Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 24 apr – Devono essere rimasti piuttosto sorpresi i lettori di Repubblica nel leggere questo titolo sul loro giornale di fiducia: Dall’Anatolia alla Britannia: c’è il Dna dei popoli migranti nelle origini di Stonehenge. Il titolo è ambiguo, ma la descrizione su Facebook fuga ogni eventuale dubbio: «Ci sarebbero quindi i turchi, e non i popoli d’Oltremanica, dietro l’opera eretta nel sud dell’Inghilterra». In pratica – è quello che ci sta dicendo Repubblica – Stonehenge sarebbe stata costruita dagli antenati di Erdogan. È appena il caso di dire che si tratta di una bufala colossale, l’ennesima fake news immigrazionista, antiscientifica e – diciamolo – anche abbastanza irritante. Una mastodontica presa per i fondelli, insomma.

Così Repubblica ha presentato su Facebook la sua bufala

Un caso di disinformazione

L’articolo di Repubblica prende le mosse da uno studio condotto da un team di scienziati britannici, che hanno analizzato il Dna di più di 50 scheletri risalenti al mesolitico e al neolitico (un arco temporale che va dall’11.000 al 2.200 a.C. circa), al fine di ricostruire il corredo genetico di coloro che eressero la magnifica opera di Stonehenge. La costruzione del sito – ricordiamolo – è datata tra il 3.100 e il 2.000 a.C. e, secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature, sarebbe opera di popolazioni che giunsero in Britannia dall’Anatolia e dal Mar Egeo, presumibilmente passando dall’Iberia. Ebbene, questo studio è stato rilanciato dalla Bbc e da altri organi di stampa stranieri, per arrivare infine nelle mani di Repubblica. Peccato però che gli antichi agricoltori dell’Anatolia – che si sarebbero poi sovrapposti agli sparuti gruppi di cacciatori-raccoglitori che popolavano la Britannia – non hanno nulla a che vedere, per genotipo e fenotipo, con i turchi moderni.

Leggi anche: Figli d’Europa: studio genetico conferma che greci moderni discendono da quelli antichi

Ignoranza o malafede?

I moderni turchi, infatti, sono frutto dell’incrocio tra le antiche popolazioni neolitiche del Mediterraneo orientale che abitavano in Anatolia e i Göktürk (i cosiddetti «turchi celesti»), i quali provenivano dalle steppe dell’Asia centrale, i quali avrebbero poi islamizzato l’area. Ma qui stiamo parlando di processi etnogenetici che hanno avuto luogo in pieno Medioevo, non certo durante l’età della pietra. In altre parole, i turchi moderni non hanno nulla da spartire con gli agricoltori anatolici del 4.000 a.C. Insomma, Repubblica ha preso una bella cantonata. Si potrebbe pensare a un tipico esempio di abbaglio da dilettante, visto che Claudio Cucciatti, il giovane autore dell’articolo, non si è mai occupato di paleoantropologia o genetica delle popolazioni, come si evince dal suo curriculum. Eppure, la foga ideologica con cui è stata presentata questa notizia potrebbe anche indurci a essere più maliziosi. E a pensare che, magari, i sedicenti debunker del «rotocalco turbomondialista» ci hanno confezionato l’ennesimo, grottesco contrabbando di sottaceti.

Valerio Benedetti

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. L’ho letto quest’articolo, e mi ci sono fatto molte risate. Come giustamente sottolineate, c’è l’ignoranza storica di considerare turchi gli antichi popoli dell’Anatolia, mentre i turchi odierni sono frutto di una devastante invasione allogena medioevale che andò – spesso con brutalità – a occupare terre fin ad allora greche ed europee. Si può pensare dell’ignoranza del giovane redattore ma sarebbe lo smacco per Repubblica sempre prona a tuonare contro l’ignoranza e e l’analfabetismo funzionale altrui. Meglio pensare sinceramente a una torva malafede.
    Ma poi leggendo l’articolo si trova – del tutto involontariamente rispetto al messaggio che si vuole trovare – delle considerazione interessanti “Dallo studio è emerso come la grande maggioranza della popolazione che ha vissuto in Inghilterra nel periodo della costruzione di Stonehenge (collocata tra il 3.100 e il 1.600 a.C., il dibattito è ancora aperto), avesse i caratteri genetici dei contadini dell’Anatolia, protagonisti di una grande migrazione che li portò nell’Europa centrale intorno al 6.000 a.C. risalendo il Danubio. Un corredo genetico simile a quello delle popolazioni della Spagna e del Portogallo, dove gli abitanti dell’Anatolia si erano inseriti già da tempo. Occhi azzurri e carnagione scura fecero dunque spazio a pelle chiara, iridi marroni e capelli neri o castani. ” Quindi questi migranti evoluti che avrebbero portato alla civiltà di Stonehenge avrebbero avuto pelle più bianca dei presunti nativi delle isole Brittanniche. Questi ultimi sarebbero stati secondo Repubblica e i moderni scienzati simili ai negri africani a cominiciare dal fantomatico uomo di Cheddar Man. Bè, questi nativi non ne escono bene da questa descrizione, visto che viene vista come una cultura involuta e rozza incapace di costriure civiltà e che alla fine si lascia sottomere da questi migranti evoluti e di pelle bianca più simile agli europei moderni.
    Non certo un bell’esempio di orgoglio negro e meticcio!

Commenta