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Roma, 7 mar – Alla Garbatella sembra che il tempo si sia fermato. Se si percorrono i suoi viali tortuosi o si salgono le sue scalinate subito dopo un acquazzone, dai piccoli giardini dei villini arriva deciso l’odore della terra bagnata e ci si sente un po’ a casa per via degli echi del dialetto romanesco che risuonano in ogni bar del quartiere. Di tempo però ne è trascorso da quando, il 18 febbraio 1920, Re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra in Piazza Benedetto Brin. Prima di questa data dove ora sorge la Garbatella tutto riconduceva ad un paesaggio bucolico. Immersi nella tipica campagna romana, oltre ai pastori con i propri animali, l’unico momento di condivisione di questo territorio, al confine con la basilica di San Paolo, era rappresentato dal pellegrinaggio delle Sette Chiese che nella piccola chiesa dedicata ai Santi Isidoro e Eurosia, vedeva una delle tappe d’obbligo. In questo luogo secondo la leggenda, nel 1575 si incontrarono San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, ideatore successivamente di questo percorso devozionale.

La storia della Garbatella

Il primo nucleo di questo nuovo quartiere popolare sorse per ospitare gli operai della nuova zona industriale di Ostiense che, parallelamente in quegli anni, si stava sviluppando intorno al Porto Fluviale. L’istituto Case Popolari affidò a differenti architetti e ingegneri la progettazione di 26 ettari suddivisi in 62 lotti. Gli edifici risalenti al primo intervento architettonico furono pensati come abitazioni di massimo tre piani, circondate da ampi spazi di verde utile come ritrovo per gli abitanti. I primi lotti furono realizzati in stile barocchetto, dal nome attribuito dagli architetti Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini (e successivamente anche Piacentini, Costantini, Marconi e Trotta) alle figure animalesche, ai motivi floreali, ai profili geometrici, ai numerosi vezzi che arricchiscono i villini. A partire dal 1927 una svolta architettonica definì la costruzione dei successivi edifici. Sabbatini progettò infatti quattro grandi fabbricati rinominati “Alberghi” destinati ad ospitare una sempre più crescente popolazione. Nondimeno l’avvento dell’innovativa pianificazione fascista a favore di edifici più simili a moderni condomini, non stravolse l’idea di realizzare luoghi di aggregazione per le famiglie come stenditoi, asili nido e giardini: nell’Albergo rosso vengono realizzati una chiesa e la scuola elementare, mentre nell’Albergo bianco trova posto la Maternità.

La Seconda guerra mondiale

Quello descritto è un quartiere densamente popolato, isolato dal resto della città dalla marrana, da canneti e da chilometri di verde incontaminato che dividono il centro storico della Roma di cento anni fa da una zona molto più periferica di quanto non risulti oggi. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la situazione non cambia di molto. La Garbatella è una borgata, con tutte le caratteristiche di un quartiere periferico e popoloso seppur realizzato con dettagli e elementi che ne denotano uno stile preciso e riconoscibile. Proprio qui, tra questi vicoli e cortili, il 7 marzo del 1944, un’incursione aerea alleata scaricò centinaia di bombe.

garbatella bombardamento 2La memoria collettiva, figlia dei libri di scuola, ha fatto proprio, come simbolo del secondo conflitto mondiale, il bombardamento di San Lorenzo, ma quello che si intende ricordare oggi è un atto altrettanto vile e sconsiderato che risulta davvero difficile da comprendere in un’ottica di strategia militare. Alla Garbatella non c’erano edifici industriali o ferrovie, o meglio, non erano propriamente situati nel quartiere della Garbatella. L’obiettivo sensibile era ovviamente la zona limitrofa di Ostiense, un polo industriale in rapida ascesa, anche grazie alla costruzione, nel 1940, di un nuovo snodo ferroviario, la Stazione Ostiense. Il bombardamento del 7 marzo del ’44 invece si scagliò sulla zona della Circonvallazione Ostiense, spartiacque tra la Chiesa di Santa Galla Placidia, costruita solo quattro anni prima, e i quattro Alberghi, gettando la popolazione nel panico e nella disperazione.

Un bilancio di sangue

Gli abitanti della Garbatella conservano viva memoria di quel giorno di settantacinque anni fa, un martedì mattina come tanti durante gli anni difficili della guerra. Il parroco di santa Galla, Don Teocle Bianchi raccontò nel suo diario il rapido susseguirsi di quei tragici eventi. Verso le 10 suonò l’allarme e tutti corsero al ricovero situato nell’Albergo bianco, il Lotto 41. Proprio qui caddero le prime bombe e poi, circa un’ora più tardi, una seconda violenta ondata colpì l’edificio. Il bilancio fu di 50 morti, di cui alcuni bambini del nido della Maternità. Solo alcuni giorni prima, il 3 marzo, gli americani avevano bombardato lo scalo ferroviario di Ostiense e la zona del Porto Fluviale distruggendo i magazzini della stazione e incendiando una cisterna di carburante. Gli americani però non soddisfatti programmarono un’altra incursione per il martedì successivo. Si può presumere che anche il bombardamento del 7 marzo rientrava nella strategia di sabotaggio dei rifornimenti della città, ma allora perché quel giorno le bombe colpirono per ben due volte la Garbatella? Un errore sembra difficile da credere. A memoria di questo tragico episodio per anni l’orologio che sormonta l’Albergo rosso è rimasto fermo segnando le ore 11 e 25, l’inizio del bombardamento, e forse anche la nascita di una coscienza collettiva contro chi siamo abituati a chiamare Alleati.

Isadora Medri

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