Roma, 26 ago – Agosto? Mese crudele e tirannico, quindi inaccettabile. E’ la nuova sparata di Internazionale, che dopo il monito “Con i nazisti non si fa sesso”, se ne esce con una richiesta ancora più grottesca: cambiare nome al mese che prende il nome da Augusto Imperatore. Come al solito il settimanale sfogliato con bramosia dalla sinistra al caviale traduce e pubblica articoli di testate estere giudicati in linea con il pensiero correct, per questo inappuntabile e da considerare sacro verbo. Pena ovviamente supponenti bacchettate e battutine da internauti onanisti, che se la ridono con quel fare da chi la sa lunga. Roba che farebbe venire l’orticaria anche agli estimatori delle citazioni da Bacio Perugina.

In questo caso l’articolo ripreso da Internazionale è stato pubblicato sull’autorevole quotidiano spagnolo El Pais a firma Martín Caparrós, celebre per aver realizzato fondamentali inchieste che rivelano nientedimeno che nel terzo mondo ci sono fame e povertà. Vedasi il suo “El Hambre”, edito in Italia da Einaudi. Caparrós sulla testata iberica se ne esce così: “Agosto è il mese più crudele: l’imposizione del vincente di una guerra civile cruenta, brutale. Come se in Spagna il mese di aprile si chiamasse Franchio, per dire. Solo che, chiaramente, il potere assoluto imposto da Augusto durò più di tre secoli: fu uno dei dittatori di maggiore successo della storia, e per questo, immagino, continuiamo a festeggiarlo”. Un paragone giusto un tantino avventato tra il caudillo Franco e colui che rese Roma il più grande impero della storia, studiato e ammirato da sempre nelle scuole di tutto il mondo. Augusto Imperatore, relegato a “dittatore di successo” che in quanto tale continuiamo a festeggiare. Già, ci siamo bevuti tutti il cervello.

La fine di Giulio Cesare viene poi descritta così: “I suoi amici si stufarono di lui, gli assestarono diverse pugnalate e tu quoque, Brute”. Il cesaricidio, la congiura delle Idi di Marzo narrati in modo sublime da Svetonio e Shakespeare rivisitati con un secco: “i suoi amici si stufarono di lui”. Il senato di Augusto Imperatore viene ridotto addirittura ad un “club di fan”. Verrebbe da ridere fosse una trovata cabarettistica, invece è la sparata di un settimanale che dall’alto di un inflessibile moralismo pretende di fornirci anche lezioncine di storia. Ma attenzione, Caparrós non è così sprovveduto, non pensate subito male, ha controllato il sussidiario ed è pronto a spiegarci perché dovremmo smetterla di usare questo orribile nome per identificare l’ottavo mese dell’anno: “Solo una volta, l’unica vera rivoluzione di questi tempi osò cambiarlo. Gli inventori della repubblica francese decisero che non potevano continuare a vivere nel tempo dei re e dei sacerdoti e decretarono l’anno 1, il momento in cui il tempo avrebbe cessato di dipendere da un mago palestinese. E ribattezzarono i mesi dell’anno per smettere di rendere omaggio, tra le altre cose, agli autocrati romani. Fu troppo, rapidamente la reazione reagì, e tornammo alla solita epoca”.

Soltanto la terminologia, tradotta attentamente da Internazionale, sarebbe da segnalare ai curatori di Cioè, nota pubblicazione per adolescenti (“gli inventori della repubblica francese”, santi numi), ma è ovviamente il contenuto a lasciare esterrefatti. Un’accozzaglia di riferimenti che evocano l’esegesi del comunismo più triviale: l’anno zero, la reazione, la storia prima del Big Bang marxiano vista come una successione di epoche schiaviste, la spiritualità trasmutata in magia. Ma in fondo gettare fango sulla civiltà è un vezzo di moda in alcuni ambienti di un certo spesso “coolturale”. A noi, poveri stolti che ancora celebriamo la grandezza di Roma e continuiamo imperterriti ad usare il termine agosto, viene da mandare semplicemente a quel paese quel caprone di Caparrós. Non prima di ricordargli però chi era il “ crudele dittatore” Augusto, con le parole di Svetonio scritte nel suo Augustus: “Quando fu console andava quasi sempre a piedi tra il popolo. Lui, padrone del mondo, durante uno spettacolo dei suoi nipoti, quando apprese che il popolo era spaventato dal timore di un crollo e non si poteva né trattenerlo né rassicurarlo, si alzò dal suo posto.. e andò a sedersi in quella parte che era massimamente esposta al possibile crollo”. Cordiali saludos a Caparrós.

Eugenio Palazzini

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