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bigBologna, 19 giu – All’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna è stata sperimentata, per la prima volta in Italia, una nuova tecnica chirurgica che prevede l’utilizzo di protesi stampate in 3D.



Questi nuovi impianti sono stati utilizzati su cinque pazienti – età media 25 anni – affetti da una grave forma di tumore alle ossa del bacino o caratterizzati dal fallimento della protesi precedente con grave rischio di non poter più camminare.

La tecnica, nuova nel nostro Paese, si basa sulla progettazione “ad personam” della protesi tramite dati ricavati da Tac e risonanza magnetica, a partire dai quali viene costruito un modello del bacino per individuare l’esatta locazione dell’area su cui sarà svolto l’intervento, che è differente da paziente a paziente a causa della diversa anatomia e dell’estensione della malattia. Successivamente la stampante in 3D provvede a stampare la parte di osso malato che sarà poi sostituito come in un gioco ad incastro.

Il materiale che costituisce la protesi stampata è titanio trabecolare, ovvero riproducente la struttura spugnosa delle nostre ossa. Sino ad oggi si tratta del materiale migliore per questo tipo di interventi unita alla tecnologia che prevede l’utilizzo del PEKK (Poli-Etere-Ketone-Ketone) un polimero ad alte prestazioni biocompatibile utilizzato per impianti spinali o facciali. Chiaramente ci sono altre soluzioni come quelle di “ritagliare” porzioni di osso sano dal paziente e riposizionarlo ove necessita, ma non è sempre possibile e sino ad ora l’utilizzo di materiali non organici – metalli ceramiche e plastica – è stato provato e testato con successo, tanto che un intervento di sostituzione della mandibola effettuato nel 2012 negli Stati Uniti ha fatto da apripista al trattamento mondiale di certe patologie ossee in tutto il mondo.

“Il grande vantaggio per il paziente – spiega il chirurgo ortopedico Davide Donati, direttore dell’Oncologia Ortopedica del Rizzoli, che ha eseguito gli interventi con il suo staff – è la ricostruzione nel modo più appropriato possibile dal punto di vista anatomico dei rapporti tra il suo femore e il suo bacino, che significa la possibilità di una deambulazione corretta dopo l’intervento.”

L’acquisizione della piattaforma di stampaggio, del valore di oltre due milioni di euro, è stata resa possibile grazie a un finanziamento congiunto del Ministero della Salute e della Regione Emilia-Romagna, a testimonianza, ancora una volta, che i giusti investimenti nel campo delle nuove tecnologie e della ricerca portano a livelli di eccellenza anche nell’ambiente, spesso ingiustamente criticato, della sanità pubblica.

Paolo Mauri



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