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Roma, 16 giu – Friedrich Hegel (1779-1831) nel corso della sua vita pose l’attenzione ai problemi politici dello Stato. Egli, a tal proposito, analizzò i problemi di tre nazioni: Germania, Francia e Inghilterra, ed esaminò il rapporto che intercorreva tra dialettica (cioè il diritto, la morale e l’etica) e la politica.
Il filo conduttore di questo rapporto constava dall’appartenenza dell’individuo ad una comunità, che cela la creazione di un’identità condivisa, un popolo, una Nazione che si esprime, pertanto, in una totalità di soggetti accomunati da interessi ordinari, ove gli interessi particolari potevano esistere nella misura in cui lo Stato riusciva a perseguire il suo fine ultimo: il fabbisogno della comunità nazionale. Tale unione non era un atto dovuto, bensì una necessità, percepita dall’individuo che si identificava con la collettività. Non a caso, Hegel, è stato un grande stimatore de Il principe di Machiavelli, poiché in esso si affermava l’idea di uno Stato intrinseco di una forza regolatrice, attraverso la quale la singola Nazione fosse coesa e soprattutto indipendente.
Tali ragioni spinsero il filosofo al rifiuto dell’accezione del diritto così come veniva concepito dallo Stato moderno. Nello Stato moderno, gli interessi collettivi lasciavano spazio solo ad egoismi e ad interessi di parte. Il diritto diventava il riflesso di uno status, riconducibile al singolo individuo ed espressione della volontà morale, soggettiva del medesimo, le azioni umane erano finalizzate a tutelare un proprio diritto personale o di ceto, in questo modo si precludeva la funzione della politica stessa nella società civile. Al contrario, la politica doveva trovare fondamento nell’eticità, intesa come un sistema di volontà indivisibili, nel quale si racchiudeva il vero significato del concetto di diritto e della sua rappresentazione, ivi inclusa la morale.
Dal concetto di Stato hegeliano, dunque, la «preminenza dell’universalità» rappresenta quel nesso tra dialettica e politica, affermatosi durante il Ventennio in Italia e che possiamo trovare in qualche modo anche nei movimenti sovranisti contemporanei, con i quali si assiste ad una riaffermazione di principi e valori che sono condivisi da una Nazione.  Il diniego da parte dei movimenti sovranisti alle politiche dell’Unione Europea ne sono una prova. Del resto, per Hegel, lo Stato esplica, attraverso il potere legislativo e quello esecutivo, le sue funzione, esercitando la sua sovranità, senza essa viene meno il concetto di Stato: un’entità statuale è «la coscienza immanente di una Nazione» e non certo di un’establishment.
Gianluca Calà

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