Trieste, 9 nov — Per le manifestazioni no green pass «Servono leggi speciali come con le Brigate rosse»: è la sparata del giorno a firma del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.



Uno degli aspetti più sconcertanti della pandemia riguarda, senza alcun dubbio, l’aver sdoganato la possibilità per chiunque, ma proprio chiunque, di avventurarsi in dichiarazioni che in altri momenti storici sarebbero state duramente criticate e considerate uno sfogo indegno. Tanto più grave se poi certe dichiarazioni arrivano da politici insigniti di responsabilità di governo o amministrazione cittadina.

Dipiazza tifa leggi speciali come per le Brigate rosse

Nel caso di specie, è la volta del neoeletto sindaco di Trieste, il forzista Roberto Dipiazza, il quale non trova di meglio che esultare, («se è davvero così stappo lo champagne») commentando l’annuncio del Ministero dell’Interno in merito al giro di vite contro le manifestazioni no green pass che da settimane si tengono nella città da lui amministrata. Il problema è che Dipiazza non si è limitato alla mera esultanza per la notizia, ma è andato ben oltre, rincarando la dose come ormai di prassi quando si parla di misure restrittive e repressive: «Farei come ai tempi delle Brigate Rosse: leggi speciali. Allora c’era l’emergenza terrorismo, oggi c’è la pandemia ma il periodo è sempre drammatico. A mali estremi, estremi rimedi».

Cosa è rimasto del presunto partito liberale che era un tempo Forza Italia? Mistero. Comparare l’emergenza terrorismo con delle manifestazioni di piazza è veramente pericoloso: si stabilisce una connessione che non esiste ma che eccita ed esaspera gli animi. Anche perché le manifestazioni di piazza contestano l’utilizzo distorto, burocratico e liberticida dello strumento green pass, il cui allargamento a una serie sempre più estesa di attività — non ultimo il lavoro — ha scarsi equivalenti in altri Paesi. Altro che Brigate Rosse.

La fantomatica correlazione tra manifestazioni e Covid

Non pago della comparazione, Dipiazza riesce anche a stabilire la diretta correlazione tra l’aumento dei casi di Covid a Trieste e le manifestazioni, descritte come focolai. Si può manifestare, bontà di Dipiazza, «ma con dei limiti. E il limite maggiore è il diritto degli altri alla salute e al lavoro. E queste continue manifestazioni lo violano, come dimostra il focolaio fra i manifestanti». Dimenticando però che Trieste confina con la Slovenia, Paese tra i più colpiti attualmente dal Covid a livello europeo. E come si possa, con così tanta sicurezza, dare degli untori ai manifestanti no green pass, in un Paese che non è mai riuscito davvero a tracciare le linee di contagio rappresenta un altro stigma pericoloso da gettare sulle spalle dei manifestanti.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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