Roma, 9 nov – Muro di Berlino e immigrazione di massa. Un’associazione concettuale più stupida, probabilmente, non potrebbe esistere. Eppure i progressisti riescono nell’impresa non solo di proporla, ma di ripeterla ossessivamente ogni anno: come il Natale.



Muro di Berlino e immigrazione, l’ultima perla viene da Debora Serracchiani

La citazione del 2021 “paragona anche tu il muro di Berlino a orde di clandestini e alla tratta di schiavi nel Mediterraneo” (ovviamente senza dirlo esplicitamente) è griffata Debora Serracchiani. Su Facebook il brillantissimo vicepresidente del Pd così scrive: “Nel corso di questi anni troppi altri muri, sia fisici sia mentali, sono stati e continuano a essere eretti, dividendo popoli. Dobbiamo invece lavorare per costruire ponti e abbattere i muri dei pregiudizi e dell’odio

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Il solito, ridicolo e totalmente inutile “costruiamo ponti, non muri” non poteva mancare. Per ripetere a macchinetta ciò che il progressismo globalista ci ripete da decenni: i confini non hanno senso, le identità sono pericolose, i nazionalismi cattivi e malvagi. La sintesi è sempre, noiosamente, la solita: “accogliamo tutti!” Per non parlare della solita ipocrisia della sinistra che ricorda il crollo di quel muro divisorio, come se non provenisse esattamente dalla cultura che l’ha generato. La questione nella presente sede però non è certo la critica al comunismo e ai suoi – oggettivi – fallimenti. La questione sta nel vedersi proporre questo stucchevole, ridicolo e anche ignorantissimo paragone ogni volta, senza che sussista una sola base per tenerlo in piedi.

Un paragone insulso

Il muro di Berlino era stato eretto per impedire ai cittadini della Repubblica Democratica Tedesca di andare nella Germania occidentale. E il motivo era ovvio fin dall’inizio: il paragone tra le due economie non reggeva il confronto e stava motivando un’emigrazione forsennata verso l’Ovest non comunista dei cittadini della DDR. Poteva, ovviamente, essere un problema. Inoltre, il muro di Berlino divideva un popolo e non era un confine tra identità e culture diverse: esisteva per ragioni strumentali e certamente non culturali (ma oseremmo dire addirittura naturali).

I ponti di cui ciarla la Serracchiani e tutto il circo progressista globalista al seguito hanno il solo scopo di importare manodopera a basso costo, riguardano culture ed identità profondamente differenti e spesso incompatibili, portano alla progressiva distruzione dei diritti dei lavoratori, alla compressione verso il basso dei redditi e all’estinzione delle culture, tanto dei Paesi di provenienza che di quelli di arrivo. Difendere l’immigrazione di massa utilizzando come metafora storica il muro di Berlino non solo è ignorante fino al midollo, ma tanto stupido. E a ben vedere perfino i comunisti avevano capito quanto, forse, non fosse troppo salutare che le loro società si spopolassero per andare ad affollarne altre.

Stelio Fergola

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