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Roma, 29 dic – La paranoia – mi correggano gli specialisti se sbaglio – si manifesta con una sindrome di persecuzione collegata ad una sindrome di onnipotenza. Questa la malattia psichica di cui soffre la classe politico-intellettuale-giornalistica italiana, e non da oggi, una malattia che impedirà sinché dura ogni possibile modus vivendi tra posizioni diverse nel Bel Paese ed è alla base del doppiopesismo che ne governa le decisioni su molti piani. Le recenti manifestazioni d’intolleranza del Partito democratico e dell’Anpi, ai quali spesso e volentieri si aggiungono certi grillini, sono la prova del diffondersi di questa patologia ossessiva che per la sua pericolosità è necessario continuare sempre a mettere in evidenza. Certa sinistra italiana vede ormai manifestazioni dirette e indirette di “fascismo” per ogni dove e s’impegna a fondo per scovarle e denunciarle quasi a voler sottolineare la necessità di approvare la famigerata Legge Fiano. La patologia va peggiorando e non la si può ignorare dato che cerca di influenzare la gente comune, alla quale la questione in sostanza non interessa, come ha sottolineato Alessandra Mussolini in una intervista a il Giornale del 3 dicembre, e creare così una artificiosa sensazione di allarme politico-sociale amplificato dai mass media vicini alla sinistra.



Il limite estremo è stato per ora raggiunto, ma di certo verrà superato, dalle indignate protesta di Pd e Anpi, appunto, per una… lettera maiuscola! A Torino ha vinto il bando di concorso per delle manifestazioni natalizie una società che si chiama “Mercatini di Bolzano”. A quanto pare la “M;” iniziale del logo ai piddini ed ai vecchi e giovani partigiani ricorda troppo la “M” di Mussolini e la M” dei Battaglioni M! Incredibile ma vero. Un delirio di persecuzione. C’è anche da dire che il simbolo della società in questione è il Monumento della Vittori (nella Grande Guerra) che a Bolzano da sempre viene visto come fumo negli occhi dagli altoatesini di lingua tedesca. Intollerabile. Sicché questa iniziativa natalizia torinese è stata definita dai paranoidi contestatari “una manifestazione fuori dal perimetro costituzionale”. Ma veramente non si rendono conto del ridicolo? E’ la sindrome di onnipotenza che li acceca.

L’immaginazione non ha limiti e siamo passati dal famoso, e dimenticato, “arco costituzionale” inventato da De Mita che serviva a tener fuori il Msi dalla politica parlamentare anche se era legittimamente rappresentato in Parlamento, al “perimetro costituzionale”, idea veramente geniale. Ci aspettiamo adesso la “circonferenza”, la “retta” e il “diametro” costituzionali. Quasi in contemporanea, il 29 novembre 2017, è avvenuto che tredici appartenenti al Veneto Fronte Skinheads (che nel linguaggio giornalistico da sinistra a destra sui quotidiani e in Tv, divengono i “naziskin”) a Como hanno fatto irruzione nella sede della associazione Como Senza Frontiere che si occupa di immigrati ed hanno letto un volantino. Sono stati denunciati per “violenza privata” e hanno sollevato l’indignazione della classe politica, Renzi in testa, che ha parlato di “azione squadristica neofascista”. Che è successo in concreto? I tredici hanno aggredito i presenti, hanno distrutto i locali? No e infatti nessuno ha osato sostenerlo. Si sono limitati a leggere un loro proclama definito “delirante” dalla stampa.

L’accaduto lo si potrebbe definire un blitz, un flash-mob, certamente provocatorio ma non violento. Le reazioni esagitate e la condanna dello “squadrismo” sono una tempesta in un bicchier d’acqua ma utilissimo a creare un clima di tensione generale gonfiato dai dibattiti televisivi. Condanne di politici e mass media che mancano sempre quando ad aggredire, a distruggere, a picchiare e a devastare sono i bravi ragazzi dei “centri sociali”. Diciamo cose ovvie, certo, ma nessuno le ricorda mai ai ipocriti e faziosi. Che quella di Como sia stata una strumentalizzazione antifascista lo dimostra a contrario il Corriere della Sera che ha mantenuto sul fatto un profilo bassissimo, quasi ignorandolo. L’Italia però è anche un Paese contraddittorio, che un giorno fa una cosa e il giorno dopo il suo esatto contrario. Mentre, come si disse, vengono dileggiati in quanto “fascisti convinti” illo tempore un Eugenio Scalfari e un Fiorenzo Magni, al quale non si dedica una pista ciclabile a Prato proprio per questo motivo, ecco che invece si fa l’apologia di un altro “fascista convinto”, Mario Sironi, del quale è stato restaurato e presentato in gran pompa il suo enorme affresco (oggi si ama dire murale) dell’aula magna della Università di Roma La Sapienza. Anzi, più che restaurato si dovrebbe dire ripristinato, in quanto sono state asportate dopo oltre mezzo secolo le cancellature e le verniciature che negli anni Cinquanta vennero effettuate sulle parti “fasciste” della sua enorme opera.

L’Italia democratica non ne poteva sopportare la vista, proprio come secoli prima certi cardinali pudibondi non potevano sopportare la vista dei nudi michelangioleschi della Cappella Sistina e li fecero ricoprire con i famigerati “mutandoni” oggi anch’essi rimossi da tempo, e proprio come De Gasperi nell’immediato dopoguerra si sentì offeso dalle pudenda esibite dalle statue dello Stadio dei Marmi al Foro ex Mussolini e le fece ricoprire da enormi foglie di fico. A quanti pare nell’odierna Italia sputtanata i motivi per sentirsi offesi sono ben altri. Non siamo certo alla vigilia di una nuova Marcia su Roma, ma si sta verificando una situazione oggettiva su cui la classe dirigente italiana dovrebbe meditare in modo serio: perché a quasi un secolo dalla nascita del fascismo e a oltre settant’anni dalla sua caduta la sua ideologia, la figura di Mussolini e la tragica esperienza della RSI attraggono giovani e giovanissime generazioni, perché i suoi simboli compaiono nei momenti e posti più inaspettati tanto da indurre il molto onorevole Fiano a proporre la sua legge liberticida.

L’ideologia democratica e partitocratica ha fallito e perché? Una risposta dovrebbe far ripensare quel che è stato sbagliato invece di ricorrere soltanto alla repressione, spesso ottusa ed sproporzionata Certamente alcuni episodi non collegati fra loro forniscono l’esca a questi allarmi esagerati: vedi la foto di Anna Frank in maglia giallorossa esposta all’Olimpico dagli ultrà laziali, o quel giocatore che dopo un gol fa il saluto romano scopre una maglietta con il simbolo della Repubblica Sociale proprio a Marzabotto. Estremismi giovanili e anche un pizzico di ignoranza che prendono preventivamente in considerazione le reazioni che avrebbero provocato innescando una reazione a catena di denunce, anatemi e condanne. Ci si dimentica sempre che venticinque anni fa la scusa per emanare la Legge Mancino fu una semplice manifestazione con corteo senza violenza né disordini del Veneto Fronte Skinheads nel 1993. Certe cose sono oggettivamente controproducenti ottenendo più danni che benefici, fossero solo di principio.

In sostanza aiutano chi vorrebbe varare leggi più generali e generiche contro il “pericolo fascista”, o fornisce ragioni emotive a chi propone di abbattere le “architetture fasciste”. Provocazioni ingenue e che si ritorcono contro. Meglio pensarci prima di metterle in pratica. Meglio agire con cognizione di causa. Meglio applicare una strategia entrista. Meglio ottenere consiglieri comunali o circoscrizionali. Inutile “provocare” a vuoto, meglio andare sui fatti concreti e farsi apprezzare dalla gente comune sul piano politico e culturale puntando sulle contraddizioni degli avversari. Altrimenti si corre il rischio di restare sempre nei limiti di contestatori marginali e inefficaci, chiassosi e provocatori sì, ma del tutto irrilevanti capaci di produrre l’effetto contrario, cioè leggi repressive.

Gianfranco de Turris

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7 Commenti

  1. Articolo perfetto, forse un attimino lungo, ma sicuramente di prospettiva….. Infatti è necessario anche entrare nelle presunte istituzioni, non tanto per arricchirsi come hanno fatto i grillini,peggiori delle zecche rosse dei centri sociali, ma per comprendere i meccanismi di una burocrazia idiota e liberticida……Ricordo che onnipotenza, supremazia,educazione forzata sono terminologie tipiche del comunismo e dei sinistri,che, consapevoli dei loro fallimenti , con arroganza portano avanti l’idea di una onda nera in avanzata prorompente…… Magari così fosse….. Ma ,perdonatemi, onore ai patrioti che a como sono entrati in quel covo di esseri ameboidi e nauseanti che si riunivano per promuovere la nostra fine e favorire l’invasione straniera. Per i traditori della patria solo vergogna e disprezzo.

  2. Credo che questo rigurgito di antifascismo non sia che la reazione scomposta e agosciata di un modo che si sta accorgendo di essere ormai prossimo al capolinea. Non c’è neppure bisogno di combatterli, sono morti che camminano.

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