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Sinistra al caviale: le ricche e multietniche metropoli europee roccaforti dei progressisti

by Andrea Grieco
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Roma, 10 giu – Queste elezioni europee hanno mostrato a tutti la cocente sconfitta della sinistra progressista e il trionfo, soprattutto in Francia con la vittoria del Rassemblement National di Le Pen e Bardella e in Italia con il consolidamento del premier Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, della destra nelle molte sue accezioni. Lo “spostamento a destra” dell’Europa già annunciato dai media mainstream, più che una reale destabilizzazione della maggioranza nel parlamento di Strasburgo, porta con sé un malcontento verso tutte quelle politiche incentrate sui deliri green e arcobaleno con le quali ci ha invaso l’Ue negli ultimi anni. Anche il tema dell’immigrazione, molto sentito anche tra i giovani, ha contribuito alla vittoria di questi schieramenti. Ciò che emerge è come il centrosinistra e la sinistra radicale abbiano mantenuto nelle grandi e ricche metropoli europee le loro roccaforti.

La sinistra vince solo nelle grandi città

Contrariamente alla tendenza continentale che vede un netto aumento dei consensi verso tutte quelle forze considerate, a torto o ragione, di destra o estrema destra, i partiti progressisti resistono solamente nelle grandi e ricche città dell’Europa occidentale. In Italia, spicca l’esempio di Milano, dove il Partito democratico di Elly Schlein è stato il partito più votato dell’intera area metropolitana, raggiungendo nella sola città meneghina il 31,38%. Nel complesso, escluse Roma e Palermo, tutte le grandi città della penisola si confermano a trazione dem, addirittura con casi dove Avs ha raggiunta una forbice tra il 10% e il 12% (Torino, Bologna e Milano). In Francia invece Renaissance, il partito del presidente francese Macron risulta il più votato solamente nella capitale Parigi. Discorso simile per la Germania, dove l’ascesa di AfD non ha intaccato nell’area metropolitana di Berlino.

Nessuna presa con la realtà

Il dato è che la narrazione della sinistra, incentrata sempre di più sul green, deliri woke e immigrazionisti, non rappresenta la situazione che sono costretti ad affrontare oggi i popoli europei. Il consenso a questi partiti rimane solamente tra i “radical chic” delle metropoli “creolizzate”, ovvero i luoghi dove si mostra in tutta la sua tragicità il dramma della sostituzione etnica e della morte dell’Europa. Complessi urbani che si vorrebbero pieni di auto elettriche, attività eco-sostenibili e melting pot multirazziali arcobaleno come decantato dalle peggiori follie progressiste. Una realtà che, si spera, non abbia più ragione di esistere.

Andrea Grieco

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