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Roma, 5 lug – «I populisti hanno vinto con le fake news, saranno sconfitti dalla realtà». Così si conclude una delirante lettera inviata da Matteo Renzi alla redazione di Repubblica. Fa quasi tenerezza leggere queste righe del «rottamatore rottamato», il boy scout che volle essere re e si ritrovò garzone: un misto acidulo di impotenza politica, pochezza culturale e retorica globalista prêt-à-porter. Parla di fake news, il povero Renzi. Bene, sentite questa: «L’Italia è terra di migranti. Il mito di Roma nasce da un migrante, l’Impero è storia di inclusione, il Rinascimento è figlio della curiosità. L’Italia è aperta da secoli. E i nostri nonni soffrivano chiudendo la valigia di cartone con lo spago mentre lasciavano il Veneto o la Calabria. Chi nega questa storia è un ignorante che tradisce i valori del Paese». Si tratta, manco a dirlo, di una serie di dabbenaggini da plotone di esecuzione. Di fake news, insomma. Vediamo perché.

Enea non era un «migrante»

Quando l’ex segretario del Pd afferma che «il mito di Roma nasce da un migrante», si riferisce senz’altro a Enea, il principe troiano la cui stirpe genererà i gemelli divini Romolo e Remo. Peccato che il figlio di Anchise e Venere non abbia nulla a che spartire con i giovanotti della Sea Watch o con simili «migranti». Tanto per cominciare, Enea non scappava da nessuna guerra, anzi a Troia l’aveva combattuta (e persa) e veniva ora a combatterne un’altra in Italia con le sue arma. Tra l’altro, l’Italia era pur sempre la patria primigenia di Dardano, capostipite dei Troiani, e mèta indicatagli dagli dèi (per questo era fato profugus, colui che «per destino ai liti d’Italia e di Lavinio errando venne»). Per Enea, dunque, si trattava di un ritorno all’antica terra madre della sua stirpe, una terra da riconquistare con le armi. Tutto il contrario, insomma, dei «migranti» parcheggiati oggi nei centri di accoglienza, i cui antenati non hanno mai lambito le frontiere della Penisola. Enea non si inventava traumi o persecuzioni per essere «accolto», non cercava un «futuro migliore». Enea combatteva per riconquistare la sua terra, per garantire a sé e alla sua schiatta la sovranità sull’Italia. Enea, se proprio vogliamo forzare la mano, era un sovranista. Altro che «migrante».

L’Impero romano non era un luna park  

Sempre secondo la fantasiosa ricostruzione di Renzi, «l’Impero è storia di inclusione». Ecco un’altra delle leggende sull’impero dei Cesari che tanto piace ai talebani dell’accoglienza. C’è solo un piccolo problema: parlare di confini perforabili in merito alla cultura romana è letteralmente ridicolo, se pensiamo al fatto che Roma fu fondata sull’uccisione di chi aveva cercato di violarne i confini (Remo), che gli stranieri venivano accolti al limes da uomini armati – e non certo da cartelli recitanti «refugees welcome» – e che a Roma veniva venerato addirittura un dio specificamente deputato alla protezione dei confini, il dio Terminus. In secondo luogo, a Roma non è mai esistito lo ius soli (che per Renzi è fondamentale): al contrario vigeva il più rigido ius sanguinis a carattere patrilineare (persino il figlio di una donna romana acquisiva la cittadinanza del padre straniero, non quella della madre). Perlomeno fino alla famosa Constitutio Antoniniana del 212 d.C., che estese scriteriatamente la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero. Ma la legge di Caracalla pare comunque fosse dovuta più a questioni fiscali che non «morali». E, infatti, non portò a nulla di buono.

Infine, c’è da scommettere che gente tipo Vercingetorige, Calgaco e Arminio non si sarebbe trovata molto d’accordo con l’interpretazione di Renzi. Anche perché, malgrado certe raffigurazioni irenistiche che se ne sono fatte, l’obiettivo dell’impero di Roma rimase sempre quello indicato da Virgilio: parcere subiectis e imponere morem, ossia perdonare i sottomessi e imporre un ordine, o meglio una cultura, uno stile di vita. Fondare un impero, infatti, non è mai stato come andare a un pranzo di gala. Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant, «hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace», disse Calgaco. Che, a quanto pare, non gradì più di tanto il modello dell’accoglienza offerto dai Romani e decantato da Renzi.

Renzi e l’emigrazione

Per concludere in bellezza, il boy scout della Leopolda rispolvera un evergreen della retorica immigrazionista, quello degli italiani come «migranti». È vero, l’emigrazione dei nostri connazionali è sempre stata – e continua a essere, anche a causa delle politiche scriteriate del governo Renzi – una delle più grandi piaghe che affliggono la nostra nazione. Ma il punto è proprio questo: se l’Italia è storicamente una terra da cui i suoi figli emigrano, per mancanza di spazio e di lavoro, come diavolo potrebbe offrire spazio e lavoro a masse ingenti di stranieri? L’Italia, infatti, è purtroppo terra di emigranti, non di immigrati. Insomma, qui abbiamo a che fare con la classica supercazzola a cui ormai non crede più nessuno. Eccetto Renzi, a quanto pare.

Valerio Benedetti  

5 Commenti

  1. Renzi Bilderberg è pagato per dire certe cose o comunque costretto, per mantenere un certo potere. I sionisti del NWO scelgono i loro burattini ad hoc.

  2. Io l’ho sempre chiamato, lo ” Stronzetto di Rignano ” perché lui non è fiorentino, ma il classico bifolco della periferia contadina ,(Rignano sull’Arno), che, una volta rivestito, pensa di essere un cittadino. Basta sentirlo parlare, con un accento toscano ridondante, un classico degli zappaterra, usando terminologie non derivate dall’italiano arcaico, ma dal linguaggio mutuato dagli ignoranti di periferia, come il termine ” sgamare ” che sarebbe l’italico smascherare, che gli ho sentito più volte utilizzare. Non sono fiorentino, ma vi ho vissuto abbastanza a lungo da sapere a quale categoria quest’imbelle appartiene, quali locali frequentava e, come dicevo sempre a un mio amico, stai pur sicuro che se questo fosse nato in Veneto sarebbe stato della Lega, se in Lombardia di Forza Italia. Ricordiamoci che la follia migratoria, accompagnata dalla retorica Marxista dei ” flussi inarrestabili ed ineluttabili “, è iniziata in coincidenza con la sua presa del potere, sicuramente Letta avrebbe fatto lo stesso, ma comunque, è lui che ha istituzionalizzato la questione. Io non dimentico che uno dei primi atti della sua amante, (la Boschi), fu quello di andare a raccattare un centinaio di babbuini in Congo, perché, le famiglie italiane, che avevano fatto domanda di adozione, dovevano essere ammorbate dal sangue africano. I nodi stanno venendo al pettine, l’uomo che aveva solo 30.000 Euro in Banca, si è comprato un villa da 1.300.000, il padre e la madre sono sotto inchiesta per frode fiscale, e lui ha diversi procedimenti penali ancora in corso; la storia ci darà ragione e lui sarà ricordato per ciò che è stato, un traditore dell’Italia!

  3. Ma che squole ha frequentato ? Pare la summa di Lucignolo e Pinocchio ….
    Ciccio (ha messo 15/20 kg , il potere logora chi non lo ha +)
    Confonde miti e personaggi storici !
    Leonida era RE di Sparta ,
    Amleto è di fantasia ….
    Studia !
    ROMA è stata fondata dai Latini , i 7 RE sono solo nomi a c…. , tipo Arru’ ….. azz… non lo sapevi ?
    Ma che immigrati ? erano autoctoni .., magari si chiamavano Romole’ , Esticazzi , Taccitua ….

  4. Si come no.
    Magari i rimani erano di provenienza mongola e africana secondo certe scuole di pensiero ove gli oppiacei abbondano.
    Queste sono prove tecniche di manipolazione da parte di gente senza scrupoli che poi pubblica anche libri di storia ed antropologia accuratamente manipolati in cui i Sardi passano per genti di origine nordafricana e i Siciliani un miscuglio di razze a prevalenza semita.
    Menzogne e spero che un giorno paghino perchè hanno solo provato ad atomizzare e dissolvere lo spirito dei popoli.

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