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Roma, 8 lug – Il popolo italiano ha molti difetti. Ma un pregio di sicuro ce l’ha: mal sopporta le prepotenze e detesta essere preso per i fondelli. La vicenda Sea Watch, del resto, è stata percepita dalla maggioranza degli italiani per quello che esattamente è: una dimostrazione di arroganza da parte della sinistra e una sfida diretta alla sovranità territoriale e giuridica della Repubblica italiana. È per tutti questi motivi che i sondaggi confermano una previsione che, già due settimane fa, era quotata praticamente a zero: la condotta scriteriata e prepotente delle Ong non avrebbe fatto altro che accrescere i consensi dei partiti cosiddetti «sovranisti». E così è stato.

Salvini e Meloni sorridono

Chi ride è soprattutto Matteo Salvini. Malgrado l’evidente smacco subìto, la Lega ha raggiunto il 38% e veleggia ormai verso il 40. Secondi i sondaggi, infatti, il Carroccio ha incrementato i propri consensi di ben 4 punti percentuali a poco più di un mese dalle Europee. Il trend, in realtà, è positivo da diverse settimane: non è stata solo Carola Rackete a favorire il vicepremier leghista. Ma, volendo tradurre in voti il braccio di ferro tra Salvini e la nuova paladina della sinistra, lo «scherzetto» Sea Watch ha fruttato alla Lega l’1%. Stesso discorso per Fratelli d’Italia: il partito della Meloni, che alle Europee aveva raccolto un sorprendente 6,4%, si assesta ora su un lusinghiero 8%. In sostanza, Lega e Fdi valgono oggi, anche senza Berlusconi, il 46%, proiettandosi così verso il raggiungimento della maggioranza assoluta.

Sondaggi amari per M5S e Fi

Chi invece piange è senz’altro il Movimento Cinque Stelle. In un mese non ha recuperato nemmeno un punto percentuale rispetto alle elezioni europee. La truppa di Di Maio, infatti, rimane inchiodata al 17% e di lì non si smuove. In leggera ripresa c’è poi il Pd di Zingaretti, che si attesta ora intorno al 24% (+1,3% rispetto alle Europee).  A perdere numerosi consensi, come c’era da aspettarsi, è tutta la galassia a sinistra del Pd, da +Europa della Bonino (-1,6%) ai Verdi (-0,8%) fino a Sinistra italiana di Fratoianni (-0,3%). In evidente calo anche Forza Italia, che passa dal già preoccupante 8,8% del 26 maggio al 6,5% attuale (-2,3%). La linea europeista e moderata di Berlusconi non ha pagato e continua a non pagare. E così, in un solo mese, l’ex cavaliere ha prima visto il proprio partito scendere sotto la soglia psicologica del 10%, e ora deve assistere addirittura al sorpasso della Meloni. Da leader del centrodestra a zavorra, la carriera politica di Silvio sembra veramente prossima al definitivo tramonto.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Bene ha fatto CPI, in questo contesto, a ritirarsi dalle competizioni elettorali.
    Non è mai capitato, negli ultimi settanta anni, che forze politiche dichiatamente patriottiche arrivino a raggiungere quasi la metà dei voti.
    L ‘ attrazione a votarli è molto forte al momento.
    Comunque forse sarebbe ragionevole e utile partecipare alle elezioni locali anche perché non vi sono soglie per accedere ed è pur sempre un modo per rimanere ed introdursi in istituzioni.

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