Roma, 2 nov – Il mainstream è palesemente ostile ai No green pass e a qualsiasi loro ragione o diritto. E questa non è certo una novità. Come non è una novità la costante retorica sui media tendente a porre i vaccinati contro coloro che non lo sono: ne avevamo avuto una dimostrazione già qualche giorno fa, con la “performance” di Myrta Merlino su La7 di cui avevamo abbondantemente raccontato. Ma forse negli ultimi due giorni c’è stata una decisa accelerazione, il cui messaggio di sottotesto sembra essere uno soltanto: “Guardate i No green pass e come vi stanno rovinando”.



Mainstream e No green pass “minoranza cattiva che ferma l’economia”

Ieri, manco a dirlo, il signor Enrico Mentana ha condiviso sulla sua pagina Facebook l’ennesimo articolo di Open inneggiante al cattivo no green pass, l’untore che fa perdere soldi e lavoro come nessun lockdown ha mai fatto.

Si legge su Open che “a Trieste arriva prima la petizione online per togliersi l’etichetta di No green pass. E poi il divieto di manifestare in piazza Unità d’Italia fino al 31 dicembre. Anche per contenere la crescita dei contagi.” Anche, certo. Come a dire, almeno un briciolo di onestà conserviamola.

Non meglio il Tg5 di stamattina, che nell’edizione delle 13.00 non risparmia un bel servizio di propaganda contro i No Green Pass “autori di queste manifestazioni disordinate e confuse” contro quelle “silenziose e pacifiche” dei “parenti delle vittime di Bergamo” per covid, tenute a Roma. Sia chiaro che i parenti di chi ha sofferto ed è morto hanno tutto il diritto di manifestare la propria sofferenza per un dramma vissuto, ma in questo caso la critica è alla scrittura di un testo palesemente discriminatorio e orientato al solo, unico, scopo: scatenare i vaccinati contro chi non lo è, sfruttando anche le sofferenze personali.

Ovunque, il tema della “minoranza” viene suonato a tambur battente.  Repubblica già a metà ottobre strillava del “ricatto di una minoranza”. Mentre non si calcola quanto minoranza siano le famigerate 30 piazze italiane che protestano contro la mancata approvazione del Ddl Zan. Pesi e misure diverse di contagio, come insegna Trieste.

Perché non si tratta di una “minoranza”

Come dicevamo è una sintesi, questa, diffusa da tutto il mainstream contro i No green pass, rilanciata da tutte le associazioni che media e giornalisti stanno tentando di indirizzare contro i manifestanti. Ma che, sostanzialmente, non vuol dire nulla. Le piazze di qualsiasi protesta nella storia umana non sono mai piene del 51% della popolazione. Ed eventuali – in questo caso decisamente improbabili – rivoluzioni non nascono mai da un ipotetico 51% della cittadinanza attiva.

Ad Alexanderplatz, nella Berlino della DDR, il 4 novembre 1989, non c’erano certamente 9 milioni di tedeschi dell’Est (16 milioni era la popolazione della Repubblica). È una ovvietà, non andrebbe nemmeno spiegata, ma visto che nel mondo d’oggi le ovvietà vengono tralasciate in favore, spesso, delle falsità, allora meglio tenere il punto.

Nella fattispecie della protesta dei No green pass, è piuttosto capzioso andare a enumerare semplicemente “la minoranza” contando i non vaccinati del Paese. Prima di tutto perché tra i No green pass vi sono anche molti che hanno eccome effettuato la vaccinazione (spesso con lo scopo di non subire problemi quotidiani) ma che – comprensibilmente – rifiutano di volersi sottoporre a successive dosi. E in secondo luogo perché il numero di persone che approvano il green pass non è quantificabile tanto facilmente. I sondaggi di un mese fa parlavano di una percentuale favorevole intorno al 76%. I sondaggi pubblicati da La Verità la scorsa settimana, però, mostravano un crollo fino al 50%. Si tratta, dunque, di numeri molto volatili, ai quali evidentemente non corrisponde un’opinione chiara sull’argomento: e sono troppe le variabili in gioco per pretendere di definire minoranze e maggioranze sulla base dei sottoposti a un provvedimento di fatto obbligatorio.

Stelio Fergola

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