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Roma, 3 giu – Gabriele Muccino ha vissuto e molto bene negli Usa per 12 anni ma solo oggi, sull’ondata emotiva dell’uccisione di George Floyd (e i relativi scontri e saccheggi avvenuti in un po’ tutte le città americane) ha deciso di vuotare il sacco, parlarci di una nazione allo sbando e di aver assistito a violenze inimmaginabili.

Muccino: “Neri ammanettati e arrestati”

“Uno dei motivi per cui ho avuto un rifiuto forte per l’America e sono andato via è per la violenza tangibile che entra sottopelle. E’ il tessuto della società americana che prima ti terrorizza e poi, per uno che ha una cultura europea, o ti schiaccia o ti mette in fuga” dice Muccino all’Adnkronos, dopo che ha pubblicato la solita solfa Blm e video contro la polizia Usa. “Ho vissuto in America 12 anni e la realtà è sconvolgente come il video che ho postato. Io ho visto almeno una volta a settimana qualche nero ammanettato e perquisito dalla polizia senza aver fatto nulla”. Nessuno mette in dubbio la testimonianza di Muccino, ma come mai se la situazione dipinta è questa lui ci è rimasto così tanto – e ci ha girato ben quattro film?

Muccino: “Usa Paese violentissimo”

“In America ti arrestano per un nonnulla, perché non ti fermi allo stop e se sei nero non sai come va a finire” si lamenta ancora Muccino “è un Paese violentissimo, che vive sulla violenza, dove è molto tangibile la violenza degli uomini con gli uomini, un Paese che è nato sulla violenza contro i nativi”. “La povertà è talmente estrema che non ha permesso loro di curarsi, non essendoci una sanità pubblica che, tra l’altro, Obama aveva introdotto e Trump ha subito tolto appena è diventato presidente“: bene, nel ricordare a Muccino che stando così le cose allora lui non dovrebbe avere problemi di sorta essendo lui bianco, il dubbio che ci si pone è che forse si stia solo associando al codazzo di artisti vari e variegati anti Trump. Nel 2012 è stato eletto il nero e democratico Barack Obama (Muccino viveva già lì, lo dovrebbe sapere).

Forse si era già trasferito in Italia …

Nel 2012 feroci proteste hanno seguito l’omicidio di Travyon Martin, finito a colpi di pistola da un agente di polizia, mentre nel 2014 c’è stata la rivolta di Ferguson, che ha seguito alla morte di un diciottenne nero sempre per mano di un poliziotto. Dov’era Muccino all’epoca e se era già tornato in Italia, come mai non ci ha dipinto gli Usa come un barbaro inferno di polizia e pistole?

E “La ricerca della felicità”?

E dire che è grazie a opere come il suo La ricerca della felicità (che già nel titolo sviolina la “pursuit of happiness” della costituzione Usa) noi europei siamo portati a pensare all’America come la terra dove tutto è possibile: la storia di un uomo nero, vedovo, con un figlio piccolo, che dopo un periodo di dura povertà solo per il suo merito e per le sue capacità riesce a diventare ricco e felice. Si, avete letto bene, un uomo nero – che non viene discriminato una sola volta in tutto il film. Aspettiamoci da Muccino un bel film alla Spike Lee per la prossima volta, magari con Favino protagonista …

Ilaria Paoletti

8 Commenti

  1. Lo hanno pagato anche lui per fare propaganda”però dovrebbe farla un po più intelligentemente perché la gente non è scema…TRUMP è lì dal 2016 non dal 2020″.D’altronde fa parte del mondo dello spettacolo mainstream,deve sostenere le cause dell’ideologia… se no rimane a piedi “senza lavoro”

  2. Si era già trasferito in Italia mesi fa allegando ragioni socio-relazionali peraltro abbastanza condivisibili (è abbastanza vero che nei paesi protestanti alla fine finisci per fare amicizia con europei del sud, sud o centro americani, cattolici o latini, i protestanti appaiono talvolta troppo freddi e mercatisti), qui si accoda al piagnisteo collettivo ma non siamo dinanzi a nulla di nuovo rispetto al 92, eccessi della polizia, qualche agente genuinamente razzista, gang di ladri che razziano e commettono violenze indicibili. Hanno conquistato o rubato terra armi in pugno, vivono con le armi in pugno, l’elite dominante è un mix ebreo-protestante, ma la maggioranza è ormai diversa sul piano etnico e razziale e non accetta il format pseudotradizionale americano imposto da Trump. E’ normale che un radical chic non si trovi bene, mica è Berlino o Parigi dei quartieri bene, è una giungla in cui esistono razze diverse che convivono dove c’è prosperità (SF, Boston, Manhattan, alcuni altri posti glamour) e si guardano in cagnesco altrove. Di certo abusi palesi come quello di Chauvin non aiutano ma di sicuro non giustificano il vandalismo senza freni (con una precisa caratterizzazione razziale) diretto dagli schifosi antifa.

  3. C’è rimasto tanto perchè aveva la sua bella convenienza, obviously; d’altronde rispetto all’Italia quasi ovunque è fiscalmente conveniente.

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