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Roma, 26 ago – Alcune delle persone più sveglie e attente verso il mondo che le circonda, affermano in maniera perentoria che la decadenza ha un nome: Occidente. Nonostante l’attualità di questa dichiarazione, questa realtà non costituisce una novità. Perlomeno non è una novità recente. L’attuale processo di decadenza dell’Europa è iniziato da un po’ di tempo. Semplicemente, quello con cui noi ci confrontiamo oggi passa attraverso una vertiginosa accelerazione di un processo quasi impercettibile, ma che in breve tempo potrà condurre alla rovina e alla distruzione di tutta la nostra civiltà.
É vasto il ventaglio di autori e pensatori contemporanei preoccupati per il risveglio degli europei davanti al presagio della loro “morte annunciata”. Alain de Benoist, Roger Scruton, Michel Houellebecq, Rentes de Carvalho, Guillaume Faye, Adriano Scianca e João Franco costituiscono appena alcuni dei nomi di una lunga lista di autori che si oppongono a un fenomeno a cui molti si riferiscono oggi come “la grande sostituzione”. Viaggiando per l’Europa, Douglas Murray – direttore associato della Henry Jackson Society, editore del settimanale “The Spectator” e collaboratore dei periodici “The Sunday Times” e “The Wall Street Journal”- si stava accorgendo di come la civiltà europea si è incamminata da alcuni decenni verso il suicidio, criminalmente assistito dalle élites mondialiste, globaliste e internazionaliste.
Se lungo la sua storia l’Europa ha passato vari momenti di decadenza, lo stesso non potrà essere affermato a proposito dell’attuale vertigine antropofaga e suicida che ci colpisce. La lobotomizzazione degli europei, esortati ad assumere un complesso di colpa basato sull’odio di sé stessi, ci ha condotti nella bocca di un abisso che, apparentemente, ci divorerà lentamente e dolorosamente durante i prossimi decenni. “L’Europa si sta suicidando. O perlomeno, i suoi leader hanno deciso di suicidarsi. Se il popolo europeo opta per accompagnarli è naturalmente un’altra cosa”. Così inizia il libro “The strange death of Europe” campione di vendite in Inghilterra e già tradotto in diverse lingue, ma non ancora in italiano. Murray nel suo testo riflette sulla politica, immigrazione, identità, cultura e religione, e proprio attraverso il suo punto di vista critico e pungente l’autore può essere integrato in un elenco di intellettuali contrassegnati da un pensiero non conforme, impegnati a denunciare l’etnomasochismo in cui l’Occidente europeo è affondato.
“The strange death of Europe” riunisce una serie di testi che questo autore inglese ha pubblicato negli ultimi anni, denunciando la catastrofica politica di immigrazione applicata in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, la catastrofe demografica, il fallimento del multiculturalismo, la globalizzazione e di altri elementi degenerativi di tutte le nostre differenze e identità. Un altro aspetto importante evidenziato in questo libro riguarda le crescenti limitazioni di libertà di pensiero e di espressione giustificati dallo stesso “politicamente corretto”, che definisce la volontà di normalizzazione ideologica che ci è stata imposta. Scritto in maniera fredda e obiettiva, estranea agli abituali limiti ideologici, “The strange death of Europe” è una lettura obbligatoria in questi giorni che, alcuni di noi, sperano non essere la fine dei tempi.
José Almeida
Traduzione dal portoghese a cura di Guido Bruno

2 Commenti

  1. Sono secoli ormai che è chiara la decadenza europea. Evola, Spengler, Nietzsche e altri, nei fatti avevano già detto tutto. Il colpo finale è avvenuto negli ultimi cinquant’anni, con il cambiamento radicale della società europea che ha rinnegato il suo passato per abbracciare l’americanismo.

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