Roma, 4 mag – Donald Trump è ancora un fattore per la politica americana ed più che determinante per l’elettorato repubblicano. Questo è quanto emerge dalle primarie che si sono tenute in Ohio, dove hanno vinto i candidati appoggiati appoggiati proprio dal tycoon contro quelli voluti dall’establishment repubblicano. Un importante segnale di forza per chi voleva The Donald già morto e sepolto.

Miller e Vance, chi sono i candidati trumpiani

I due candidati che sfideranno a novembre i democratici alle elezioni di metà mandato sono Max Miller, per la Camera dei rappresentanti, e J. D. Vance per il Senato. Miller è un vecchio collaboratore di Trump ed è stato suo consigliere alla Casa Bianca.

Più movimentata la storia di Vance, finanziere e scrittore trentasettenne, che nel 2016 non era certo un estimatore di The Donald, tanto da definirlo «un cancro». Posizione che ha riveduto nel tempo avvicinandosi sempre più all’ex Presidente degli Stati Uniti e incoronandolo come «la nostra migliore carta da giocare in una partita molto difficile». Un ravvedimento più che mai decisivo. Infatti, agli inizi di marzo Vance era dato in difficoltà, lontano dai suoi sfidanti Josh Mandel e Mike Gibbons. A cambiare le carte in tavola è stato l’appoggio di Trump che Vance ha incassato il 15 aprile, cominciando quella rimonta che lo ha poi portato al successo.

La «battaglia per l’anima» dei repubblicani

Quella di Vance è una sfida nella sfida. Alle elezioni di metà mandato di novembre se la dovrà vedere con il candidato democratico Tim Ryan. La posta in gioco è il seggio del repubblicano Rob Portman, uno degli snodi chiave per il controllo del Senato. La competizione con il “nemico esterno” non è però la sola cosa che conta. Per Vance, quello delle primarie era un «battaglia per l’anima» dei repubblicani, ovvero se il GOP si debba accontentare di essere un partito ancorato all’establishment e ad un conservatorismo senza troppe pretese, o se invece ambisca a rappresentare un’alternativa più radicale.

Michele Iozzino

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