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Roma, 30 apr – Dopo l’oblio, gli applausi spettrali, le minimizzazioni, le omissioni, le giustificazioni, le ostruzioni, è arrivato il tempo dell’oltraggio. Stiamo parlando delle commemorazioni in onore di Sergio Ramelli, il militante 19enne del Fronte della Gioventù proditoriamente assassinato a colpi di chiave inglese da Avanguardia Operaia a Milano nel 1975. Mai come quest’anno, forse, si è assistito a un comportamento vergognoso da parte di istituzioni, media e antifascisti militanti. Si è partiti dalle menzogne di Repubblica, si è passati per il divieto al corteo in sua memoria e per l’imbrattamento della scritta in suo onore, per giungere poi alle manganellate elargite ai manifestanti che volevano ricordarlo. E, infine, è arrivato anche l’insulto dell’ineffabile Gad Lerner, cioè la perfetta incarnazione di quell’antifascismo chic che non sa che cosa sia l’onestà intellettuale.

L’insulto di Gad Lerner

Il noto giornalista di sinistra, infatti, è riuscito a superarsi con un tweet disarmante. L’inizio del post sembra un invito alla pacificazione, ma l’apparenza è ingannevole: «Imbrattare la lapide di Sergio Ramelli – scrive Lerner – è stato un gesto spregevole. La memoria della sua morte ingiusta merita rispetto». Ma le righe che seguono danno un altro senso a questo singolare disclaimer: «Non forniamo alibi ai fascisti che, protetti dalla Lega di Salvini, infestano di nuovo l’Italia con azioni violente, razzismo e culto dell’uomo forte». In pratica, volendo tradurre il pensiero di Gad, lo sfregio della targa commemorativa di Ramelli non è sbagliato in sé, ma solo in quanto offre il destro ai «fascisti protetti dalla Lega» per fare le vittime. Chapeau.


Elena Sempione

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