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Roma, 26 gen – Il nuovo partito dei vecchi senatori di sinistra si è già spaccato. Da nord a sud, è tutto un fuggi fuggi dopo la guerra per un posto “sicuro” in Parlamento. Pietro Bartolo, il medico “salva migranti” ad esempio, ha già sbattuto la porta alla compagine animata da Grasso e Boldrini. Differenti vedute sulle linee programmatiche? Poca attenzione ai temi dell’accoglienza a lui cari? A voler pensar male diremmo che no, semplicemente a Bartolo è stato offerto un collegio, quello di Pavia, giudicato incerto. E lui allora ha rinunciato. Eppure motiva così la sua decisione: “Finché i migranti continueranno ad arrivare e a rischiare la vita il mio posto sarà qui a Lampedusa” Nei collegi più sicuri compaiono invece Boldrini e, subito dietro, Alessio Pasquini. Il portavoce e assistente di Grasso è stato infatti preferito al medico di Lampedusa.
Tra paracadutati e silurati, anche Pippo Civati sembrava sul punto di lasciare. Ma nel suo tipico stile decisionista ha prodotto la solita serie di forse esco, magari resto, domani è un altro giorno e si vedrà. Ed è ancora lì a meditare. Nel frattempo i coordinamenti regionali di Leu sono sul piede di guerra con la direzione nazionale, in Sicilia ad esempio si sono ritrovati candidato l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Non l’hanno presa benissimo: “Il coordinamento regionale – si legge in una nota dell’assemblea siciliana del partito – non ci si riconosce nei metodi che negano i principi fondanti di trasparenza e di rappresentatività di Leu, mortificano larga parte dei territori e deprimono le importanti energie positive presenti in tutte le province siciliane”. Un esponente del coordinamento siciliano ha poi dichiarato all’Huffington Post: “Stamattina ci hanno comunicato da Roma che non c’è niente da fare. Le liste non sono in discussione. Molti non si candideranno, in queste ore ci arrivano messaggi del tipo: siete peggio del Pd. La verità è che abbiamo un gruppo dirigente di tanti Schettino che, appena capito che si affonda, si vogliono mettere in salvo”.
Anche dalla Sardegna sono arrivate le prime defezioni di rilievo da parte di potenziali candidati. Il primo ad andarsene è stato il deputato uscente Michele Piras (Mdp). In un effetto domino dei trombati, l’hanno subito seguito gli esponenti di Possibile, a partire dal segretario regionale Thomas Castangia. Insomma, tra imposizioni dall’alto ed esponenti territoriali che senza un posto assicurato in Parlamento non intendono proseguire il cammino, il partito di Grasso e Boldrini sembra sfiancato prima di presentarsi ai nastri di partenza.
Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Un partito di vecchi e giovani comunistelli,un coacervo di ignoranza e ignavia,una spremuta di falsità e mistificazione,una sciagura per la nostra patria,la peggior iattura della penisola…….. liberi e uguali,liberi di importare africani e renderli uguali e poi superiori agli italiani.

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