché credere al genuino successo di un’azione immediatamente e forse frettolosamente attribuita all’Isis fa comodo e in un certo senso tranquillizza: il nemico è chiaro, le azioni da intraprendere anche, o almeno abbastanza. Infatti, la risposta francese è stata rapidissima e forse sarà incisiva. Nonché ovviamente illegale, essendo fino a prova contraria Raqqa una città dello Stato sovrano riconosciuto e denominato come “Repubblica araba di Siria”.

Ma tant’è, e nessuno ha avuto né avrà da obiettare davanti a tanto dolore. Piuttosto, a parte la frettolosità nell’attribuzione delle responsabilità, alcuni eventi lasciano il sapore del mistero.

Il passaporto siriano, per iniziare, presuntamente ritrovato presso il corpo a brandelli di uno degli attentatori del Bataclan: mentre fonti francesi e americane sostengono sia una contraffazione, probabilmente preparata in Turchia, le autorità greche ne sostengono l’autenticità. Vero o falso che sia, non è abbastanza assurdo che un attentatore suicida si porti dietro il passaporto? E che questo rimanga intatto mentre il medesimo si fa esplodere? Non ricorda troppo da vicino il famoso passaporto di Mohammed Atta, capo-terrorista delle Torri Gemelle?

Secondo, come è possibile che i terroristi che hanno agito in Francia fossero forniti da armi automatiche non acquistabili sul mercato, senza che nessuno se ne fosse accorto?

Terzo, se è ovviamente inverosimile che un intero governo sia coinvolto in una operazione comunemente denominata “false flag”, questa può essere comunque organizzata dall’esterno anche all’insaputa dei tutte o quasi tutte le autorità di un paese. Magari con l’accortezza di “accecare” le forze di sicurezza e i servizi segreti di quel paese. Questo è ciò che sostiene Paul Craig Roberts, economista e politologo americano, già sottosegretario al Tesoro sotto la presidenza Reagan e tuttora ascoltatissimo commentatore d’oltreoceano. Egli suggerisce, menzionando una fonte non meglio precisata, di un attacco informatico senza precedenti ai danni della sicurezza francese nei giorni immediatamente precedenti i massacri di Parigi. Un attacco – ovviamente presunto – che solo un’organizzazione al livello di uno Stato avrebbe potuto coordinare e coprire.

Infine, a chi giova?

Ai governi europei, intrappolati nella politica dell’accoglienza selvaggia, di fronte alla quale la vittoria delle forze politiche nazionaliste e identitarie si stata facendo sempre più verosimile, a partire proprio dal Front National francese. Così sarebbe ora possibile chiudere le frontiere senza perdere la faccia.

Agli Usa, scoperti nel bluff della falsa lotta all’Isis dalla campagna aerea russa e terrestre combinata delle forze siriane, iraniane e di Hezbollah (colpita nei giorni scorsi a Beirut), che ora possono sperare di ricompattare il fronte anti-siriano (e i francesi si sono subito lanciati nella mischia).

Paradossalmente, ma solo nel breve termine, ai Russi, che vedono giustificata la propria guerra solitaria (finora) all’Isis.

Agli Stati del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa, che ricominciano a intravedere la possibilità di far fuori insieme all’Isis anche l’odiato governo di Assad e, con questo, rivitalizzare i propri vitali progetti energetici.

A Israele, infine, costante promotore della dottrina della “guerra al terrore” da condurre attraverso l’eliminazione degli Stati sovrani del medio oriente finora estranei alla dominazione (israelo-)americana, che vede in un ritorno in grande stile delle forze a guida Usa in Iraq e Siria un freno decisivo alla ricostituzione dei due Stati e delle proprie reti di alleanze, in particolare con Iran e Russia.

Non giova certo all’Isis, estremamente critico nei confronti dei profughi siriani e iracheni, per i quali l’unico rifugio, secondo l’Isis, sarebbe il Califfato, né tanto meno felici di vedersi piovere addosso, oltre alle bombe russe, quelle occidentali.

La verità quasi certamente non si saprà mai, ma di spazio per pensare e dubitare ne rimane anche troppo.

Francesco Meneguzzo

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