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Roma, 16 gen – Le opere di Giampaolo Pansa sulla guerra civile e sui crimini commessi dai partigiani sono un “falso storico“. Ragion per cui è vergognoso che in occasione della recente scomparsa del giornalista e scrittore si sia levata una “corale opera di depistaggio” mossa dall’ipocrisia e dal fatto che “dei morti niente si dica se non il bene”. Ad infangare la memoria di Pansa e a criticare la stampa e la tv per aver osato parlarne bene è Tomaso Montanari, sul blog di MicroMega ospitato sul sito di Repubblica. In un articolo dal titolo “Pansa, la sconcertante santificazione di un falsario“, lo storico dell’arte fiorentino si sente investito solennemente dalla missione di dover contraddire “la canonizzazione” del giornalista che si è spento a Roma il 12 gennaio all’età di 84 anni. Sì, perché secondo il Montanari, che da anni imperversa sui giornali e in tv nella veste di intellettuale di sinistra di tendenza, Pansa è massimamente colpevole soprattutto per aver operato una “equiparazione sostanziale fascismo-antifascismo”, essendo così “uno dei responsabili culturali della deriva che conduce allo sdoganamento dello schieramento che va da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini, passando per CasaPound“. Sì, l’ha scritto sul serio. In un delirio tale che sarebbe estremo anche per il più fazioso dei faziosi. Ma questo è niente.

“I libri dal 2003 in poi sono un falso storico”

“Basterebbe questo a renderne la memoria esecrabile: almeno per chi crede davvero nei valori della nostra Costituzione”, chiosa l’autore. E invece, come se non bastasse, c’è chi osa celebrarne le doti di giornalista e scrittore, un po’ come si fece per la Fallaci, “che oggi sarebbe condannata per istigazione all’odio razziale”, sostiene convinto lo storico dell’arte. Ora veniamo al ridicolo impianto accusatorio secondo il quale uno dei più grandi giornalisti italiani – osannato anche dalla sinistra finché non ha iniziato a scrivere libri revisionisti – non merita di essere ricordato, men che mai celebrato. “I libri di Pansa dal 2003 (l’anno in cui esce il Sangue dei vinti) consistono in una continua, abile, suggestiva manipolazione dei fatti che mira a costruire, nella percezione del pubblico, un sostanziale falso storico. Pansa era stato uno storico: si era laureato in storia con uno dei migliori storici della Resistenza, e aveva praticato egli stesso la ricerca storica con ottimi risultati”, sostiene il Montanari. Peccato però che abbia cessato di essere attendibile come storico non appena “decise di ribaltare il tavolo e sostenere le tesi opposte a quelle in cui aveva sempre creduto – quando, cioè, decide di costruire l’apologia di chi uccise e morì per la Repubblica di Salò“.

“Né storico né giornalista”, dice. Da che pulpito, diciamo noi

Sono testi, i suoi, che non hanno nulla a che fare con la storiografia: ma nemmeno col giornalismo“, afferma convinto. Peccato però che lo stesso Montanari non sia né uno storico né un giornalista “certificato”. Infatti è un radical chic che si presta al giornalismo senza alcuna iscrizione all’ordine professionale. Ma noi sappiamo bene che una penna non si giudica dai “pezzi di carta”, ma da come scrive. Ci fa semplicemente specie che per attaccare Pansa utilizzi strumenti che gli si potrebbero ritorcere contro. Il Montanari infatti parla di “clamorosa distorsione della verità” nei libri revisionisti di Pansa quando lui stesso mente spudoratamente affermando che le nefandezze narrate nel cosiddetto “ciclo dei vinti” siano tutte inventate, perché non ci sarebbero documenti storici di quei crimini. Quindi a questo punto sarebbe inventato anche tutto quello che ha scritto Giorgio Pisanò nella sua “Storia della guerra civile in Italia(opera tributata dallo stesso Pansa per la sua minuziosa documentazione storiografica). Insomma, per il Montanari chi sostiene che i partigiani siano stati anche dei criminali è nemico della Costituzione.

Le solite accuse con l’aggravante della supponenza insopportabile

L’impianto accusatorio è sempre lo stesso, lo sappiamo. Ma stavolta c’è l’aggravante della supponenza, davvero insopportabile, e della faziosità di uno che vuole spacciarsi per depositario della verità perché docente universitario, accademico, studioso, critico d’arte, maitre à penser. Invece è un partigiano, che parteggia per chi nega i crimini da parte degli appartenenti alla cosiddetta resistenza. E oggi infanga la memoria di Pansa perché “reo” di aver osato negare la verità dei vincitori.

E ci fa pure la morale…

“La triste morale è che è inutile, ipocrita, e in ultima analisi intollerabile, inondarci di retorica sull’insegnamento della storia nelle scuole e difendere sdegnati la libertà di stampa e i giornali indipendenti, se poi è la nostra idea di giornalismo (e dunque di democrazia) a esser così gracile, ipocrita, superficiale”. Tutte belle parole, per carità. Peccato che il Montanari, che non è uno storico e non è un giornalista, le usi contro chi ha commemorato la morte di Pansa, rammaricandosi peraltro che – a parte il Manifesto – nessun giornale l’abbia attaccato come fa lui. Giudice dei miei stivali.

Adolfo Spezzaferro

13 Commenti

  1. La Veriiiità tiiii faaaa maaale, lossó! Irriducibili ipocriti e facce di…. bronzo (vedi tu, come sono tollerante e democratico oggi!) Negano pure l’evidenza, stí terrapiattisti!

  2. Chi inneggia a “piazzale loreto” NON appartiene al genere umano , da tali BESTIE non ci si può
    aspettare altro che l’ insulto ad un defunto .
    Puoi criticare l’ opera di un giornalista , di cui non condividi le opinioni , ma post mortem ci vuole
    “rispetto” , vocabolo ignoto al PartitoDebenedetti ,,,,,,

    Peraltro ho in fresco diverse bottiglie , le migliori per scalfari (cagnolino) e per il suo Padrone svizzero …….

  3. Senza le opere di guareschi , i comunisti sarebbero subito apparsi per quelle brutte persone che sono e Pansa non avrebbe avuto i problemi che ha avuto .
    Possa riposare ora in pace .

  4. Premetto sono antifascists ma bisogna dire la verità la resistenza non fu cristallina si comporto in modo analogo a chi combatteva ne ho testimonianze abitando in un piccolo comune umbro .Si raccontavano con nomi e cognomi e dovizie di particolari di ruberie ed arricchimenti personali di vessazioni verso tutti. Qualcheduno partigia dovette emigrare all’estero per paura di ritorsioni e fuggi con il bottino.Era la guerra ….non tutti combatterono per ideali .Questa è la verità molti donarono la vita per un ideale. La mia conclusione è non è tutto oro ciò che luce

  5. Poveri intellettualoidi di sinistra, istigatori di odio permanente! I defunti non si possono “eliminare”, contrariamente a quelli “viventi” secondo il metodo spinto del quotidiano “La Repubblica” e perciò possiamo permetterci di commentare i vomitevoli giudizi di tale pseudo accademico e critico d’arte, con analoghi titoloni.

  6. Ma chi è o crede di essere questo personaggio. Scriva di arte se è davvero un esperto. Per il resto lasci perdere!

  7. Ma chi è o crede di essere questo personaggio per dare giudizi storici da esperto di arte? Non era ancora nato nel primo dopoguerra e quindi parla “de relato” su resoconti esclusivamente partigiani. Alla faccia della oggettività storica. Complimenti!

  8. I soliti falsari di sx vivono di menzogne e ipocrisie….solo gli ingenui possono ancora credere alle cazzate di questi personaggi ignoranti e senza pudore

  9. Il verme Pansa,ora starà coi suoi congeneri vermi che,pur provando essi stessi repulsione per il vermone Pansa,staranno banchettando sulla sua carogna

  10. Prima che Pansa pubblicasse il suo primo libro sulla resistenza (il sangue dei vinti) mio padre (bassa ferrarese, vicino a BO) mi aveva già raccontato di tante storie, Pansa ha solamente tolto il coperchio messo a forza dal PCI! REPUBBLICA VALE MENO DELLA CARTA SCOTTEX! 10 PIANI DI FALSITÀ! GLI ANNI PASSANO MA I COMPAGNI, A DISPETTO DEL NOME, SONO SEMPRE UGUALI!

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