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Roma, 25 gen – Ci vorrà un po’ di tempo per convincere gli addetti ai lavori che quella del centrodestra non è una corsa a perdere. Più o meno lo stesso che servirà per far conoscere agli elettori del Lazio Stefano Parisi. Nei dintorni della capitale infatti, il manager ormai milanese (da più di vent’anni vive nel capoluogo meneghino) è un semi sconosciuto e la sua candidatura sembra solo il frutto di una trattativa su una corsa a perdere, dove a contare sono state soprattutto le dinamiche nazionali. Come è uscito fuori all’ultimo secondo utile il nome di Stefano Parisi? Da mesi il centrodestra non trovava una quadra nel Lazio, con il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che da mesi ha lanciato la sua candidatura “civica”, con l’obiettivo nemmeno troppo nascosto di farsi appoggiare dal centrodestra come candidato unitario.
L’opposizione di Berlusconi e anche della Meloni a questo disegno (orchestrato tra gli altri da Storace), ha fatto sì che un mese fa uscisse un nome proposto dallo stesso ex cavaliere: Maurizio Gasparri. L’obiettivo del leader di Forza Italia era di scegliere lui il nome del Lazio, dopo aver ceduto su Musumeci in Sicilia e Fontana in Lombardia. A quel punto Fratelli d’Italia ha iniziato a fare la voce grossa, tentando di imporre il nome di Fabio Rampelli. Anche qui più che alla vittoria contro Zingaretti (improbabile) si puntava a mantenere alte le percentuali del partito della Meloni in chiave nazionale, nell’unica regione dove al momento è prima forza del centrodestra. Convinto Berlusconi è stata la Lega ad opporsi all’ipotesi Rampelli, considerato da sempre un “nemico” del Carroccio. Retroscena dei ben informati parlano addirittura di un litigio tra Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni in cui sarebbero quasi arrivati alle mani.
Il tira è molla è continuato fino a pochi giorni dalla scadenza della presentazione delle liste ed ecco che esce fuori all’improvviso il nome di Stefano Parisi. Il perché è molto semplice: il suo micro movimento “Energie per l’Italia” era stato fatto fuori dalla coalizione di centrodestra, non erano abbastanza i posti a disposizione della cosiddetta “Quarta Gamba” di Noi con l’Italia (l’accozzaglia di ex montiani e democristiani alleati del centrodestra) per garantire la poltrona almeno allo stesso Parisi. Ed ecco allora che il Cav un postarello glielo trova, piazzandolo nel Lazio. Come ha convinto la Meloni? Facile, cedendo su molti collegi uninominali, soprattutto nel Lazio e favorendo così l’elezioni di più deputati di Fratelli d’Italia. La controprova ce l’avremo al momento della composizione delle liste.
Resta da vedere quanto Salvini sosterrà effettivamente Parisi, dopo che già nella corsa a Milano dell’anno scorso, più volte il leader del Carroccio polemizzò con il candidato “moderato”. Addirittura intercambiabile secondo alcuni, visto che in passato fu vicino a candidarsi col Pd e le differenze politiche con l’attuale sindaco di Milano Beppe Sala erano di fatto impercettibili. L’antifascista liberale Parisi arrivò addirittura ad accusare Salvini di aver portato in coalizione candidati “fascisti”, dato che nelle liste della Lega in una circoscrizione era presente un esponente di Lealtà e Azione: “Io mi auguro che questo ragazzo non venga eletto, rimane un nodo che la Lega deve sciogliere. Con questa gente qui non si può avere rapporti”, disse Parisi.
C’è chi ironizza sulla “milanesità” di Parisi definito “candidato per tutte le regioni”, ma è soprattutto la sua estrazione centrista a non piacere all’elettorato più identitario e sovranista, nonostante la Meloni si affretti a rassicurare dicendo “così allarghiamo la coalizione”. Ma allargare a chi? Ad un uomo che ha iniziato la sua carriera professionale con la Cgil, che lavorò come tecnico prima per i governi democristiani e socialisti, poi come direttore del Dipartimento Affari Economici della Presidenza del Consiglio in quelli Amato e Ciampi, i governi che avviarono la svendita dell’Italia. Legato alla Confindustria e agli ambienti finanziari, non sembra proprio il candidato in grado di scaldare i cuori all’elettorato di destra, tantomeno a quello sovranista. Che adesso guarda in direzione del civico Pirozzi, ma anche a CasaPound, che con Mauro Antonini resta di fatto l’unica forza politica in grado di dare risposte forti su temi come immigrazione, degrado, Stato sociale, graduatorie dove rimettere in cime gli italiani. Temi che senza dubbio non saranno al centro dell’agenda di Stefano Parisi.
Davide Romano
 





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3 Commenti

  1. CasaPound simboleggia luce e speranza per un popolo oppresso, servo e schiavo, per un suolo patrio dove essere italiani nel cuore e nello spirito risulta sempre più difficile……..quasi ti senti sminuito quando vedi certa gente che rappresenta le più alte istituzioni che ti considera meno di un africano o di uno zingaro……magari qualche cosa cambierà……..pochi patrioti possono fare più di milioni di pecore.

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