Roma, 2 set – Nel Movimento 5 Stelle è in corso una guerra nemmeno troppo nascosta che vede contrapposti Beppe Grillo e Luigi Di Maio. Il garante del Movimento 5 Stelle sta spingendo sull’acceleratore per chiudere a tutti i costi l’accordo con il Pd, il capo politico sta invece tentando (timidamente) di sabotarlo. Dopo il video di ieri, in cui Beppe Grillo si appellava ai “ragazzi del Pd” dicendo “abbiamo un’occasione unica, compattiamo i pensieri”, oggi ha rilanciato con un intervento sul Fatto Quotidiano, dove si è detto “incazzato” con Luigi Di Maio e “stupefatto per l’incapacità di cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose. Con i punti che raddoppiano come alla Standa”.

Ringraziamenti a Zingaretti ed elogio di Conte

Nell’intervento titolato “Ipnologia dell’Elevato: Zinga, Luigi e le tre teste“, Beppe Grillo apre ringraziando Nicola Zingaretti che, “pur dal suo ottusismo rispondeva a una delle tre teste che parlavano nel messaggio “Mai dire mai, Beppe””. Il riferimento è al tweet del segretario dem, che ha risposto positivamente al pressing in favore dell’accordo operato dal garante M5S. Dopo aver “cazziato” Di Maio e ringraziato Zingaretti, Grillo passa a tessere le lodi di Giuseppe Conte: “Una terza mente incorporava la stanchezza di Conte, ma perché Conte è stanco? È l’unico che ha una casa dove andare, che possiede un filo conduttore interiore. Una persona eccezionale perché capace di rimanere normale: non sono tantissimi”.

Il capo sono io


Nella parte finale del suo scritto Grillo torna ad attaccare indirettamente Di Maio: “L’Elevato (Beppe Grillo parla in terza persona, ndr) incorpora dentro a sé, per mondarli, gli spiriti più maligni: depressione, incapacità di cogliere con ironia quello che ti capita e brama di potere”, terminando con un passaggio in cui sostanzialmente torna a dire “il capo sono io”. Pur rivolgendosi ai media, scrive: “Non resterà altro da fare che inseguire l’Elevato. Esercitare la leadership facendosi inseguire, anche, ridendo“. La leadership dunque torna a essere quella di Grillo, uomo “dei sogni” e del “cambiamento”, e non quella dei “punti della Standa” di Di Maio, che, accecato dalla brama di potere, starebbe cercando di far saltare tutto solo per ottenere il ruolo di vicepremier e mantenere la sua leadership nel movimento.

Domani il voto su Rousseau

Questa almeno la visione di Grillo. La sfida tra i due era iniziata pochi giorni dopo la crisi di governo aperta da Salvini, quando il fondatore dei 5 Stelle aveva sconfessato totalmente la linea del capo politico additando come la peste l’ipotesi di un ritorno al voto. Beppe Grillo ha continuato costantemente a mandare messaggi di apertura ai dem favorendo l’intesa, anche sostenendo l’ipotesi di rinunciare a tutti i vicepremier. Di Maio ha reagito inviando un ultimatum al Pd con il raddoppio dei punti imprenscindibili per l’accordo (facendo infuriare Grillo) e lanciando proposte irricevibili come l’ipotesi di dare un ministero a Di Battista. Domani ci sarà il voto su Rousseau, dove ad una parte della base 5 Stelle verrà chiesto di ratificare l’accordo di governo. Sarà il momento della verità, in cui si capirà se Di Maio in questo momento è davvero così solo come sembra.

Davide Di Stefano

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