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Cagliari, 5 ago – “Neofascisti” di Angelo Abis e Giuseppe Serra, uscito per i tipi di Pietro Macchione Editore (Varese, 2016), ci riporta in un particolare ambiente politico e umano della Sardegna del periodo compreso tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’50 dello scorso secolo, quello dei “vinti”.  Reduci delle forze armate del Regno d’Italia e della Repubblica Sociale Italiana, ex dirigenti politici e intellettuali fascisti, ma anche conservatori, monarchici, “fusionisti” e “qualunquisti” sono i protagonisti di questo pregevole studio scritto da due ricercatori che hanno già dato ottima prova di sé negli anni precedenti.

Lo studioso cagliaritano sulla fase finale della storia del fascismo sardo ha già prodotto due studi che costituiscono altrettante pietre miliari della ricerca storiografica in un ambito ancor poco indagato: “L’ultima frontiera dell’onore. I sardi a Salò” (Doramarkus, Sassari 2009) e “Il fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946” (Giorgio Ariu Editore, Cagliari 2013).

Il professor Giuseppe Serra, docente presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Giuseppe Manno” di Alghero, ha già fornito un notevole contributo all’approfondimento della storia politica del secondo dopoguerra in Sardegna con il pregevole studio “Le origini della destra in Sardegna: il partito dell’uomo qualunque (1945-1956)” (Doramarkus, Sassari 2010), recentemente ripubblicato in una nuova edizione come Le origini del qualunquismo in Sardegna. Il Fronte dell’Uomo Qualunque 1945-1956 (Cavinato Editore International, Trieste 2017).

L’introduzione è stata curata da Giuseppe Parlato, professore ordinario presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e autore, per quanto concerne l’argomento della presente recensione, di “Fascisti senza Mussolini: le origini del neofascismo in italia (1943-1948)” (Il Mulino, Bologna 2006).

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Nel primo capitolo si descrivono le vicende del clandestinismo fascista negli anni che vanno dalla caduta del regime alla fondazione del Movimento Sociale Italiano (Roma, 26 dicembre 1946), nonché le vicende di due formazioni politiche che più di altre ospitarono i reduci fascisti in quegli anni: il “Partito Fusionista Italiano” (da cui provennero tra gli altri Antonio Podda, Giovanni Bianchina, Arturo Marigo) e del più noto “Fronte dell’Uomo Qualunque” (di cui fu animatore a Nuoro Mario Mereu). Un ruolo molto importante ebbe anche il “Movimento Sardo Indipendente dei Reduci”, guidato dal futuro dirigente missino Mario Pazzaglia, che fu anche dirigente fusionista. A riguardo del “Partito Fusionista Italiano” (cui Guido Jetti ha dedicato “La Destra prima della Fiamma. La parabola del Partito Fusionista Italiano”, uscito a Roma nel 2011 per la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice), giova rammentare che questa effimera formazione, guidata dal giornalista Pietro Marengo, parve a un certo punto assurgere a catalizzatore di tutte le forze nazionali e di destra della politica italiana, in particolare nell’Italia centro-meridionale e segnatamente in Sardegna dove ebbe ampia diffusione.

Nel secondo capitolo si ripercorre la costituzione, a seguito della fondazione del Movimento Sociale Italiano, della costituzione del partito nell’Isola e della sua diffusione su tutto il territorio regionale. Quasi ovunque, le sezioni del MSI presero origine dalle vecchie sezioni del “Partito Fusionista Italiano” (divenuto poi “Partito Nazionale Sociale Fusionista”), il cui responsabile regionale Antonio Podda era transitato nel MSI con molti altri dirigenti. In provincia di Sassari, già a poche settimane dalla fondazione del Partito (26 dicembre 1946), fu aperta la prima sezione nel comune di Bono, mentre la Federazione fu inaugurata, sotto la guida di Salvatore Mastino, nel dicembre 1947. A Cagliari la Federazione fu costituita nel maggio 1947, con Mario D’Atri quale Commissario Straordinario. A Nuoro la nascita della Federazione avvenne nel dicembre 1947 sotto la guida di Franco Aloysio. Contemporaneamente e con una certa rapidità, il Partito apriva sezioni in tutte le altre principali città (Carbonia, Iglesias, Oristano, Alghero, Olbia) e in moltissimi comuni dell’Isola.

Il terzo capitolo è dedicato alla stampa periodica neofascista in Sardegna nei primi anni del secondo dopoguerra. In particolare vengono esaminate due riviste sassaresi. “Il Quarantotto” fu il primo periodico neofascista della Sardegna repubblicana, uscito fino al 1948 sotto la direzione dell’ex militare e prigioniero non collaborazionista Nino Bianchina e caratterizzato da una linea social-rivoluzionaria di “sinistra nazionale”. “Il Risveglio”, diretto dai due giovani sassaresi Piero Fresco ed Eugenio Criscuoli, caratterizzato invece da una linea più nostalgica e nazional-conservatrice, chiuse la sua esperienza nel 1949.

Il quarto capitolo è dedicato alla partecipazione del MSI alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, cui gli elettori sardi parteciparono massicciamente con una percentuale di votanti del 90,07%, pronunciandosi in maniera in equivocamente maggioritaria a favore della Democrazia  Cristiana. In queste elezioni, il MSI riuscì ad affermare la sua presenza con una percentuale di voti alla Camera dei Deputati sul totale regionale, modesta ma significativa, del 2,77% (provincia di Sassari, 3,91%; città di Sassari, 7,96%; provincia di Nuoro, 2,8%; città di Nuoro, 8,8%; provincia di Cagliari, 2,11%; città di Cagliari, 4,20%), con picchi nei comuni di Alghero (8,01%), Ozieri (8,38%), Benetutti (11,51%), Bitti (12,46%). Nel capitolo si accenna anche ai primi congressi provinciali di Sassari, Nuoro e Cagliari (nei quali furono eletti come Segretari Provinciali rispettivamente Salvatore Brigaglia, Bruno Bagedda e Arturo Marigo), in vista del Congresso Nazionale di Napoli del 27-29 giugno 1948, durante il quale fu eletto Segretario del Partito Giorgio Almirante, destinato a durare in carica fino all’anno successivo quando fu sostituito da Augusto De Marsanich.

Il quinto capitolo è dedicato alle elezioni regionali dell’8 maggio 1949, durante le quali il MSI e ancor più il concorrente più diretto, il Partito Nazionale Monarchico (P.N.M.), conseguirono un successo lusinghiero e insperato. I risultati furono i seguenti:  Sardegna, PNM 11,6%, MSI 6,1%; provincia di Sassari, PNM 15,8%, MSI 8,6%; città di Sassari, PNM 26,5%, MSI 10,9%; provincia di Nuoro, PNM 9,18%, MSI 6,57%; città di Nuoro, PNM 9,5%, MSI 17,2%; provincia di Cagliari, PNM 10,17%, MSI 4,51%; città di Cagliari, PNM 18%, MSI 9,3%. La linea politica durante queste elezioni fu spiccatamente anti-regionalista, coerentemente con l’assunto ideologico nazionalista e unitario del Partito, contrario non all’autonomia amministrativa di per sé, ma all’esistenza dell’Ente Regione quale ente politico e legislativo ritenuto pericoloso per l’unità nazionale. Il M.S.I. aveva anche presentato un disegno di legge costituzionale per l’abrogazione della Costituzione recentemente promulgata. Il capitolo tratta anche del secondo Congresso Provinciale del M.S.I. sassarese, svoltosi a Sassari l’8 gennaio 1949, in cui venne eletto come Segretario Provinciale Gavino Pinna; del viaggio del noto Stanis Ruinas (alias Giovanni Antonio De Rosas, ex fascista poi assurto a massimo rappresentante della c.d. “sinistra nazionale” filo-comunista, nonché direttore del “Pensiero Nazionale”) in Sardegna nel luglio-settembre 1949 e dei movimenti giovanili del partito (FUAN, “Raggruppamento Giovanile Studenti e Lavoratori”“Giovane Italia”) nel MSI sardo.

Il sesto capitolo, infine, è composto da una galleria di cenni biografici sui personaggi che hanno segnato la storia del MSI in Sardegna: Giovanni Maria Angioy, Bruno Bagedda, Giovanni Bianchina, Enrico Endrich, Arturo Marigo, Mario Mereu, Mario Pazzaglia, Gavino Pinna. Molti di questi personaggi, come è noto, continuarono ad avere un ruolo significativo nel MSI sardo nei decenni successivi.

Luca Cancelliere

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