Roma, 12 dic – L’idea che lo ius soli crei come per magia l’identità è smentita dalla storia incredibile della nazionale del Marocco. Una storia che per noi tanto incredibile non è, sia chiaro, visto che certe ovvietà le sosteniamo da tempo, ma partecipiamo pure al giochino del progressista immigrazionista tonto. Anche perché, diciamolo, è piuttosto divertente.

L’ennesima dimostrazione della fallacia dello ius soli: il caso della nazionale del Marocco

Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, la Federcalcio marocchina ha organizzato una vera e propria “operazione di reclutamento” dei talenti nati e cresciuti in Europa. Sono 26 i convocati attualmente facenti parte della nazionale araba. Di questi, 14 sono nati all’estero, tra cui Cheddira in Italia. Gli altri si dividono tra Canada (Bounou), Olanda (ben 4: Amrabat, Aboukhlal, Ziyech e Mazraoui), Belgio (sempre 4: Chair, Amallah, El Khannous e Zaroury), Spagna (Hakimi e Munir), e l’immancabile Francia (Boufal e Saiss). Infine, Sabiri, emigrato in Germania quando aveva solo tre anni, il quale ha perfino giocato con l’Under 21 tedesca.

Il grande bluff dell’identità scambiata per un pezzo di carta

L’identità non è un pezzo di carta, non è un semplice atto né un luogo di nascita, ma qualcosa di incredibilmente più complesso e profondo. Non è acqua, per usare parole già espresse su queste pagine. Eppure l’ideologia dittatoriale dello ius soli continua a fare proseliti da decenni, con un solo scopo utile: imporre a tutti i costi il dogma immigrazionista, la forzatura evidente di costringere popoli diversi a vivere nello stesso contesto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gruppi distinti, in Francia, in Belgio, in Inghilterra, in Svezia e da qualche tempo anche in Germania ed Italia. Gruppi che si scontrano con altri gruppi. Concorrenza salariale e distruzione dei diritti delle classi più deboli di autoctoni. Cassonetti incendiati in un Europa che diventa sempre più parca di “modelli” nello stile delle banlieue francesi, dove il fenomeno crea disagi enormi da almeno quarant’anni. Tutto questo perché? Per un’ossessione ideologica (sebbene certamente spinta da motivazioni socioeconomiche, tanto per cambiare ostili agli interessi delle classi sociali in maggiore difficoltà).

Si dirà: non in tutti Paesi menzionati vige lo ius soli. Falso: in un modo o nell’altro, la cittadinanza viene concessa a tutti. In maniera “lenta” (come in Italia o in Olanda) o “rapida” (Francia), il risultato è esattamente lo stesso. Anche perché l’assenza di cittadinanza nella fase di “attesa della maggiore età”, sostanzialmente, non priva certamente gli stranieri della possibilità di studiare e lavorare sul “nuovo” territorio di nascita. Ma la realtà è indicibilmente più chiara della fantasia distruttiva dell’immigrazionismo. E sbatte in faccia ogni giorno la sua fallacia anzitutto ideologica.

Stelio Fergola

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8 Commenti

  1. esatto sono pienamente in accordo con te, anche se la politica finge di non vedere spero se ne parli il piú possibile cosi la gente inizierá a capire!

  2. Cosa dite della squadra francese??? e cosa ne dite degli italiani nati,cresciuti e laureati qui in Italia e poi si sono trasferiti all’estero, perché non rimangono qui per contribuire allo sviluppo del loro paese di origine?

  3. Che razza di ipocriti, invece per quanto riguarda tutti gli Italiani all’estero e che hanno la cittadinanza del nuovo paese in qui vivono non è un problema, vero ?
    Forse non scelgono di giocare per le nazioni in cui vivono sarà magari perchè non vengono convocati, in Italia Balotelli era sempre preso di mira e insultato per ogni sbaglio, mettendo di mezzo anche in razzismo, non mi sorprende che non giocano per voi.

  4. a parte che si dice ius sanguinis…..e allora che ci fanno nel paese che li ospita?!!?!!! perché non tornano dove risiedono le loro origini? si ricordano della loro provenienza per giocare a fare i fichi ai mondiali mentre nel paese della maglia che indossano le cose fanno schifo!!
    veramente ridicolo oltre che patetico

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