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Roma, 14 ago – Mentre la mamma del radical chic che ha denunciato la capotreno per aver invitato alcuni zingari a scendere dal treno si rivolge al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché difenda il suo figliolo dagli insulti ricevuti sui social, chi lavora sulle ferrovie italiane continua a essere sotto scacco da parte degli immigrati.
Bergamo e Pavia le province che nell’ultima settimana sono state le più colpite dalle aggressioni a personale ferroviario e di polizia ferroviaria da parte dei immigrati che viaggiano “a sbafo”. La prima si è verificata a Treviglio, in provincia di Bergamo, dove un 20enne senegalese ha dato in escandescenza, tirando calci e pugni ai poliziotti della Polfer che gli avevano chiesto le sue generalità e i documenti. A causa delle botte ricevute gli agenti hanno rimediato una prognosi di dieci e quindici giorni, mentre il senegalese è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto generalità, lesioni e danneggiamento.
Vicenda analoga a Pavia, dove un altro immigrato africano, questa volta del Ghana, ha aggredito due poliziotti presso il posto Polfer. L’arresto del 30enne ghanese è poi avvenuto a poca distanza dal luogo dell’aggressione, dato che dopo aver picchiato gli agenti che gli avevano chiesto di allontanarsi dall’interno della stazione dove aveva improvvisato un letto per trascorrere la notte, ha tentato la fuga. Per lui è stato configurato il reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Meno di dieci giorni fa a Salerno a bordo di un treno regionale un nigeriano pluripregiudicato è stato trovato senza biglietto dal controllore. Giù botte e sputi in faccia per il povero ferroviere reo di aver fatto solo il suo dovere, invitando l’immigrato a scendere dal treno. Sempre in Campania quella stessa giornata, ma questa volta a Napoli, un marocchino di 39 anni infastidiva i viaggiatori a bordo di un treno regionale. Arrivati i poliziotti ha cominciato a insultare, poi è passato ai fatti, aggredendo gli agenti con calci e spintoni, tanto che un poliziotto ha rimediato un trauma cranico.
I casi appena esposti sono solo gli ultimi a raccontate la lunga serie di aggressioni che chi lavora sui treni, a contatto con immigrati e rom, cercando di far rispettare loro la legge, vive ogni giorno. I dati parlano chiaro: fino a oggi sono state 1.428 le persone identificate. Di queste 676 sono stranieri, di cui 17 irregolari. 34 le contravvenzioni elevate, 3 arresti, 50 denunce in stato di libertà. E l’anno non è ancora finito. Ma in Italia per il buonismo imperante si invoca il licenziamento di una capotreno esasperata che in un momento di tensione ha sbottato.
Anna Pedri
 

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