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Roma, 13 ago – Una storia d’amore e guerra. Che detta così può facilmente ricordare i polpettoni hollywoodiani melensi e scontati. Ma Il Cerchio Aperto (Andrea Barzi, youcanprint, 354 p., 20 €) è quanto di più lontano dalle trame banali del cinema di massa statunitense, prendendone solo il meglio – gli intrecci ben costruiti tra servizi segreti, mafia e traffico di droga e alcune scene d’azione riportano al Sicario di Denis Villeneuve – ma riportando i due concetti cardine, Amore e Guerra, al loro posto d’onore come fondamento dell’intera vita, allontanandoli dai concetti vuoti e distorti che ci vengono continuamente propinati.
La trama base è di per sé molto semplice: Riccardo è un contractor costretto alla vita mercenaria da un errore di gioventù che lo ha portato a dover fuggire dall’Italia. Amelia è una giornalista che segue la pista per il servizio della sua vita, ovvero la ricerca di un latitante coinvolto in un omicidio di mafia avvenuto quindici anni prima e che la porterà a Città del Messico dove hanno la base i Perros Negros, i mercenari di cui proprio Riccardo è il secondo in comando. Ovviamente le storie dei due si intrecciano così come si intrecciano il passato di Riccardo e la storia su cui indaga Amelia, finendo per annodarsi in una complicata e pericolosa storia d’amore. E il senso della storia è tutta nel titolo: il Cerchio Aperto. La vita come ciclo, una disperata lotta per chiudere un cerchio rimasto aperto facendo i conti con i demoni del passato che se non affrontati tornano sempre, e la constatazione che chiuso un cerchio se ne riapre sempre un altro, che chi cerca una linea tesa trova una ruota, ma con la consapevolezza che se si è lottato fino alla fine per chiudere il cerchio, il nuovo cerchio aperto seppur sembri riportare al punto di partenza porterà in realtà a una nuova strada, tutta da percorrere con le sole proprie forze e con la propria volontà. E tutto è mosso dalle due grandi forze generatrici della vita, un amore che supera la razionalità e lo spazio che muove ogni cosa e che trascina inesorabilmente a confrontarsi con se stessi per poterlo affrontare e la guerra, quella vera, tanto interiore quanto esteriore perché senza la seconda non si potrà mai vincere la prima, come unico mezzo per poterlo realizzare.
Alla storia fanno da sfondo gli scenari bellici odierni, spiegati in maniera cruda e diretta e ripuliti dalle idiozie dei media mainstream e che vanno dagli orrori dell’esercito statunitense in Iraq, al controllo dell’oppio in Afghanistan coperto da lotta al terrorismo, ai traffici di droga tra Messico, Colombia, Usa ed Europa, con le lotte e accordi tra cartelli, esercito, polizia, governi e servizi segreti. E poi in primo piano c’è la figura del mercenario, o contractor come si dice ora, spogliata tanto dagli orpelli romanticheggianti tipici di una certa letteratura quanto dall’aura grigia, crudele e semi-criminale data da un altro tipo di pseudo letteratura. Il mercenario, nello specifico la figura di Riccardo, è un uomo in tutto simile a quello del Mercenario di Lucera, canzone non a caso citata nel romanzo e che sicuramente ha dato più di un’ispirazione all’Autore, un uomo che vive di sola guerra in un mondo che ripudia la guerra e che la lascia solo in un underground sotterraneo, da tener nascosto ai più, come se ci si vergognasse di esso mentre questo fa quel lavoro che nessuno vuole più fare.
Un uomo che tuttavia in questo mondo ci si trova più che bene, perché una volta dedicata la propria vita alla guerra si vive in un mondo diverso da quello ovattato, comune, molti direbbero “borghese”, un mondo da cui non è possibile tornare indietro perché sarebbe come amputarsi un braccio, o chiedere a un lupo di pascolare insieme alle pecore. Un mondo che sicuramente spaventa Amelia, la protagonista femminile che invece è tutta calata nel mondo “normale” in cui la guerra è solo una realtà parallela su cui fare un servizio da premio giornalistico, ma che allo stesso modo la attrae irreversibilmente, proprio come Riccardo, perché andrà a toccare delle corde ancestrali, antiche, sopite da un mondo che si vuole reale ma che è invece solo finzione che cerca di coprire le vere forze che reggono l’intera vita. Amore e Guerra, appunto.
Carlomanno Adinolfi

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1 commento

  1. “il Mercenario di Lucera” è molto più di una semplice canzone incisa su un 45 giri da Pino Caruso tra storia di quegli anni e cabaret (il Bagaglino), ma autentico spaccato sulle virtù umane come attitudine e filosofia del mestiere delle armi;
    se tutto questo dovesse rivivere in questo libro che mi accingo ad acquistare, ci troveremo senza dubbio di fronte a quella continuità ideale che ha portato quella famosa canzone ad essere conosciuta e canticchiata ai giorni nostri dopo aver attraversato spontaneamente diverse generazioni d’Italia.

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