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Roma, 1 giu – Il nome più atteso del nuovo governo era quello del ministro dell’Economia. Il premier Giuseppe Conte ha scelto Giovanni Tria, che sostituisce così la scelta di Paolo Savona invisa al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un nome diverso, anche se di diverso da Paolo Savona non sembra avere molto.
Fermo restando che l’uscita dall’Euro non è in agenda Tria è su posizioni simili a quelle di Savona. Da quando il suo nome è cominciato a circolare è stato rispolverato un articolo che il nuovo ministro Tria ha scritto alcuni giorni fa per il sito di informazione formiche.net, nel quale elogia le posizioni di Savona. Già il titolo del pezzo diceva molto: “Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania“. Già da subito Tria esordisce con la seguente frase: “La Malfa e Savona sostanzialmente rispondono che il governo italiano dovrebbe reagire sostenendo che è la Germania che dovrebbe uscire dall’euro, perché il suo surplus della bilancia commerciale non è compatibile con il regime di cambi fissi che vige nell’eurozona, o perlomeno accettare un passaggio ad un regime di cambi fissi aggiustabili”. Lui si dice in pieno accordo con tale analisi, ne spiega i motivi e chiude il suo intervento affermando: “Forse è ora di abbandonare molti tabù che hanno impedito, come rilevano La Malfa e Savona, almeno di analizzare i problemi e prepararsi a soluzioni alternative”.
Durante il suo mandato sarà alle prese con i temi caldi dell’accordo di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle. Uno di questi la Flat Tax. Secondo Tria tale provvedimento porterebbe effetti benefici sulla crescita e quindi generare quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare almeno in parte anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote. Ma per arrivare alla Flat Tax si potrebbe prendere in considerazione anche l’aumento dell’Iva.
L’eurocritico Giovanni Tria compirà 70 anni il prossimo 28 novembre. Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza nel 1971, è stato presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Oggi è professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata ed è il preside della facoltà di Economia. Fra il 1999 e il 2002 (governo Berlusconi) è stato consulente del Ministero degli Esteri, mentre nel 2004 è divenuto membro del Comitato per il federalismo fiscale del Ministero dell’Economia. Ai tempi di Renato Brunetta come ministro della Pubblica Amministrazione ha collaborato con lui per la riforma. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Magna Carta, ispirata al liberalismo conservatore di stampo anglosassone, e scrive sul quotidiano Il Foglio. Nel suo curriculum figurano anche attività di consulenza per la Banca Mondiale.
Anna Pedri

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