Roma, 8 gen – La riapertura delle scuole, da diritto quale dovrebbe essere, sembra essere sempre più un sogno proibito. Non bastavano i presidi illuminati che in nome di non si sa bene quale numero di acerrimi positivi da abbattere aveva chiesto al governo di rimanere in dad fino al 24 gennaio, ci si doveva mettere anche sua maestà il lockdown fatto governatore, ovvero il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca. Oltre a regole senza nessuna possibilità di scampo per vivere una scuola non diciamo eccellente ma per lo meno “normale”.

Riapertura delle scuole, anche De Luca dice no

Non poteva mancare De Luca, all’elenco di presidi, associazioni locali, ovviamente medici, sindacati che si sono schierati contro i diritti degli alunni. Tutto entre il governo stranamente tiene una linea finalmente condivisibile, quella del “tutti in classe” dal 10 gennaio ribadita dal ministro Patrizio Bianchi, come rende noto anche l’Ansa. Comunque, il presidente della Regione Campania ha ufficiamente “annunciato la non riapertura delle scuole. E la ragione non potrebbe essere più “ovvia”, in questo mondo parallelo che è nato come d’incubo quasi due anni fa: “Non ci sono le condizioni minime di sicurezza”. E non solo: nel testo dell’ordinanza non ancora pubblicata si legge di una chiusura con decorrenza dalla pubblicazione fino al 29 gennaio. L’unica cosa garantita dovrebbe essere l’attività in presenza per inclusione disabili.

Palazzo Chigi, però, a chiacchiere non sta con De Luca. O almeno così pare al momento: “Nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza”. Ma tale programmazione “non è sicuramente quella delle Regioni”, sostiene assessore alla Salute dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini.Tutto preoccupati per il numero crescente di positivi asintomatici, come sempre. E non a caso, pure i presidenti del Veneto e della Sicilia, Luca Zaia e Nello Musumeci, hanno scritto al presidente Draghi per “rappresentare la gravità della situazione delle ultime ore”.

Perché anche se si torna a scuola durerà poco

La cosa che si evince da tutte queste polemiche è che si tratti di un mare di chiacchiere inutili. La scuola, nella sostanza, non riaprirà. Ma pure dando spago a questa fantomatica “riapertura” annunciata, con queste regole si tornerebbe nel circolo vizioso in pochissimo tempo. Il 5 gennaio infatti il governo ha introdotto nuove regole per le quarantene: la materna rischia lo stop di 10 giorni con un positivo in classe, per le medie invece hanno deciso di complicarsi la vita con un assurdo sistema di tre passaggi (un caso, l’autosorveglianza, due casi si divide la classe in benedetti e non unti, tre casi tutta la classe resta a casa).

Non occorre un genio per rendersi conto che nel giro di un paio di settimane si potrebbe tornare a casa in massa. D’altronde c’è chi si butta in questa previsione più scontata dell’acqua calda, come Tuttoscuola, che stima quantom tra dieci giorni “circa 200 mila classi (più di una su due sulle 296 mila statali), rischiano di dover interrompere la didattica in presenza”. Ma fa ancora più ridere la Fondazione Gimbe, che dichiara: “evidente che con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere gli alunni nelle classi”. E se ce ne fregassimo, di questa “circolazione virale”, dal momento che specialmente ai ragazzi non fa nulla e il resto della popolazione è tutta vaccinata, cara Fondazione? Domande che resteranno inascoltate.

Stelio Fergola

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