Roma, 19 mar – La società proprietaria del più famoso sito pornografico del web, Pornhub, è stata venduta, per una somma non specificata, a una compagnia di private equitiy canadese: la Ethical Capital Partners.

La vendita di Pornhub

Soprassedendo per il momento sul termine “ethical”, perché ogni approfondimento sarebbe superfluo o perfino inutile in considerazione dei tempi che scorrono e dello svuotamento del portato delle parole, soffermiamoci sull’acquirente: la Ethical Capital Partners sarebbe stata costituita lo scorso anno e afferma di essere focalizzata sulle tecnologie che “hanno complessità legali e normative e che danno valore alla trasparenza e alla responsabilità”.

Come ricostruito da ZeroHedge “la società è guidata dall’imprenditore di cannabis Rocco Meliambro e dall’avvocato penalista Fady Mansour, che è indicato come socio amministratore”. L’acquisizione avviene con un tempismo molto interessante, ossia in coincidenza del documentario critico di Netflix Money Shot: the PornHub story” e di una causa, intentata contro MindGeek la società madre di PornHub e già proprietaria di altri siti per adulti, in merito ai video di minori presenti sulla stessa piattaforma.

Ethical Capital Partners, dal canto suo, afferma di voler utilizzare “la propria esperienza per rafforzare MindGeek combattendo i contenuti online illegali e garantendo pratiche etiche online.” L’auspicio dei nuovi, etici e anche un po’ woke, proprietari è che le piattaforme “siano all’avanguardia dell’innovazione, della fiducia e della sicurezza su Internet e rimangano la sede di una comunità globale inclusiva di creatori, artisti, artisti e utenti adulti che celebrano la creatività e l’espressione sessuale”.

Secondo un’indagine del Financial Times, “MindGeek, società registrata a Lussemburgo, ha dominato l’industria per adulti sin dall’avvento dello streaming video. I suoi dati pubblicati più di recente mostrano che i ricavi nel 2018 hanno raggiunto i 460 milioni di dollari, mentre i margini di profitto a volte si sono avvicinati al 50%. L’identità dell’ex proprietario di maggioranza di MindGeek Bernd Bergmair – un ex banchiere di Goldman Sachs che usa anche il nome Bernard Bergemar – è stata rivelata per la prima volta da un’indagine di FT”.

Gli scandali

Molteplici sono stati gli scandali legati alla principale piattaforma pornografica del web come riportato anche dal disturbante articolo comparso sul New York Times a firma di Nicholas Kristof intitolato The Children on Pornhub: “Il sito è infestato da video di stupri. Monetizza gli stupri di minori, il revenge porn, i video delle spy cam di donne che si fanno la doccia, contenuti razzisti e misogini e filmati di donne che vengono asfissiate in sacchetti di plastica”.

Nel 2020 è nato traffickinghub, “un movimento globale decentralizzato di individui, sopravvissuti, organizzazioni e sostenitori provenienti da un ampio spettro di contesti politici, religiosi e non religiosi, economici e ideologici, che si uniscono tutti insieme per l’unico scopo di chiudere Pornhub e ritenere i suoi dirigenti responsabili per consentire, distribuire e trarre profitto da stupri, abusi sui minori, traffico sessuale e abusi sessuali basati sull’immagine criminale.”

Alcuni di questi controversi scandali avrebbero costretto una parte del management ad abbandonare l’azienda, mentre la limitazione imposta sull’uso delle carte di credito avrebbe portato, sempre secondo la ricostruzione di ZeroHedge, Pornhub vicina al collasso economico nel 2020 e “nonostante il prezzo di acquisto e la provenienza dei fondi non siano stati resi noti, gli attuali dirigenti rimasti (anonimi) continueranno a gestire l’azienda.”

Follow the money

Numerose sono le ricerche che espongono i danni provocati dal porno, soprattutto tra i più giovani, ma è sufficiente utilizzare la locuzione “industria cinematografica” per offrire una prospettiva più al passo coi valori dei tempi attuali. Secondo fightthenewdrug il giro d’affari prodotto dall’industria pornografica ammonterebbe a circa cento miliardi di dollari e PornHub avrebbe ospitato la mostruosa cifra di 42 miliardi di visitatori solo nel 2019, gran parte dei guadagni proverrebbero dalle pubblicità.

Ancora una volta il celebre detto ci indica la via: follow the money! O, come diceva Gordon Gekko: “È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione.”

Valerio Savioli

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