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Roma, 27 nov – Dopo le rassicurazioni date a Cernobbio davanti alle grandi personalità dell’economia, Luigi Di Maio prosegue nel processo di “normalizzazione” del Movimento Cinque Stelle. E lo fa scrivendo una lettera aperta ad Emmanuel Macron per rassicurare anche il presidente francese sulle intenzioni grilline.



La lettera, apparsa sul blog di Beppe Grillo, è un invito a non farsi influenzare dalla “forte propaganda da parte di certo giornalismo e dalle cose che Le riferiscono i politici italiani che provengono dai partiti tradizionali, quegli stessi partiti che sono in crisi di rappresentanza in tutta Europa e che Lei ha sconfitto nettamente alle presidenziali del maggio scorso”.

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L’obiettivo di Di Maio è dimostrare l’affidabilità del M5S come partito di governo: “Ci definiscono pigramente populisti – prosegue la missiva – senza sapere cosa questo significhi, mentre in realtà siamo solo “popolari”, ossia vicini al popolo che cerca un riscatto e un ruolo nel cambiamento del nostro Paese. Ci definiscono anti-sistema e in effetti lo siamo, se il sistema è quello, nemico della sovranità democratica”.

Nessun’altra sovranità, però, sembra essere in discussione: “Presidente Macron, il Movimento 5 Stelle crede profondamente, proprio come Lei, in una rifondazione dell’Europa che ci riporti alle missioni originarie che la comunità continentale si era data: la pace, la stabilità, il progresso economico, la tutela e la promozione dei popoli”. Un’Europa, continua Di Maio, “che dia un orizzonte ai desideri e alle aspettative delle persone, che non affoghi nell’iper-burocratizzazione delle regole sulla finanza, che ascolti le comunità e non soltanto i consigli di amministrazione delle banche d’affari, che esalti le identità nell’unità e non azzeri le nostre ricchezze mettendoci gli uni contro gli altri, che difenda il lavoro e le piccole imprese e non sia terreno di scorrerie per il grande capitale globale senza regole”. Insomma, un giro di belle parole zeppe di retorica per non dire sostanzialmente nulla. E fugare del tutto anche l’ipotesi che i pentastellati – referendum o meno – vogliano uscire dall’Ue. Meglio “rifondarla”: quante volte l’abbiamo già sentito?

Nicola Mattei

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2 Commenti

  1. …quel che mi da fastidio non è il ”pensiero di maio” ( cose che sono di buon senso tipo : unione europea nel rispetto delle diversità, culturali,sociali, economiche nazionali, ecc….o almeno questo ”sembra voler dire”; quel che infastidisce è il volersi accreditare..chiedere il ”consenso” ad un paese straniero, dopo aver chiesto: ”scusate; possiamo?”” agli USA…Sudditanza inqualificabile per chi dice di voler cambiare ”il mondo”…..

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