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onestà m5sRoma, 22 gen – La cosa divertente della altrimenti depressiva saga dei pentastellati al Parlamento europeo è il piacere di essere stati fra i primi, se non praticamente gli unici, ad aver individuato da subito il M5S come un nemico politico al pari del Pd in quanto portatore di un messaggio sostanzialmente in linea con i desiderata oligarchici che tutti ben conosciamo. Abbiamo smontato l’asfissiante retorica dell’onestà, dimostrandone la matrice radicalmente liberale; abbiamo smontato la finta opposizione all’Ue incarnatasi in un programma con pretese vagamente radicali, in realtà assolutamente banali e conformiste; abbiamo persino smontato l’idea della funzione progressiva della mancetta di Stato ai disoccupati per tenerli buoni che sostanzialmente rappresenta l’unica proposta concreta mai fatta dai pentastellati.

Quello su cui oggi vorremo brevemente soffermarci è l’assoluta mancanza di originalità in un messaggio puritano che gli italiani hanno già sperimentato sulla propria pelle con la nefasta stagione di Mani Pulite il cui effetto unico è stato lo smantellamento dell’Iri con la conseguente privatizzazione delle partecipazioni statali a prezzo di magazzino ad una cordata di “imprenditori” i cui nomi sono risuonati spesso nella cronaca degli anni successivi. Negli ultimi anni, però, la nuova ondata del moralismo liberale ha toccato molti altri paesi, in particolare l’Argentina, in cui l’onestissimo imprenditore Mauricio Macrì ha preso il posto della corrotta, statalista e (ovviamente) populista Cristina Kirchner, sconfiggendone il candidato fantoccio con una piattaforma fondata sul “rigore”, sulla ‘onestà’, sul “cambiamento”. Da fervido sostenitore del libero mercato, che come ci ripetono sempre è l’unico strumento per disciplinare la politica spendacciona, ha autorizzato le imprese produttrici di medicine prepagate ad aumentare del 6% il prezzo della quota mensile a partire dal 1 di febbraio, come recita la risoluzione 2.371 firmata dal Ministro della Salute, Jorge Lemus. Un nuovo aumento che va a sommarsi al 9% deciso nello scorso mese di agosto. In generale, la liberalizzazione parziale dei servizi pubblici operata dall’integerrimo Macrì ha già condotto a rincari del 500% di acqua ed energia elettrica, trasformando l’Argentina nel paese più caro dell’America Latina.

In tutto il mondo, la retorica neoliberale della corruzione, dello spreco e dell’inefficienza dei pubblici uffici si nutre del più abbietto fra tutti i sentimenti che animano quella galassia nota come umanità, all’origine delle sue maggiori sciagure storiche: il risentimento. Al bottegaio è facile spacciare la distruzione dello Stato sociale come una lotta contro i “parassiti”, quando ha sotto gli occhi tutti i giorni esempi eclatanti di fancazzismo dei dipendenti pubblici, visti quasi come “nemici di classe” che campano di spesa pubblica per non fare nulla o comunque poco, per timbrare il cartellino in tenuta da sci, per essere sempre e comunque scortesi ed indisponenti nei confronti del cittadino che di fatto li paga con il sudore della fronte. Certamente, ci si dimentica la crescita del precariato nella pubblica amministrazione, e in particolare nei settori sensibili del Welfare, scuola e sanità in contemporanea all’espulsione (dovuta principalmente ai pensionamenti) di oltre 200 mila persone. Il blocco del turnover non permetterà l’assunzione di nuovo personale, compresi i precari che attendono nel limbo una stabilizzazione oggettivamente impossibile nelle attuali condizioni di austerità imposta dall’Ue.

Questo breve viaggio nell’orrore dell’ipocrisia forcaiola serve esclusivamente ad una cosa: mostrare i limiti di un approccio sentimentale alla politica, che sfocia necessariamente nella famosa barzelletta del marito che si evira per fare un dispetto alla moglie. Dobbiamo sopprimere il piccolo moralista che è in noi, dobbiamo nettarci le terga con la lingua di chiunque parli di purezza e di candore, e soprattutto dobbiamo rammentarci l’insegnamento pratico di Mussolini, che per salvare l’economia italiana non chiamò un fanatico imbecille, ma un massone antifascista e (pare) abbastanza “disinibito” nella sua condotta morale, il grandissimo Beneduce a cui dobbiamo sostanzialmente il miracolo economico post-bellico del trentennio glorioso. Mussolini era un uomo di Stato, i moralisti sono semplicemente gli utili idioti del potere finanziario, che comunque si libererà di loro non appena cesseranno di essergli in qualche misura utili.

Matteo Rovatti

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