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TrumpRoma, 23 gen – Staremmo ore, davvero, ore a vedere le femministe che piangono alle manifestazioni anti-Trump. Piangono in senso letterale: psicopatiche androgine che urlano in lacrime perché alla Casa Bianca ora c’è un playboy. È un corroborante, ti fa iniziare bene la giornata. Allo stesso modo, fa piacere vedere gli sforzi di Repubblica per dimostrare che, avendo fatto una manifestazione di piazza imponente e avendo portato in strada Madonna, alla fin fine gli anti-Trump sono i soli legittimati a governare. È sempre bello apprendere la democrazia dai democratici: pare, quindi, che nella Costituzione Usa ci sia una clausola Madonna in grado di annullare i responsi delle elezioni. Tutto questo è molto divertente, senza dubbio. E tuttavia, qualche considerazione che vada oltre gli sfottò ai liberal traumatizzati toccherà pure cominciare a farla.

Cosa significa l’elezione di Trump? Cosa comporta davvero per noi? Nella campagna elettorale del repubblicano, l’Europa non è quasi mai entrata. Si è parlato di Cina (il nemico commerciale), di Russia (il futuro alleato), di Israele (agghiacciante l’idea di spostare la capitale a Gerusalemme), delle petromonarchie (attaccate in quanto sostenitrici della Clinton). Di Europa poco o nulla. Il fatto è che dell’Europa Trump non sa nulla, in linea con le competenze dell’americano medio. Non sa niente e non gliene frega niente. In un comizio definì il Belgio “una città bellissima”. Quando gli dissero che Renzi sosteneva la Clinton, rispose: “Renzi non lo conosco neppure, non mi importa. È irrilevante”. La qual cosa potrà far sorridere i campioni dell’antirenzismo, ma ha un significato chiaro: non è Renzi a essere irrilevante. È l’Italia, è l’Europa, è questa parte di mondo. Del resto ricordiamoci che, in America, l’Europa è presente nell’immaginario collettivo come il regno dell’oppressione da cui i padri pellegrini si staccarono per fondare il regno della moralità e della giustizia. È quello che l’Egitto era per gli ebrei.

Trump vorrebbe ristrutturare (e non demolire) la Nato: il che può essere una notizia buona o cattiva, a seconda del senso di questa ristrutturazione. La sua preoccupazione principale sembra essere il pagamento delle quote: insomma, il pizzo da pagare per la protezione. Trump è anche pro-Brexit e moderatamente anti-Ue. Ora, che la Ue non faccia gli interessi dei popoli europei e sia anzi diventata un presidio anti-europeo lo diciamo da tempo. È a questo che Trump si riferisce? Oppure ci sono vantaggi politici, economici e persino culturali per Washington nell’esistenza di un’Europa divisa e litigiosa? Vantaggi che sono i loro ma non certo i nostri?

La Russia, infine. In molti, dalle nostre parti, gongolano. Il problema è che noi non siamo russi. Con tutto il rispetto per le grandi cose fatte da Putin, non è che dobbiamo eleggere a Vate chiunque dia una pacca sulla spalla al presidente russo. Quello che deve interessarci è sempre ciò che è meglio per noi. Ma, alla fin fine, è proprio questo il problema: il noi. Sappiamo chi siamo noi? Probabilmente no, non più, questa consapevolezza si sta smarrendo anche nei settori più culturalmente attrezzati. Il problema non è Trump o Putin, il problema siamo noi. I fan nostrani del presidente americano hanno tanti argomenti a sostegno della loro simpatia, ma nessuno che riguardi noi. Trump e Putin, Trump e la Siria, la Clinton è pazza, le femministe che piangono. D’accordo. Ma è davvero raro incontrare qualcuno che argomenti, spiegando che Trump è meglio per i nostri interessi. Semplicemente, il problema non viene posto. Si è smarrito il senso del noi, di chi siamo, del nostro orizzonte di senso, ormai ci limitiamo a fare da spettatori. È quindi da lì che converrà ripartire. Dal noi, la nostra unica salvezza.

Adriano Scianca

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12 Commenti

  1. Esattamente. Scianca coglie il punto…una cosa è gongolare per le contorsioni che l’elezione di Trump provoca ai demosinistrati, altro è non capire che si profila una nuova Yalta ai danni dell’Europa .Se amo da soli, nessuno lo fara’dall’esterno, tantomeno un presidente USA.

  2. Il problema è culturale. Se Mussolini avesse fatto una cosa che andava contro lo Stato lo avrebbero preso a manganellate. E lui era Mussolini, l’uomo forte.
    Oggi il leader del Front National va tranquillamente a prendere ordini a casa (letterale) di Trump. Ora, io non sono stato un ammiratore del Front National nemmeno quando c’era Jean Marie Le Pen, soprattutto perchè lo conosco poco, però non credo che il Front National non guardasse allora all’Europa e considerasse gli Usa degli amici. Mi auguro che qualcuno con un po’ di cultura intervenga in maniera decisa. Ma qualcuno ce lo vede Jean Marie Le Pen al posto della figlia a prendere ordini dagli assistenti di Trump?

    Fra l’altro (e l’articolo non lo dice) Trump si dimostra leader della finanza speculativa a cui il mondo deve la crisi finanziaria. E’ vero che la crisi ad un certo punto l’ha fatta scoppiare Obama e poi l’ha trasferita (tramite banche e agenzie di rating…fmi…ecc.) in Europa, ma qualcuno pensa che Trump non farebbe lo stesso? Se quelli che ha messo nei posti chiave causeranno problemi grossi saremo sempre noi europei a pagarne il conto.

    Fra l’altro la globalizzazione non la può fermare il Presidente Usa, quindi sarà una cosa a strappi ed i colpi peggiori li prenderemo noi europei.

    Ora come ora, possiamo criticare e combattere il Fiscal Compact, il Semestre europeo ed il pareggio di bilancio, ma non la Ue, che è la solita nostra possibilità, anche se non mi piace il nome, anche se non mi piace Maastricht.
    Se la Russia si allea con gli Usa e con l’Inghilterra, noi dovremmo fare la Ue…..ma se al Governo vanno pagliacci politici come Salvini, Grillo o la Meloni, rischiamo davvero di essere stritolati.

  3. Fra l’altro ci lamentiamo della Merkel, ma noi non siamo stati capaci di risolvere il problema dell’immigrazione che ci tocca enormemente da vicino.
    Ci considerano degli idioti.
    Ah se solo avessimo bloccato il traffico di immigrati dalla Libia…
    a quest’ora avremmo risparmiato miliardi, avremmo conquistato il rispetto di tutti gli altri Paesi della Ue.
    Cmq mi fa piacere leggere finalmente un articolo del genere. Io ho tifato Trump e mi sono divertito a sentire i pro-Clinton disperatati. Ma due giorni dopo non tifavo più Trump, ma speravo si scannassero a vicenda…lo spero ancora…ma so che cmq i danni saranno sempre troppo pochi.
    E poi vedi la Le Pen a casa di Trump…che vergogna.

  4. Una cosa da tenere sempre presente è che Europa e UE sono due cose ben differenti.
    Il motivo per cui in molti ripongono le proprie speranze in Trump è che faccia saltare l’UE, che non dimentichiamo è una creatura americana. Dire che agli “americani” dell’ Europa non importa nulla mi sembra un errore di valutazione, in termini geopitici.
    Se Trump che è un pezzo dell’establishment, sarebbe ingenuo credere il contario, farà saltare l’UE non lo farà certo per benevolenza verso i popoli europei, dei quali sicuramente non frega nulla, ma per il fatto che il primo debitore della Germania, oltre alla Grecia, sono gli USA. Il deficit nella bilancia commerciale verso la Germania comincia a creare seri problemi agli Stati Uniti in un momento in cui molti paesi si stanno muovendo per sganciarsi dal dollaro come moneta di scambio internazionale.
    Gli americani non possono più finanziare il loro debito estero semplicemente emettendo moneta.
    Un altro motivo è che ci si augura che Trump mantenga la linea di politica estera annunciata in campagna elettorale, di cambiare direzione rispetto agli ultimi decenni in cui gli USA hanno concentrato tutti i loro sforzi per perseguire il loro disegno di dominio mondiale e concentrarsi maggiormente verso l’interno. Quello che è certo è che la Clinton avrebbe continuato la linea di Obama quindi la possibilità di un conflitto con Russia e Iran.
    Si spera in Trump e nella vittoria della Le pen in Francia perché assunto il fatto che restare nell’ Unione significa avere la Grecia come nostro futuro, noi italiani non faremo nulla per cambiare questo ineluttabile destino, ma ci lasceremo condurre buoni buoni al macello dalla nostra classe politica di venduti traditori.
    Condivido l’appello di Scianca ma realisticamente credo che possiamo solo sperare in un cambiamento che venga dall’esterno, perché se mai ci sarà una reazione da noi, avverrà quando saremo distrutti.
    Probabilmente la fine dell’incubo Euro è vicina, e pare proprio date le ultime dichiarazioni di Draghi e dalla vicenda MPS che ci stiano preparando il cappio mandandoci la troika per fare risanare ai cittadini italiani le banche tedesche.

  5. Bel pezzo. Niente di nuovo sotto il sole europeo. Continueremo a sopravvivere di riflesso. Non siamo nemmeno riusciti a tenerci stretto Gheddafi affinché 1) tutelassimo le frontiere e 2) rafforzasse il potere degli Stati africani contro le multinazionali rapaci che succhiano risorse e ricchezze ai locali costringendoli a fuggire (ma la loro indole antisociale li porta comunque ad essere i migliori alleati del capitale).
    Che autogol!

  6. Bene, Scianca, ci dica come “ripartire dal noi”. Se non ce lo dice, vuol dire che non lo sa e che forse le sue sono vaghe speranze come quelle di chi aspetta l’arrivo degli alieni. Mi sto convincendo che quel “noi” non esista più dal 1945. Abbiamo avuto occasioni per ritrovarlo, forse, ma le abbiamo buttate, perché siamo morti dentro. Se ciò che rimane è l’America di Trump, allora forza Trump, allora forza USA. O preferisce che diciamo forza Meloni?

  7. Il discorso perseguito in questo articolo è molto rappresentativo dell’ambiguità della destra italiana ed europea. In qualsiasi verso la si voglia vedere, esprime in realtà una forma di speranza per una maggiore autonomia nazionalistica italiana. Vediamo il perchè. Coloro che inneggiano a Trump sperano, per farla breve, ma molto breve, in due cose: il nuovo orientamento politico nazionalista che possa portare a legittimare i movimenti di destra; l’allentamento della NATO sui paesi satelliti e di conseguenza un’allentamento delle pressioni politiche americane sui governi (compresa L’Italia) dunque il risorgere dei NOI. Un rimescolamento delle carte insomma. In secondo luogo i nazionalisti europeisti, sperano invece che un rafforzamento dell’Europa-Nazione possa essere un baluardo alternativo anti USA. Ecco quindi che con strade diverse gli intenti dei NOI rimangono gli stessi.

  8. Trump puo’ dare l’esempio di come ci si riappropria del proprio stato, di come i cittadini si riprendono la loro nazione. Certo lui fara’ il meglio per l’america e questo non e’ automaticamente un bene per gli altri, pero’ gli europei possono prendere nota di come si fa per migliorare la propria situazione.

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