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Roma, 9 mag – Una petizione in ritardo di 40 anni. Sembra uscita dagli anni ’70, infatti, la lettera fatta girare da un gruppo di psicanalisti contro un evento di Marcello Veneziani. È lo scrittore stesso a raccontarlo, in un articolo uscito ieri sul Tempo. Questi i fatti: Veneziani è stato invitato a presentare a metà giugno il suo libro Alla luce del Mito a Siracusa. Nell’ambito del medesimo evento culturale si teneva però un seminario nazionale di psicanalisti del Cipa, Centro italiano di psicologia analitica.



L’accostamento non piace agli studiosi, che si indignano con la presente motivazione: “Marcello Veneziani è un ideologo dell’estrema destra, influenzato dal pensiero di Julius Evola, interprete di una retorica dogmatica che si colloca agli antipodi della ricerca scientifica in psicologia analitica… Consideriamo la sua partecipazione una pubblicità controproducente per la nostra disciplina e per la credibilità del progetto culturale che abbiamo in comune”. Poche frasi in cui quasi ogni sillaba appare discutibile: da Veneziani “ideologo dell’estrema destra” (quando tutti conoscono la sua vicinanza, pur autonoma, alla destra istituzionale, oltre che il suo passato impegno in ruoli istituzionali di prestigio, per esempio come membro del Cda Rai) fino all’appiattimento del suo pensiero sul solo riferimento evoliano (quando l’unica sua monografia sull’autore tradizionalista, su decine di saggi pubblicati, risale a molti anni fa, essendo peraltro tratta dalla sua… tesi di laurea). La stessa idea che Evola sia comunque infrequentabile per gli psicanalisti è una panzana storica: basti pensare a Emilio Servadio, che con Evola collaborò nel Gruppo di Ur e poi alla Torre, o a Claudio Risé, che ha curato l’introduzione all’ultima edizione di Rivolta contro il mondo moderno. Che poi possa non piacere, così come del resto Evola stesso non apprezzava la psicanalisi, sia freudiana che junghiana, è un altro conto. Ma la paura di esserne addirittura contaminati tramite un contatto di seconda o terza mano sembra provenire davvero dalle petizioni feroci e fanatiche dell’intellighenzia ideologizzata degli anni ’70.

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Al delirio censorio si sottraggono in pochi. Renato Cattaneo fa notare che si tratta di un “riflesso pavloviano dell’intellettuale di sinistra che appena sente parlare di Julius Evola mette mano alla pist… no alla penna intinta di veleno (buonista: a me il più indigesto)”. E aggiunge: “Veneziani, che conosco e leggo da anni, verso cui non ho particolare affezione, non è un ideologo dell’estrema destra. Se volete firmare, firmate pure, ma firmate consapevoli. Mi pregio di aver letto vari suoi libri, tra cui anche la sua tesi di laurea proprio sul pensiero di Evola”. Spicca anche il dissenso del filosofo Umberto Galimberti che scrive: “Marcello Veneziani, per me, è un pensatore di destra molto serio e intelligente. Ho letto da sempre i suoi libri, compreso l’ultimo, Alla luce del mito che ho trovato a tal punto interessante da citarlo nella mia rubrica del sabato ‘D. La Repubblica delle donne’. Mi spiace che da parte della società analitica a cui appartengo abbia subito un simile rifiuto”. L’antifascismo si presenta ancora una volta sotto la forma di psicopatologia. Ci vuole solo qualcuno che psicanalizzi gli psicanalisti antifascisti.

Adriano Scianca

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