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Roma, 14 gen – Quanto sapete davvero del gioco d’azzardo? Parliamo di quello legale, sia chiaro, e a volte capita per fatti eclatanti raccontati da giocatori problematici che decidono di palesare il loro vizio. Ancor più spesso accade per via dei provvedimenti restrittivi adottati dal legislatore per ridurre l’incidenza del gioco patologico.
Comunque la pensiate, sta di fatto che il gioco d’azzardo è un fenomeno sociale, in continua espansione e che interessa milioni di persone in tutto il mondo, a prescindere dalla momentanea ribalta agli onori della cronaca.
Lo Stato tutela i giocatori tramite leggi, regolamenti e controlli, garantendo la trasparenza dei risultati e dei player della filiera; ciò nonostante la pratica del gioco a volte viene vista come un’attività da vietare a prescindere: un po’ sul modello di quanto avveniva nel periodo del proibizionismo americano degli anni Venti.
Si tratta di posizioni contrastanti che raramente trovano nell’arena dell’opinione pubblica momenti di confronto, proprio in virtù della loro prospettiva diametralmente opposta. Controllare e proibire sono due approcci necessariamente antitetici e Simone Mancini, operatore della filiera del gioco lecito, ha appena scritto Il gioco di Fortuna (126 pagine, 12,90€, edizioni Selfpublishing) per alimentare il dibattito su questo importante tema. Lo ha fatto in maniera positiva e propositiva, in una lucida riflessione attorno ai temi che toccano il settore, argomentando un punto di vista che condurrà il lettore in un mondo complesso e difficilmente comprensibile ai non addetti ai lavori.
Non viene negata l’importanza e la pericolosità della dipendenza dal gioco, ma il fenomeno viene analizzato, quasi indagato, senza pregiudizi o tabù. È uno sforzo genuino dal rigore scientifico grazie al quale l’autore riesce a sollevare il dubbio che, nelle ludopatie, il gioco ne sia la causa o la conseguenza.
“Appare comunque innegabile -spiega Mancini- come nel tempo si sia creato nell’immaginario collettivo un sentimento negativo intorno al mondo del gioco che impedisce di affrontare il fenomeno con la necessaria lucidità. Agli stessi operatori della filiera del gioco lecito viene spesso associato un alone di mistero e di diffidenza. Le aziende del settore, ognuna con le proprie specificità, sono invece imprese private che pagano le imposte e che hanno un’attività scandita da stringenti regolamenti, che devono osservare a pena di pesanti sanzioni. Sono operatori che, comunque, svolgono un importante ruolo sociale perché rappresentano l’unico argine al dilagare del gioco d’azzardo illecito”.
Il dilemma etico, poi, si esplica negli opposti atteggiamenti di quanti credono sia meglio reprimere e di quanti, invece, ritengono sia più utile controllare. Il tutto secondo presupposti validi ed universalmente condivisi che lasceranno al lettore l’ardua sentenza.
Ivan Scelsa



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