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Roma, 5 lug – Osservando le masse africane che una delirante ‘politica’ dell’accoglienza a tutti i costi ha ‘impiantato’ nel nostro vivere quotidiano, ci si rende conto con chiarezza di come sia perfettamente riuscita quella che nel gergo sociologico viene chiamata socializzazione anticipatoria, vale a dire l’immedesimazione ‘preventiva’ da parte di questi africani con tutta un serie di ‘valori’ e stili di vita occidentali. Per la precisione ‘valori’ e stili di vita edonistici. Con l’aggravante che questo edonismo non è nemmeno avvertito come risultato comunque di un impegno lavorativo e di uno sforzo di automiglioramento economico, ma come un ‘regalo’ che si ha il diritto di ricevere. Un edonismo parassitario, insomma.

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Ma l’edonismo ha un risvolto ben più importante, che può essere riassunto così: l’edonista è per sua natura molto più facilmente controllabile e manipolabile dal potere (economico, politico, culturale). Questo perché in fondo l’edonista chiede nient’altro che una ‘quota’ di ‘piaceri’, e non si ribellerà nemmeno quando si accorgerà che tale ‘quota’ sta scemando, e per la buona ragione che è convinto che il sistema in cui vive (capitalista, individualista e tutto incentrato sui ‘diritti’, per dirla in estrema sintesi) comunque sia non semplicemente il migliore dei mondi possibili (cosa che perlomeno salvaguarderebbe, anche se magari solo a livello teorico, un’alternativa appunto possibile), ma l’unico mondo esistente, ovvero un mondo rispetto al quale, alla lettera, non ci sono alternative. Per cui le masse africane che vediamo aggirarsi, sempre più numerose, per le nostre strade, protestano appunto per rivendicare la loro ‘quota’ di ‘piaceri’, naturalmente disponibili a delinquere nel caso in cui tale ‘quota’ gli venisse negata.

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Giovanni Damiano

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