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Sudafrica, il flop degli eredi di Mandela: l’Anc crolla come mai nella sua storia

by Alberto Celletti
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presidente Sudafrica

Roma, 3 giu – Su Dagospia si riportano estratti di Repubblica, quindi non certamente una fonte che possa essere descritta come “cattiva fascista razzista” e menate varie. E sono estratti che fotografano una situazione che, in Sudafrica, è davvero imbarazzante per gli eredi di Nelson Mandela e di quel African National Congress che tante santificazioni ha generato negli ambienti progressisti dopo la fine dell’Apartheid nel 1993.

Dal Sudafrica di Mandela a quello presente

Lo chiamano “sogno” quello della Commissione per la riconciliazione e la verità. Quel sogno che ha generato 21mila morti ma che prometteva democrazia e libertà. Il Sudafrica di Mandela ebbe un indubbio merito: quello di passare sopra agli scontri passati e tentare una strada di composizione nazionale. Il Sudafrica del dopo Mandela è stato tutt’altra cosa: non solo per le insopportabile angherie subite dai bianchi, come se fosse accettabile rispondere a un sistema di ghettizzazione con un altro di altrettanta ghettizzazione, esasperato di recente anche da proposte addirittura ignobili formulate da qualche esponente della estrema sinistra locale.

Ma anche perché il Paese negli ultimi trent’anni è letteralmente colato a picco, come si dice in gergo. In particolare, gli ultimi dieci anni sono stati drammatici. E così l’Anc, per la prima volta nella sua storia, paga con un crollo elettorale senza precedenti.

Un flop registrato anche alle elezioni

Così l’African National Congress paga la sua politica. Il partito del fu Mandela non potrà governare da solo, come aveva sempre fatto fino ad oggi, perché non c’è la fiducia assoluta precedente. Le percentuali sono ovviamente ancora altissime, ma basse per gli standard passati: il movimento è crollato al 40%. I dati degli elettori spiegano molto di questo crollo: 42,5% dei 28 milioni di iscritti al voto ha meno di 40 anni. Nel Sudafrica attuale un terzo degli abitanti non ha un lavoro e il 44% di chi ha  15 e 34 anni non lavora, e non solo: non studia neanche, né frequenta corsi di formazione di qualsiasi tipo.

Differenze gigantesche tra ricchi e poveri, problemi di acqua potabile, epidemie come quella di colera dello scorso anno che, vicino alla capitale Pretoria, ha ucciso decine di persone.  Per non parlare degli stupri, dei rapimenti, della droga e del traffico di esseri umani di cui il Sudafrica sembra essere una triste “patria coltivatrice”. Perfino l’illuminazione, sia pubblica che privata, è in enorme difficoltà: ogni giorno si arriva anche ad  11 ore di blakout perché non si produce sufficiente energia eletrica.

Ora, i 400 nuovi deputati dovranno eleggre il prossimo presidente.  Cyril Ramaphosa, leader dell’Anc, dovrà accordarsi per trovare una quadra.Nella fattispecie col secondo partito,  l’Alleanza Democratica di John Steenhuisen, che ha raccolto il 21,8% dei voti. Sttenhuisen, per ironia della sotre un bianco della risicatissima minoranza boera che abita il Sudafrica, è a capo di una coalizione con un’immagine pubblica, per l’appunto,  “troppo bianca”.

Alberto Celletti

 

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