Roma, 18 mag – Nella nazionale italiana di calcio si cerca con ossessione l’oriundo da arruolare per indossare la casacca azzurra. Il motivo è un non meglio precisato “bisogno” di risollevare le sorti della selezione, considerata in crisi (focalizzandosi sulla tragedia sportiva del mondiale non raggiunto e dimenticando la sua “nemesi” ovvero l’Europeo vinto appena l’estate scorsa). Ma andiamo con ordine.

Nazionale, quando l’oriundo diventa un’ossessione

La premessa necessaria è questa: nessuno ce l’ha con gli oriundi. Soprattutto quando sono forti o quando, comunque, hanno fatto la differenza per diversi anni. L’esempio tipico è Jorginho che, a prescindere dal crollo verticale degli ultimi mesi in azzurro (fattore che, purtroppo, è stato tra quelli decisivi per essere esclusi dai mondiali), viene da almeno cinque o sei anni di livello assoluto, in Italia, in Inghilterra e in generale su base internazionale. Quindi, nulla da dire. Grazie Jorginho e benvenuti tutti gli oriundi come lui.

Ma c’è un problema. Jorginho, sostanzialmente, è un caso. Una falla clamorosa dei selezionatori brasiliani, non credo chissà quanto parchi di supercampioni a centrocampo, che lo hanno ignorato e – sostanzialmente – regalato. La stragrande maggioranza degli oriundi, normalmente, sono “scarti”. Senza voler offendere nessuno. Ovvero calciatori che non hanno la qualità per indossare la casacca della loro “reale” nazione di origine e finiscono con quella azzurra perché non hanno alternative.

Negli ultimi decenni, a parte Jorginho, di oriundo veramente valido nella nazionale italiana abbiamo convocato solo Mauro German Camoranesi, tra gli azzurri vittoriosi a Berlino nel 2006. Per il resto, tanta normalità e spesso addirittura mediocrità. Fino a giungere agli ultimi Toloi ed Emerson. La ricerca dell’oriundo dovrebbe essere un’eccezione. A meno che non fiocchino oriundi di reale qualità, a parte il cognome esotico che – a differenza di quello italiano – nella nostra disastrata mentalità calcistica fa molto “forte a prescindere”.

Le ultime fissazioni: Joao Pedro e Marcos Senesi

Perché si è convocato a tutti i costi Joao Pedro in azzurro? Un problema che ha origini ormai pluriennali, ammettiamolo. Ma da mesi l’ossessione si è focalizzata su un tema in parte reale, ovvero quello della mancanza di un attaccante forte, in polemica con le scarse prestazioni in nazionale di Ciro Immobile (che tra l’altro, nei club dimostra tutt’altro che poca forza, e i numeri parlano chiaro, ma vabbè, facciamo finta di ignorarli). Il problema è che, anche tra i giovani, di attaccanti validi se ne notano, e anche qui i numeri parlano chiaro. La coppia del Sassuolo composta da Giacomo Raspadori e Gianluca Scamacca sta rendendo – e tanto – sia in termini di numeri che di qualità. Il curriculum non è inferiore a quello del signor novello “Pelè de noantri” Joao Pedro, visto che credo nessuno possa contestare quanto il Sassuolo non valga ceramente meno del Cagliari.

Non bastava fissarsi con gli attaccanti dal passaporto straniero (manco la nazionale fosse un club, poi), adesso si comincia pure con i difensori. E la stampa si è da poco straziata per la “clamorosa occasione persa” riguardo Marcos Senesi, oriundo argentino, convocato però a 25 anni con la Selecion. Non conosco Marcos Senesi, potrebbe anche essere un buonissimo difensore, ma a meno che non si parli del nuovo Franco Baresi, direi che anche qui le lacrime sono decisamente esagerate. Se si parla di curriculum, abbiamo difensori che sono su un altro piano, alcuni potenziali campioni (come Marco Bastoni dell’Inter), altri di ottime potenzialità (Gianluca Mancini della Roma). Se si vuole dire il “curriculum non conta” ma “contano gli osservatori”, come pure ho letto nelle giustificazioni demenziali di molti, sul web, allora qualcuno spieghi perché il signor Senesi è ancora in Olanda – e non certo in Premier, in Liga, ma onestamente anche nella Serie A – a metà carriera. Anche considerando il mare di “munnezza” con passaporto esotico che giunge dalle nostre parti.

Allora, la domanda è sempre la stessa: perché? Perché siamo malati. Culturalmente e sportivamente. Ma per guarire c’è la necessità di comprendere di esserlo, malati. Smettiamola di ossessionarci con giocatori normali. Senza nulla dire contro gli oriundi di qualità, che ovviamente sono benvenuti. Ma che però, mi dispiace, sono una ristrettissima minoranza: e lo dice la storia.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. Ecco la parte del discorso di Hailé Selassié che Marley usa in “War”:

    https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=233

    « Riguardo alla questione della discriminazione razziale, la Conferenza di Addis Abeba ha insegnato questa ulteriore lezione, a coloro che la vogliono imparare: finché la filosofia che considera una razza superiore e un’altra inferiore non sarà finalmente screditata e riprovata; finché in nessuna nazione vi saranno più cittadini di prima e di seconda classe; finché il colore della pelle di un uomo non avrà più valore del colore dei suoi occhi; finché i diritti umani fondamentali non saranno ugualmente garantiti a tutti, senza distinzione di razza; fino a quel giorno, il sogno di una pace duratura, la cittadinanza del mondo e le regole della morale internazionale resteranno solo una fuggevole illusione, perseguita e mai conseguita; e finché l’ignobile e drammatico regime che oggi opprime i nostri fratelli in Angola, in Mozambico, in Sudafrica, con le sue disumane catene, non sarà rovesciato e totalmente spazzato via; finché il bigottismo, il pregiudizio e l’interesse personale inumano e malizioso, non saranno sostituiti dalla tolleranza, la comprensione e i buoni propositi; finché gli africani non si alzeranno e parleranno come esseri liberi, uguali agli occhi di tutti gli uomini, come sono uguali davanti agli occhi del Cielo; fino a quel giorno il Continente africano non conoscerà pace. Noi africani, combatteremo, se necessario, e sappiamo che vinceremo, poiché confidiamo nella vittoria del Bene sul Male. »

  2. PAZZE TESTE PELATE Chase those crazy baldheads

    https://www.youtube.com/watch?v=IXckkQKY6Kk

    Quelle pazze, quelle pazze‎
    Noi cacceremo quelle pazze
    Teste pelate fuori città
    Cacceremo quelle pazze teste pelate
    Fuori città
    Noi rasta costruiamo la capanna
    Noi rasta piantiamo il grano
    Il mio popolo prima di me
    Non è stato in schiavitù in questo paese?‎
    Adesso mi guardate con disprezzo
    E poi divorate tutto il mio grano
    Noi cacceremo quelle pazze
    Teste pelate
    Cacceremo quelle pazze
    Cacceremo quelle pazze teste pelate
    Fuori città
    Via!‎
    Costruiamo la vostra prigione‎
    Noi costruiamo le vostre scuole
    Istruzione da lavaggio del cervello
    Per abbindolarci
    Con odio rabbioso ricompensate il nostro amore
    Parlandoci del vostro dio lassù
    Noi cacceremo quelle pazze
    Cacceremo quelle pazze teste bacate
    Cacceremo quelle pazze teste pelate
    Fuori città
    Ecco il truffatore
    Che si fa avanti con il suo piano truffaldino
    Non ci faremo raggirare
    Dobbiamo stare in guardia
    Noi cacceremo quelle pazze
    Cacceremo quelle pazze teste pelate
    Cacceremo quelle pazze teste pelate
    Fuori città

    – Crazy Baldhead (1976) – Bob Marley & The Wailers –

    G U E R R E

    https://telegra.ph/Guerre-05-17-2

    WAR

    https://www.youtube.com/watch?v=RQc0tSPBj2E

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